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2 giugno 2018
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Ombre antiche e recenti su Rodotà (e i radicali)
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Antigone, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, è nata alla fine degli anni ottanta nel solco della omonima rivista e fu promossa, tra gli altri, da Stefano Rodotà con Massimo Cacciari e Rossana Rossanda.

Sul suo sito si legge che “Alla elaborazione di Antigone sono riferibili la legge del 1992 sull’incompatibilità tra carcere e Aids e i progetti di legge per il rilancio delle alternative al carcere, la depenalizzazione dei reati minori e del consumo di droghe, l’indulto per gli ex-terroristi, la istituzione del difensore civico dei diritti dei detenuti.

Se non è chiaro perché tra le sue proposte di legge ci sia l’indulto per gli ex terroristi - che ricordiamo hanno già goduto per la maggior parte dei casi di due legge premiali agli inizi degli anni ‘80: quella per i pentiti e quella per i dissociati - si possono fare o un passo avanti nel tempo, o uno indietro.

Facciamoli entrambi.

Quello in avanti è il comunicato stampa redatto in occasione del Caso Battisti di pochi anni fa, quando il Brasile non ha estradato il leader dei PAC, coinvolto e processato per 5 omicidi negli anni di piombo. Quelli di Andrea Campagna, Lino Sabbadin, Antonio Santoro e Pierluigi Torregiani.

Caso Battisti: “Le giuste ragioni del Brasile”.

Dichiarazione di Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone

“Le pene negli anni di piombo erano sproporzionate. L’Italia aveva e ha una legislazione d’emergenza che l’ha resa tristemente famosa anche all’estero. Una pena da scontare a trent’anni dal fatto diventa vendetta. Per tutte queste ragioni condividiamo la decisione di non estradizione assunta dal ministro della giustizia brasiliano e confermata dagli organi di giustizia di quel Paese. Inoltre in Italia esiste per mafiosi e terroristi un regime carcerario duro – il 41 bis – che finanche un giudice californiano D.D Sitgraves ha definito al limite della tortura. (…)”

Quello indietro, ci riporta al 1987, quando Antigone era solo una rivista “contro l’emergenza” nella quale parte dell’intellighenzia di sinistra compiva un capovolgimento della questione carceraria: “non più guerra ai riformisti e alle riforme, ma guerra all’inadeguatezza delle riforme”, scrive l’architetto socialista, Sergio Lenci, che si occupò a lungo di edilizia carceraria e al quale i terroristi spararono perché volevano che le prigioni italiane restassero nelle condizioni peggiori per alimentare la lotta di classe. Così Antigone si rende paladina della teoria secondo cui: “ex terroristi e fiancheggiatori divengono oggi i buoni riformisti e alle vittime del terrorismo (ex benefattori sgraditi di un tempo) si dà il ruolo di oppressori, quel ruolo esercitato dallo Stato che prima si riteneva necessario non modificare per provocare la rivolta.” (da "Colpo alla nuca")

Ora sarebbe interessante sapere dal professor Rodotà, che per la verità non compare nell’organigramma odierno dell’associazione Antigone, quale sia oggi la sua posizione tanto sul caso di Cesare Battisti, e sullo stato ‘emergenziale’ della legislazione italiana di un tempo ed attuale, che sul capovolgimento della questione carceraria di cui parlava Sergio Lenci. Sono infatti questioni politiche sulle quali un papabile Presidente della Repubblica dovrebbe fare chiarezza, almeno la stessa che sui ruoli tra ex terroristi e loro vittime ha fatto l’attuale, e per fortuna riconfermato, Presidente Napolitano.

Qualche domanda analoga andrebbe posta anche ai Radicali e le loro associazioni d’area, che sui temi delle carceri hanno permesso di lavorare a svariati ex terroristi, prolungando il loro professionismo politico: da delinquenti politici con le mani insanguinate a membri della casta che non si sporcano mai le mani con il lavoro vero (per usare il concetto espresso dallo stesso Lenci, presentato nel post precedente).

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