.
Annunci online

hommerevolte
Blog-Lab di Luca Guglielminetti e del Nuovo Caffé Letterario
Link
Cloud Tags

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Locations of visitors to this page


PROFILO - @Google

INCIPIT
C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
L'uomo in rivolta

Cerca sui miei blog



Nuovo Caffé Letterario

Anche su:


Nuovo Caffé Letterario

Promuovi anche tu la tua Pagina



Pubblicazioni on-line su: ISSUU


Video
Vimeo


politica interna
La casta ieri e oggi, tra sinistra storica e terroristi
21 aprile 2013

“Il ceto politico è diventato una casta senza ricambio e senza rapporti di vissuto personale con la vita di lavoro. Una casta che vive di sogni e di parole, ma che non conosce la vita né la società reali. Una casta di privilegiati per i quali il peso di un lavoro produttivo, di una disoccupazione, di problemi di indigenza non protetta da solide amicizie politiche e legami, favorisce le astrazioni più totali. Astrazioni che in alcune menti di livello (pochissime e per lo più di provenienza dal mondo del lavoro) producono proposte o, quanto meno capacità critiche, ma che nella generalità dei casi non producono nulla e nei casi peggiori producono criminalità: bianca (corruzione) e rossa (sangue).”

Non si tratta di una citazione da Antonio Stella né da qualche grillo o grillino. Il concetto di astrazione non sarebbe alla portata intellettuale di nessuno dei recenti moralizzatori anticasta. Non si tratta neppure di una frase scritta negli ultimi 5 o 10 anni. Siamo in tutt’altro contesto storico e di discorso da quello che si può immaginare. Siano nel 1987, il suo autore è Sergio Lenci, il testo è tratto dalle sue memorie intitolate “Colpo alla nuca”:

Venerdì 2 maggio 1980: siamo nel pieno degli anni di piombo e quattro terroristi di Prima Linea irrompono nello studio di Sergio Lenci, architetto romano specializzato in edilizia carceraria. Gli mettono un cerotto sulla bocca, lo trascinano in bagno, lo spingono sul pavimento tra il water e il lavandino e gli sparano un colpo mortale: una pallottola sola, calibro nove, dritta alla nuca. Ma Lenci miracolosamente sopravvive, con la pallottola per sempre conficcata nella testa e con un grande desiderio: capire il perché del terrorismo e il senso, se esiste, della violenza quale forma di lotta. Le sue memorie registrano il tormento di chi dapprima si chiede "perché io?", poi soltanto "perché?". Ma il terrorismo non dà risposte. Neppure gli incontri in carcere con Giulia Borelli, unica donna del commando, offriranno una giustificazione plausibile al calvario fisico e morale che Lenci è stato condannato a vivere.

Tale memoriale presentato al Premio di Pieve Santo Stafano (Arezzo) dedicato a diari, memorie ed epistolari, fondato da Saverio Tutino, vince l’edizione 1987 e viene pubblicato dagli Editori Riuniti. Poi resta per due decenni un testo difficilmente reperibile e viene riedito da “il Mulino” solo nel 2010. Nel frattempo Lenci è purtroppo morto nel 2001.

Il brano sopra riportato è un inciso che compare come riflessione conclusiva, in una pagina di diario datata 25 aprile 1987, che commenta gli articoli apparsi sul n.1 della rivista MicroMega. Le ragioni della sinistra” dello stesso anno e dedicati a rendicontare il secondo di due seminari che si sono tenuti al carcere di Rebibbia, tenuti da Gino Giugni, Giuliano Amato, Norberto Bobbio e Carol Beebe Tarantelli con un gruppo di terroristi tra i quali Azzolini, Bignami, D’Elia, Franceschini ed altri.

