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Dall'odio di classe a quello per la casta
25 agosto 2011

Nel bilancio di un anno di presenza dell'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo sul più diffuso e famoso social-network, FaceBook, non ho potuto esimermi dal riportare l'eco delle attuali letture. Il paragrafo intitolato, La "combriccola del Blasco": Senzani, Fenzi e gli altri, nel libro di Gotor, Il Memoriale della Repubblica, è fulminante.




"In questa nostra età voyeuristica, in cui continuamente siamo posti (rifletteva Susan Sontag) «davanti al dolore degli altri», il dolore delle vittime del terrorismo non parla a nessuno, non interessa nessuno, non vende." Scriveva lo storico Sergio Luzzato nel 2006 sul Corsera.

Ne abbiamo conferma qui su FaceBook: meno di 700 persone hanno cliccato il tasto "Mi piace" di questa pagina dopo un anno di vita. Un anno che ha visto, solo per citare gli eventi maggiori:

1) La liberazione di Giovanni Senzani e la richiesta di liberazione condizionale di Prospero Gallinari

2) La sentenza sulla strage di Piazza della Loggia e il rilancio del questione del segreto di Stato

3) Il caso di Cesare Battisti, nella puntata natalizia di Lula/Pilato e poi quella finale estiva della scarcerazione nel giugno scorso

4) Gli attacchi subito dalla nostra Associazione sul convegno sul Petrarca annullato dall' Università di Genova per la presenza, tra gli oratori, dell’ex-terrorista Enrico Fenzi. Cui seguì l'attacco "ideologico" alla memoria di tutte le vittime di Giovanni De Luna con il suo saggio “La repubblica del dolore. Le memorie di un'Italia divisa”.

Meno di 700 cittadini italiani hanno avuto il coraggio di cliccare su "Mi piace": praticamente un nulla in confronto al numero di 'fans' delle pagine sociali dedicate alla casta e all'antipolitica.

Per spiegarci questo fatto occorre semplicemente rammentare la continuità culturale, con ampio seguito di simpatizzanti, appunto, tra l'odio di classe, ieri, e di casta, oggi. “Perché ogni tempo ha le sue parole d’ordine che mutano come la pelle di un serpente” (Per una analisi sulla continuità di linguaggio tra brigatisti di ieri e l’antipolitica da Tangentopoli a oggi, si veda: Miguel Gotor, Il memoriale della Repubblica – Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano, Torino 2011)

La sconfitta delle vittime del terrorismo è - in vero - la vittoria di una subcultura di ieri, rivestita con i panni di oggi: quella che detestava e detesta ancora la prassi democratica.
Un qualunquismo trasversale che occupa tutti gli orizzonti politici delle pance degli italiani (sinistra, centro, destra), le cui bocche sono in grado di inveire contro tutto e tutti, ma le cui mani non sono quasi mai in grado di stringere quelle di una vittima del terrorismo.

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