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ARTICOLI PRINCIPALI SU TERRORISMO E RADICALIZZAZIONE
L'Italia (che non è la Danimarca) parte con la prevenzione soft del terrorismo 27 Novembre 2015
Di fronte la strage di Parigi: The soft (power) is the hardest 15 Novembre 2015
Torino prima città con una piano di prevenzione della radicalizzazione violenta? 28 luglio 2015
Dei diversi approcci di prevenzioni del terrorismo 28 giugno 2015
Softpower, deradicalizzazione e contronarrative nella prevenzione del terrorismo 16 gennaio 2015
Softpower nella prevenzione del terrorismo: il divario europeo 17 ottobre 2014
Il processo di radicalizzazione violenta del movimento No Tav 25 aprile 2014
Dopo il caso Delnievo, la prevenzione verso il rientro dei combattenti in Siria 26 giugno 2013


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politica estera
Raccomandazione e buone pratiche nel contrasto all'estremismo violento
26 settembre 2016
Ottimo lavoro transcontinentale USA-EU sugli approcci corretti nell'attività di contrasto all'estremismo violento nell'ottica della società civile e della costruzione di comunità resilienti.

Civic Approaches to Confronting Violent Extremism - Digital Release by Luca Guglielminetti on Scribd

politica estera
Malintesi linguistici intorno alla radicalizzazione violenta e all’Islam radicale.
21 settembre 2016
Ricordo ancora il Presidente del Consiglio Monti, al rientro da Bruxelles, dichiarare che “dobbiamo combattere la radicalizzazione”. L’espressione sul viso non dissimulava il fatto che non avesse molto chiaro quel concetto probabilmente appena sentito in un incontro con la Commissione Europea.
Cosa si erano inventati gli 'eurocrati' questa volta?
Non avendo potere in materia di sicurezza, la Commissione, attraverso il  “Programma di Stoccolma” per il periodo 2010-2014 e la “EU Strategy on Radicalisation’” (adottata nel 2005, e rivista nel 2008 e 2014), ha provato a valorizzare a livello Europeo quelle politiche e programmi di prevenzione del terrorismo, attivati in alcuni paesi nordici (Regno Unito, Olanda, Germania, Svezia e Danimarca), che cercano di incidere sulle radici del fenomeno. Su quello che la recente letteratura scientifica post 11/9/2001 ha descritto come processo di radicalizzazione violenta che investe i giovani che si fanno reclutare o che si auto-reclutano in gruppi estremisti che praticano la violenza.

Da notare subito che  tale approccio non si è mai rivolto al solo terrorismo di matrice islamista, anzi le prime e più interessanti esperienza  europee erano rivolte ai gruppi giovanili neonazisti, come avvenuto in Svezia a Germania. Gli studi hanno riguardato anche fenomeni come quelli del nostro passato per le Brigate Rosse. La radicalizzazione violenta è  un processo psico-sociale che viene osservato o sul quale si interviene  al di là dell’ideologia violenta con cui si sposa (la “giusta causa” per cui uccidere e/o farsi uccidere) e gli interventi educativi, sociali e psicologici che si attuano per prevenirla sono frutto di attività locale, di resiliente  e multidisciplinare collaborazione tra amministrazioni e società civile.
Avendo però negli ultimi anni dominato la scena del terrorismo, l’IS, o ISIS o Daesh, e avendo la politica e i media, per pigrizia o imperizia, abbandonato od omesso l’aggettivazione “violenta”, la radicalizzazione si è trovata ben presto linguisticamente stravolta nel mare magnum dell’informazione. Con i termini tipo "radicalizzazione jihadista" se non ancor più semplificati di "Islam radicale".
Non stupisce, allora, la requisitoria dell’elzeviro di Roberto Casati comparso sulla terza pagina dell'ultimo numero del supplemento domenicale del Sole24Ore, intitolato “Islam non radicale ma distorto”.

Lì si arriva al paradosso di imputare al termine “Islam radicale” l’origine dell’attività de-radicalizzazione. Nella frase “esistono delle scale di “radicalità” che le forze di polizia usano per misurare la pericolosità dei sospetti e dei sorvegliati speciali”, a proposito delle politiche del governo francese, c’è il culmine del paradosso linguistico nel contesto più inappropriato, quello francese,  per discettare sul termine 'radicale/radicalizzazione'.
La Francia è infatti nota per essere partita tardivamente ad affrontare la radicalizzazione violenta, cioè solo dopo i fatti di Charlie Hebdo; inoltre l’approccio centralistico dello Stato sta inficiando gravemente l’efficacia dei suoi programmi; e l’uso di “radicalizzazione jihadista” nella comunicazione de la Republique alimenta malintesi linguistici fino a rischiare di assumere un carattere discriminatorio e controproducente. (Si veda anche questo precedente post.)