La frase che procede tale inciso poneva infatti un interrogativo retorico su “come mai questi giovani (oggi non più tanto giovani) ex terroristi continuino quasi maniacalmente a occuparsi di politica, non come un cittadino comune, ma come interlocutori privilegiati del potere.” Poi prosegue: “Mi sembra di capire che essi continuino quella prassi della politica come professione, come lavoro, che è una caratteristica della nostra repubblica di oggi”. E conclude: “Può apparire paradossale, ma non credo che lo sia: la società delle aree omogenee e dei collettivi carcerati (quelle in cui si organizzavano gli ex terroristi dissociati, pentiti, irriducibili, n.d.a.) è, in piccolo, speculare a quella dei partiti, una società assistita, non produttiva, con legami non chiari con il mondo del lavoro”.

Il testo di Lenci, la seconda vittima del terrorismo a scrivere le sue memorie dopo Mario Sossi, tra le innumerevoli denuncie che contiene di grandissimo interesse, presenta questa acuta analogia che serve a gettare luce su aspetti rilevanti ancora oggi, a distanza di 25 anni dalle sue parole.

Nel caso specifico, il ruolo politico di primo piano giocato dai terroristi anche quando diventati ex (prima in carcere e poi da uomini liberi in seno a organizzazioni ed associazioni politiche quando non direttamente alle istituzioni locali e nazionali) è una denuncia che non ha il solo carattere etico che recita: queste persone prima combattevano lo Stato e ora vi collaborano senza avere detto tutta la verità sulle loro storie di terroristi e quindi senza rispetto verso le legittime aspettative delle loro vittime. Lenci entra anche nel merito squisitamente politico-sociale relativo al professionismo del ceto politico, caratteristica che permea la sinistra storica italiana, di ieri e di oggi, sia nella sua classe dirigente di partito che in quegli elementi deviati che sono i terroristi o ex tali*.

Questo è solo un saggio della profondità delle varie analisi contenute nel testo di Sergio Lenci le quali sono una vera miniera che ancora deve essere finita di esplorare. Molte di queste analisi riguardano l’ambiguo atteggiamento tenuto dagli ex terroristi, da ufficiali e magistrati dello Stato, da dirigenti del PCI e PSI. Compreso uno che presto potrebbe essere il nuovo Presidente del Consiglio…



*Si tratta di un tema sul quale di recente ha riflettuto Miguel Gotor (filologo, poi storico, successivamente editorialista di "la Repubblica" e di Italiani/Europei infine spin doctor di Bersani) in senso opposto: individuando una parentela tra "odio di classe" delle terroristi rossi di ieri e l'antipolitica e l'odio verso la casta di oggi (in "Memoriale della Repubblica")

politica interna
La casta e la lezione Del Turco
15 gennaio 2012
L'intervista  a Ottaviano Del Turco su Panorama, mi induce a 'radicalizzare' un concetto.

In democrazia, quella politica è ancora la casta migliore che si possa desiderare di avere.
Le alternative (giudici e polizia, preti e giornalisti, poteri economici e finanziari) sono tutte di gran lunga peggiori.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica casta poteri del turco

permalink | inviato da hommerevolte il 15/1/2012 alle 17:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
La casta, D'Alema e il copyright delle BR
26 novembre 2011
L'uscita di Massimo D'Alema di ieri è curiosa solo per i tempi. Ha aspettato che non ci fosse più Berlusconi al governo per tirare fuori un concetto che nasce nella sua scuderia: la Fondazione Italiani Europei. Lì, con  anche i suo blog, troviamo l'ex filologo, oggi storico, Miguel Gotor autore del massiccio, interessante e documentato "Il memoriale delle Repubblica" dove compare il concetto di parentela tra "odio di classe" delle Br di ieri e l'antipolitica e l'odio verso la casta di oggi.

Il libro è uscito da qualche mese e proprio tale concetto è stato ripreso dalle vittime del terrorismo ad agosto in una amara nota sgli scarsi risultati ottenuti della loro pagina sociale su Facebook, che abbiamo riportato anche qui: Dall'odio di classe a quello per la casta

"Meno di 700 cittadini italiani hanno avuto il coraggio di cliccare su "Mi piace": praticamente un nulla in confronto al numero di 'fans' delle pagine sociali dedicate alla casta e all'antipolitica.

