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Quei giornalisti contro Carlo Casalegno, 5 anni dopo
18 maggio 2012
QUEI GIORNALISTI CONTRO CASALEGNO

Quando uscì nel 2007 sul Sole24Ore, non ricordo sia seguito nulla di particolare.
Certo è un editoriale che viene spesso citato. Lo ha fatto, per esempio, di recente in un seminario alla LUMSA di Roma il prof. Claudio Siniscalchi, per dare l'idea del clima di complicità politica e morale verso la pratica del terrorismo negli anni '70.
Quello che dovrebbe inquietare la società civile tutta, è il fatto che nei 5 anni che sono seguiti da quella denuncia non mi risulta che nessun collega di Chiaberge abbia risposto all'invito finale di "battere un colpo".
Non lo hanno fatto i suoi colleghi di allora a "La Stampa", e neppure altri, visto che non era diversa la situazione al "Corriere della Sera", che sacrificherà non a caso Walter Tobagi qualche anno dopo, o nel resto della carta stampata, 'indipendente' o meno che fosse.

Ora, delle due l'una. O i giornalisti non sono degli intellettuali, è quindi non hanno alcun dovere di rispondere del loro operato quando non si configuri in termini di reato; oppure, se vogliono tale qualifica, prima di prendere la penna in mano e fare magari la morale a qualche casta, dovrebbero decidersi a mettere in piazza i loro scheletri nell'armadio, come ha fatto Chiaberge.

Non esiste altra via: la pubblica opinione avrebbe tutto il diritto di sapere di quale materiale umano è costituto il sistema dell'informazione nel nostro paese.
A sentire Carlo Casalegno il materiale era assai scadente, ed essendo la nostra una gerontocrazia è probabile che sia sempre lo stesso. A parte le rare eccezioni comuni ad ogni epoca.

Però, diciamolo, scoprire oggi le carriere costruite dalle 'scatologie' di allora sarebbe una grande “conquista democratica”, per usare uno loro slogan di quei tempi.
politica interna
La Stampa organo ufficiale dei neo gramsciani?
17 marzo 2012
Che il giornale che fu di Carlo Casalegno, vicedirettore azionista ucciso dalla Brigate Rosse, oggi - dopo 35 anni - permetta nelle sue pagine culturali la difesa di Gramsci incrociata al killeraggio accademico ("privo di credenziali scientifiche") contro colui i cui studi sulle BR sono tradotti, pubblicati e apprezzati in tutto il mondo anglosassone, è francamente ignobile se non sarà seguito da una qualche replica a breve.

Stiamo parlando di Angelo D'Orsi verso Alessandro Orsini, su La Stampa del 15 Marzo scorso.

La polemica nasce di recente: qui sul sito della Fondazione Nenni il 21 febbraio scorso, il primo scambio polemico tra i due.
Poi quello a seguito dell'articolo di Roberto Saviano su la Repubblica: commentato sul sito di Notizie Radicali e qui Turati: più che Saviano, Orsini

Vadiamo se a quest'ultimo attacco del barone sessantottino, guardiano dell'ortodossia gramsciana in terra subalpina,  troverà nell'accademia torinese qualcuno che risponda sulle stesse  pagine di quel giornale ...che fu di Carlo Casalegno!

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