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Memorie settarie e memorie pubbliche
16 febbraio 2017

Le polemiche per la targa in memoria di Roberto Crescenzio, studente lavoratore bruciato vivo dalle molotov nel bar Angelo Azzurro di via Po a Torino nel 1977, nel corso di un corteo di Lotta Continua, evidenziano come, a distanza di 40 anni, la nostra civiltà sia funestata dalla divisione tra memorie settarie e memorie pubbliche.

Prendiamo tre casi circoscritti a Roma e commemorati periodicamente in modo settario:

1) l'estrema destra ha coltivato la memoria di Mikaeli Mantakas, militante del Fuan "ucciso dall'odio comunista" nel 1978.

2) l'estrema sinistra ha coltivato quella di Roberto Scialabba, militante di Lotta Continua, "ucciso dai fascisti" nel 1978.

3) il Partito Radicale ha coltivato a sua volta la memoria di Giorgiana Masi, uccisa "dalla violenza del regime" nel 1977.

Forse non tutti sanno che da 10 anni tutti e tre i suddetti casi sono istituzionalmente considerati "vittime del terrorismo", esattamente come Roberto Crescenzio. Tutti infatti compaiono nella pubblicazione ufficiale della Presidenza della Repubblica in memora delle vittime del terrorismo nell'Italia Repubblicana.

Ma naturalmente le formazioni di estrema sinistra, destra e i radicali preferiscono continuare a coltivare i loro martiri con gli appellativi partigiani che si sono scelti a sua tempo: del fascismo, dell'odio comunista e del regime.

Anche se tecnicamente alcuni sono casi di "violenza politica", sfugge a molti il criterio per cui tali casi siano stati inclusi nell'ambito del terrorismo dalle istituzioni; cioè quello di sottrarli alle memorie di parte per renderli tutti memoria pubblica condivisa.

Troppo difficile da comprendere ancora per alcuni, soprattutto per chi in quei partiti e movimenti militò in un'età, quella giovanile, cui non si ha il coraggio di dare la giusta connotazione e quindi narrazione.

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