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C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
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I solidi numi tutelari di Matteo Renzi
13 ottobre 2012
Matteo Renzi Stil novo[Mentre i renzini* di Torino si riuniscono pubblicamente per presentare i primi 100 Comitati, in modo tale da ottenere qualche riga sui media locali,] questa mattina mi accingo ad affrontare la lettura di Stil novo, pamphlet di Matteo Renzi che, utilizzando l’artifizio del “ping pong tra passato e presente”, mixa la storia di Firenze con ciò su cui è intervenuto come sindaco e con quello che vorrebbe fare per l’Italia.

Il libro manca di un indice dei nomi, ma non è gran fatica ricavarlo. La chiave di interpretazione del testo infatti si può determinare facilmente segnandosi i nomi degli uomini di cultura citati. Solo i moderni, al netto dunque di quelli della storia fiorentina, cioè dei vari Dante, Machiavelli, Savonarola, Cellini, etc. che hanno una funzione aneddotico-comparativa. Basta allora trovare i primi due nomi per comprende il sottotitolo: “La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter”.

Pur in un testo dal registro diretto e basso, non siamo di fronte alla declinazione della bellezza di un Celentano, né a quella astrattamente romantica di un Rilke: i primi due nomi che si incontrano sono quelli di Albert Camus e di James Hillman. [Chissà se i vari agit-prop piemontesi, dal consigliere regionale Gariglio al sindaco Catizone, hanno mai letto una riga de L’uomo in rivolta o di Politica della bellezza?]

Difficile non restare positivamente sorpresi: sono i due autori tra i più coltivati dal Caffè Letterario da oltre dieci anni (si veda http://www.kore.it/caffe2/Psiche_Polis.htm). Mentre è più facile ora comprendere la difesa del ‘corpo docenti’ e l’ironia snob della recensione a Stil novo di Claudio Giunta sul supplemento domenicale del Sole24Ore del 12 agosto scorso (http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-08-12/renzi-politica-incultura-082002.shtml?uuid=AbGvpLNG&fromSearch ). I due nomi di Camus e Hillman sono accuratamente evitati in tale recensione, si tratta, infatti, di due delle rimozioni principali dell’intellighenzia italiana nell’ultimo mezzo secolo. Specialmente il primo in relazione alla generazione del ’68: quella oggi al comando del paese. Anche il dubbio che dietro il libro ci sia qualche aiuto, è lecito, ma è irrilevante o meno? Certamente postare su un social network non è come scrivere un libro. Ma come determinare il peso tra il pensiero dell’autore ufficiale e quello del ghost-writer? La risposta la potrà fornire solamente il tempo, con la sua famosa galanteria.

Un aneddoto. Su Hillman, segnalo la sua stessa precisazione in prefazione: “Fu però soltanto nell'ottobre del 1981 che iniziò a prendere forma un'intuizione psicologica più profonda, sotto gli auspici ispiratori di Francesco Donfrancesco, che ha curato questo libro, e di Paola Donfrancesco, che con passione lo ha tradotto. In Palazzo Vecchio, a Firenze, mi fu offerta infatti la possibilità di elaborare abbastanza distesamente quell'intuizione che ha finito per diventare Politica della bellezza”. C’è quindi un curioso legame che lega la Firenze che ispira il pensatore americano che ispira, 30 anni dopo, il sindaco della città.

I due autori sono certamente legati pur nella diversità generazionale e di approccio, ma non mi risulta che nessun saggio accademico li abbia mai finora accostati. E’ stato fatto solo in rete, sul nostro NCL olte un decennio fa, ma per fortuna anche di recente, come riportato dalla giovane blogger Silvia Quaranta (http://silviettapd.wordpress.com/2012/07/11/bellezza-e-rivoluzione-il-mondo-ha-bisogno-di-entrambe/). Che Camus e Hillman si ritovino oggi tra i numi tutelari di Matteo Renzi cerco di leggerlo dunque come un buon presagio [contrariamente ai Comitati locali del PD che lo sostengono]. Il segno indiscutibile che lo iato generazionale, politico e culturale con l'attuale classe dirigente del PD e del paese, oltre ad essere incolmabile, appoggia almeno su solide fondamenta.


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