Il senso delle ricerche e delle politiche di prevenzione della radicalizzazione violenta e di de-radicalizzazione si comprendono solo spostando lo sguardo verso i paesi (nordici) che hanno una  cultura della prevenzione del crimine che agisce sui territori nei quali già esistano, o di possano sviluppare, coesione sociale, resilienza, fiducia tra istituzioni (anche della sicurezza) e cittadini tutti.
Compreso questo, anche in Italia, il linguaggio potrebbe diventare allora meno equivoco e controproducente, come giustamente auspica Roberto Casati nell’articolo del Sole24Ore sopra citato.
fotografia
Nice Railway Station
18 settembre 2016



permalink | inviato da hommerevolte il 18/9/2016 alle 8:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
L'Europa islamizzata dell'esoterico Buttafuoco
5 settembre 2016



Che il più simpatico intellettuale della destra italiana si sia convertito all'Islam non deve stupire. Chi ha fatto il percorso opposto, come Magdi Cristiano Allam, si è trovato completamente spiazzato dall'ascesa dell'attuale Papa che è percepito come troppo dialogante con l'Islam anche da molti non credenti di sinistra.
La scelta di Pietrangelo Buttafuoco, ora col nome 'saracino' di Giafar al Siqilli, si inserisce invece in una filone alto della cultura di destra europea: quello esoterico di René Guénon che difende la Tradizione con la t maiuscola. Un sincretismo che prende il ‘meglio’ di tradizione pagana, giudaico-cristiana e islamica contro il nichilismo e l'illuminismo della modernità.
Il risultato è un dotto appello alla destra, solo apparentemente paradossale, in favore dell'islamizzazione dell'Europa, perché solo l'Islam ci può restituire "Dio, Patria e Famiglia".

Detto ciò, la lettura del pamphlet è interessante ed utile per comprendere la "firna" (che Buttafuoco piega al termine estremo di ‘faida’) che sta colpendo il mondo mussulmano e che viene giustamente ricordato essere la prima vittima del terrorismo jihadista.

Qui il capitolo sulla sua conversione pubblicato su Il Foglio
politica estera
Prevenzione senza logica made in UK
2 settembre 2016
Prevention Duty

Il  Counter-Terrorism and Security Act 2015 del Regno Unito stabilisce che specifiche autorità debbano tenere debitamente conto della necessità di prevenire le persone  dall'essere coinvolte nel terrorismo.
Questo atto è diventato noto come il ‘Prevent duty'.

Il Governo ha poi emesso due serie di linee guida per supportare tale dovere. Una si applica a tutte le autorità specificate. L'altra si rivolge in particolare all'interno degli organismi di istruzione superiore.

Nel "Prevenire Duty Guidance per istituti di istruzione superiore in Inghilterra e Galles" nel capito sulla valutazione dei rischi, al punto 19 si legge:

"RHEBs (“Relevant Higher Education Bodies”) will be expected to carry out a risk
assessment for their institution which assesses where and how their students might be at risk of being drawn into terrorism. This includes not just violent extremism but also non-violent extremism, which can create an atmosphere conducive to terrorism and can popularise views which terrorists exploit. Help and support will be available to do this." (*)

Includere non solo l'estremismo violento ma anche l'estremismo non-violento, stupisce assai nel paese che ha fatto studiare da avvocato presso la University College di Londra il Mahatma Gandhi alla fine del XIX secolo.

Nella patria della filosofia analitica come si può affermare che anche un estremismo non-violento può creare un'atmosfera favorevole al terrorismo?

Nel 2013 ad Amsterdam, in occasione di una conferenza europea del progetto "TERRA" (Terrorism and Radicalisation), ricordo sempre un professore inglese che rammentò di usare sempre l'aggettivazione 'violento' al termine 'radicalizzazione', anche perché, chiosò: "Abbiamo bisogno di più studenti con idee radicali!".  Chissà cosa sarà di loro negli anni a venire....

fotografia
Alpeggio ovino
29 agosto 2016



permalink | inviato da hommerevolte il 29/8/2016 alle 21:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica estera
La prevenzione della radicalizzazione utile strumento contro il terrorismo
12 agosto 2016
musica
Jazz duo
4 luglio 2016

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permalink | inviato da hommerevolte il 4/7/2016 alle 16:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica estera
Handbook: Voices of victims of terrorism
20 giugno 2016

This handbook is a compilation of experiences shared during the Radicalisation Awareness Network (RAN) meetings of the Voices of Victims working group (RAN VVT), held from 2012 to 2015. The RAN VVT working group considered how testimonies from victims of terrorism can work as a powerful
narrative in countering violent extremism (CVE).

Handbook: Voices of victims of terrorism by Luca Guglielminetti on Scribd

POLITICA
ISLAM: RADICI, FONDAMENTI E RADICALIZZAZIONI VIOLENTE. Video della manifestazione finale
16 giugno 2016

Dal canale youtube del Consiglio regionale del Piemonte:
Vedi per ulteriori info anche i pos: qui e qui  e sul sito dell'Associazione Leon Battista Alberti
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