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C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
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politica estera
Reciprocità di estradizioni Italia/Brasile
14 febbraio 2015
Reciprocità di estradizioni Italia/Brasile: caso Pizzolato - caso Battisti. Mia intervista a quotidiano brasiliano Estadao.
politica estera
La diplomazia italiana debole e perdente
22 marzo 2013
La vicenda dei due marò italiani prima trattenuti e adesso ceduti all’India per il processo è stata collegata, dall’ex ministro degli Esteri Gianni De Michelis, all’analogo fallimento nelle trattativa diplomatica con il Brasile per il caso dell’terrorista Cesare Battisti, che il governo carioca non ha estradato in Italia.
La sua tesi è che la geopolitica mondiale è cambiata e che quindi i paesi ‘emergenti’, i famosi BRIK (Brasile, Russia, India e Korea), siano ormai delle potenze che non  ci può permettere di sottovalutare e sottostimare, anche per il peso che esse hanno nell’economia e nei commerci con il nostro paese.

Qui ci permettiamo solo di sottolineare come il peso diplomatico italiano sullo scenario internazionale sia in vero ancor più debole guardando un altro paese: la Nigeria, dove nel giro di un anno due ostaggi italiani sono stati uccisi da un gruppo terrorista di fondamentalisti islamici: Franco Lamolinara, lo scorso marzo, e questo anno, a febbraio, Silvano Trevisan.

Contrariamenti agli ostaggi in altri paesi liberati con successo attraverso gli sforzi delle unità di crisi della Farnesina, la Nigeria sembra un paese impenetrabile per la nostra diplomazia, dove i cittadini italiani che vi lavorano non sono protetti dal rischio terrorismo e sequestro. L’anno scorso un incursione inglese per liberare il gruppo di ostaggio, tra i quali Lamolinara, è finita nel sangue, questo anno l’assassinio dei sei ostaggi, tra i quali Trevisan è stato appurato quasi un mese dopo che era occorso.
Se poi aggiungiamo il continuo perpetuarsi in Nigeria di stragi verso i cristiani e le loro chiese, soprattutto in occasione delle relative festività, risulta ancora più incredibile che la diplomazia Italiana si presenti completamente imbelle.

POLITICA
Il paradosso brasiliano di Battisti colto da G.A. Stella sul Corsera
9 novembre 2011
I primi di settembre segnalavo questo paradosso in merito al caso Battisiti e lo stato carioca: "Battisti, il Brasile e il doppio paradosso" che finiva così:
"Battisti è quindi, ironia della sorte, rifugiato politico di un paese dove il terrorismo di Stato è all'ordine del giorno, anche se non fa notizia."

Ieri qualcuno si è accorto del paradosso, una firma autorevole del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella. Ancora più piacere che lo abbia rilevato, prendendo spunto dal congresso organizzato a Torino la scorsa settimana da Aiviter.
Undicimila uccisi dalla polizia nel Brasile del caso Battisti

politica estera
Etica ed affari: il caso Battisti e Finmeccanica
3 ottobre 2011
Battisti-Finmeccanica, da il FattoQ del 02-10-2011
politica estera
Battisti, il Brasile e il doppio paradosso
9 settembre 2011
Ci sono due Italie. Che non comunicano. Che appartengono a mondi culturali diversi. Che non riescono a fare 1+1. Che quindi non individuano i paradossi più macroscopici.

Capita così che mentre il nuovo eroe dei due mondi, Cesare Battisti, rilascia interviste a raffica per continuare a ripetere il suo ritornello difensivo, nessuno accosti le sue dichiarazioni a quelli che sono i dati forniti sul Brasile dall'Human Rights Council dell'ONU, da Amnesty International, dall'Human Right Watch e dalla Pastorale della Conferenza Episcopale.
Sfugge il nesso?
Il ritornello con il quale l'ex terrorista dei PAC cerca di minare le fondamenta delle sue condanne (nei tre gradi di giudizio) è la presunta tortura subita da coloro che lo accusarono. Questo è il punto chiave dal quale è poi discesa, in dichiarazioni analoghe dei vari 'espatriati' degli anni di piombo, quella legittimità culturale a livello internazionale che individua nell'Italia degli anni '70 un specie di dittatura sudamericana e nei terroristi degli eroi resistenti.
Dov'è il paradosso?
Il paradosso è in verità doppio.
Il primo risiede nel piccolo particolare che il Brasile è l'unico paese dove, finita la dittatura, siano aumentati i casi di tortura.
Il secondo è che Battisti lancia i suoi strali da un paese la cui classe dirigente - Lula e l'attuale Presidente in testa - ha provveduto a liberarlo, facendo prevalere la politica sulla giurisdizione, e al tempo stesso, e per fare solo un esempio, ha provveduto a togliere la scorta al magistrato che indagava su omicidi e torture delle forze dell'ordine. Il risultato dell'ultima opzione è costato caro: lo scorso 13 agosto Patricia Acioli, questo il nome del giudice del Tribunale di Rio, è stata ammazzata con una clamorosa e spettacolare operazione da 12 sicari armati con armi in dotazione alla Stato carioca.

Battisti è quindi, ironia della sorte, rifugiato politico di un paese dove il terrorismo di Stato è all'ordine del giorno, anche se non fa notizia.

POLITICA
Intervista a Radio Capital su Battisti
10 giugno 2011

politica estera
Battisti secondo le vittime
9 giugno 2011
Segnalo quanto scritto sulla liberazione di Cesare Battisti nel comunicato dell'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo: qui



e quanto scritto a gennaio Il caso Battisti tra strumentalizzazioni e storia indicibile



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permalink | inviato da hommerevolte il 9/6/2011 alle 17:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica estera
Intervista a Radio Capital
9 giugno 2011
Guglielminetti: ''Le istituzioni potevano fare di più'' Cesare Battisti, rimane in Brasile, dopo che il tribunale ha ribadito il no alla sua estradizione. Il commento di Luca Guglielminetti, dell'associazione vittime del terrorismo: "Uno schiaffo non solo per i familiari delle vittime ma per tutto il popolo italiano" (Audio Radio Capital)
politica estera
Lula de Silva tra Zapata e Battisti
1 marzo 2010
Il presidente brasiliano Lula de Silva, minimizzando la morte del dissidente cubano Orlando Zapata, deceduto in carcere dopo un prolungato digiuno per protestare contro le torture subite proprio in prigione dal regime castrista, così parla: “Non si possono giudicare un paese o l’operato di un governo in funzione della scelta di un cittadino d’iniziare uno sciopero della fame”.
E se allora giudichiamo lui, e il governo carioca, sulla base del trattamento da loro riservato al pluriomicida italiano Cesare Battisti, fornendogli l’onore del rifugiato politico, come vittime del regime fascista nell’Italia degli anni ’70, che cosa otteniamo?
L’avverarsi di una massima di George Orwell: “Il linguaggio politico è progettato  in modo da far sì che le bugie assomiglino a verità e che l’assassino risulti una persona rispettabile”.

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permalink | inviato da hommerevolte il 1/3/2010 alle 13:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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