Per spiegarci questo fatto occorre semplicemente rammentare la continuità culturale, con ampio seguito di simpatizzanti, appunto, tra l'odio di classe, ieri, e di casta, oggi. “Perché ogni tempo ha le sue parole d’ordine che mutano come la pelle di un serpente” (Per una analisi sulla continuità di linguaggio tra brigatisti di ieri e l’antipolitica da Tangentopoli a oggi, si veda: Miguel Gotor, Il memoriale della Repubblica – Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano, Torino 2011)

La sconfitta delle vittime del terrorismo è - in vero - la vittoria di una subcultura di ieri, rivestita con i panni di oggi: quella che detestava e detesta ancora la prassi democratica.
Un qualunquismo trasversale che occupa tutti gli orizzonti politici delle pance degli italiani (sinistra, centro, destra), le cui bocche sono in grado di inveire contro tutto e tutti, ma le cui mani non sono quasi mai in grado di stringere quelle di una vittima del terrorismo."

Il nostro paese continua quindi a pagare il fatto che la lotta al terrorismo interno degli anni di piombo è stata persa sul piano culturale, come è stato ricordato di recente da prof. Alessandro Orsini nel convegno Aiviter di Torino, e rammentato dal sottoscritto pochi giorni fa a Bruxelles in un incontro presso la DG Affari Interni della Commissione europea.
Il fatto che l'ex dirigente del PCI/PDS/DS oggi PD tiri fuori adesso la questione, quando al governo ci sono dei tecnici generalmente apprezzati, sembra un po' pretestuosa e un po' sospetta per la tempistica, ma ci auguriamo che il tema non sia trattato con sufficienza e riposto tosto nel silenzio.

politica estera
La casta (retorica) delle firme
23 agosto 2011
Un paese si può giudicare, oltre che dai suoi uomini politici, anche dai suoi giornalisti. Anzi è più facile perché l'uso della retorica, nel giornalista di successo, per quanto raffinata, alla stretta finale si rivela nella maggioranza dei casi semplice manicheismo moralistico. I buoni e i cattivi, i vizi e le virtù, la casta e i cittadini, una serie di binomi artatamente applicati di volta in volta come giudizio sommario a seconda del teorema presentato dall'editoriale.

Per esempio, la stessa firma, un giorno può presentare il piccolo comune del Nord come il ricettacolo delle peggiori trivialità legiste di un Paese dilaniato da cento campanili, e il giorno successivo diventare cellula feconda del tessuto connettivo di un Paese composto da mille villaggi.

In sostanza  la lettura di certi 'pezzi' da prima pagina, con firme strapagate, induce la riflessione seguente. Se una volta si diceva che il Paese ha la classe politica che si merita (salvo scoprire poi tardivamente che non era così male), oggi - nonostante tutto il discredito del ceto politico - credo si debba ribaltare il concetto: siamo una nazione con i giornalisti che si merita (dove pochi si accorgono della subdola incoerenza di chi tutto artificiosamente subordina al nemico del giorno per stappare l'applauso interiore a signori e signore i cui sommersi rancori sociali mai sopiti ben si coniugano con la sublime arte della penna). 

P.S.
Se poi si volesse proprio sorvolare sugli artifici della lingua e dell'etica delle firme in oggetto,   resterebbe la scarsa lucidità a fronte delle notizia di politica internazionale, quando la scelte redazionali raggiungono i livelli di pressapochismo e  di qualità più bassi. Un esempio: la caduta imminente di Gheddafi è la notizia di apertura di quasi tutti gli italici giornali di ieri mattina. Fino al giorno precedente solo trafiletti di poche righe in pagine interne.  Bastava dare un occhiata su i social network e su i siti della stampa internazionale e si comprendeva benissimo che da almeno due o tre giorni la situazione del conflitto era ormai compromessa per il colonnello libico, il cui profilo è qui ritratto meglio che negli articoli stampa dei prossimi giorni.
sfoglia
marzo        maggio