.
Annunci online

hommerevolte
Blog-Lab di Luca Guglielminetti e del Nuovo Caffé Letterario
Link
Cloud Tags

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Locations of visitors to this page


PROFILO - @Google

INCIPIT
C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
L'uomo in rivolta

Cerca sui miei blog



Nuovo Caffé Letterario

Anche su:


Nuovo Caffé Letterario

Promuovi anche tu la tua Pagina



Pubblicazioni on-line su: ISSUU


Video
Vimeo


politica interna
Quei giornalisti contro Carlo Casalegno, 5 anni dopo
18 maggio 2012
QUEI GIORNALISTI CONTRO CASALEGNO

Quando uscì nel 2007 sul Sole24Ore, non ricordo sia seguito nulla di particolare.
Certo è un editoriale che viene spesso citato. Lo ha fatto, per esempio, di recente in un seminario alla LUMSA di Roma il prof. Claudio Siniscalchi, per dare l'idea del clima di complicità politica e morale verso la pratica del terrorismo negli anni '70.
Quello che dovrebbe inquietare la società civile tutta, è il fatto che nei 5 anni che sono seguiti da quella denuncia non mi risulta che nessun collega di Chiaberge abbia risposto all'invito finale di "battere un colpo".
Non lo hanno fatto i suoi colleghi di allora a "La Stampa", e neppure altri, visto che non era diversa la situazione al "Corriere della Sera", che sacrificherà non a caso Walter Tobagi qualche anno dopo, o nel resto della carta stampata, 'indipendente' o meno che fosse.

Ora, delle due l'una. O i giornalisti non sono degli intellettuali, è quindi non hanno alcun dovere di rispondere del loro operato quando non si configuri in termini di reato; oppure, se vogliono tale qualifica, prima di prendere la penna in mano e fare magari la morale a qualche casta, dovrebbero decidersi a mettere in piazza i loro scheletri nell'armadio, come ha fatto Chiaberge.

Non esiste altra via: la pubblica opinione avrebbe tutto il diritto di sapere di quale materiale umano è costituto il sistema dell'informazione nel nostro paese.
A sentire Carlo Casalegno il materiale era assai scadente, ed essendo la nostra una gerontocrazia è probabile che sia sempre lo stesso. A parte le rare eccezioni comuni ad ogni epoca.

Però, diciamolo, scoprire oggi le carriere costruite dalle 'scatologie' di allora sarebbe una grande “conquista democratica”, per usare uno loro slogan di quei tempi.
SOCIETA'
Gabanelli, dall'inchiesta ai consigli per il Principe
15 aprile 2012
Non è un buon segno per il paese se anche i rari e stimati casi di giornalisti di inchiesta, cioè Milena Gabanelli, si mettono a fare la concorrenza agli opinionisti e accademici nell'attività di consiglieri del Principe.
Il consiglio a Mario Monti della puntata di questa sera della trasmissione Report è anticipato con grande evidenza sul Corriere della Sera di oggi: basta con il contante… "ci sono solo 3 categorie che non possono sopravvivere senza cash: spacciatori, tangentisti, evasori". Questa la lapidaria sentenza emessa al termine del lungo articolo.

La questione non è chiedersi: ma dove vive? O ironizzare su qualche milione di pensionati e qualche altre categoria sociale "minorata", che si trovano in compagnia della feccia sociale oggi alla gogna.

La domanda giusta da porsi è perché dalla attività 'radicale' di inchieste si passi a quella 'promiscua' di consigliere, cui di solito si dedicano quei professori universitari la cui attività didattica e di ricerca non gratifica l'ego quanto la firma in calce ad un opinione pensata affinché sia intesa del Principe.

Siamo sempre, come nel caso Bianconi, nei paraggi di un problema di carenza di deontologia professionale, mi pare. Se un giornalista anglosassone passasse dal condurre inchieste che danneggiano gravemente l'immagine dei poteri a quella di fornire consigli, per altro dissennati*, agli stessi od ad altri poteri, la sua credibilità di fronte alla opinione pubblica sarebbe irrimediabilmente persa.

Chissà che ne sarà della parabola della Gabanelli in Italia?

---------------------------------------
*la traciabilità di ogni pagamento f
arà la felicità dello Stato e del marketing, in un connubio molto... 'cinese'!

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. report corsera principe monti gabanelli

permalink | inviato da hommerevolte il 15/4/2012 alle 15:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
Aspettando il romanzo che non verrà
11 marzo 2012
Risulta di difficile comprensione l'intento insistito e reiterato di aspettarsi che qualche romanzo ponga fine ai conti ancora aperti degli anni di piombo: quelli del terrorismo e delle stragi. Oggi  sul supplemento "La Lettura" del Corriere della Sera, l'ultimo articolo di un lunga serie che procrastina questo topos del giornalismo culturale.
E' facile pronosticare che non sarà  un romanzo a poter chiudere una questione che è politica o al suo più profondo livello etica. Non lo sarà perché non ci sono romanzieri di livello?
Non lo sarà perché solo a leggere di questi articoli ci si rende conto della levità dei loro autori, che sono poi i critici dei romanzi e dei testi sull'argomento.

In questo ultimo articolo, "Anni (truccati) di piombo", l'autore, Demetrio Paolin, denuncia il fatto che alcuni testi, non romanzi ma piani documentari scritti o interviste (come quelli di cui si è discusso nel Convegno europeo di Torino del novembre scorso), cioè quelli di Stefano Caselli e di Giovanni Fasanella, abbiano una impronta vittimaria, e siano così a rischio di agiografia.
L'autore naturalmente dimentica di segnalare l'esistenza di una letteratura agiografica dell'altra parte che non ha confronto quantitativo  e che data da decenni.
Che non ha confronto neppure dal punto di visto del 'glamour' dei personaggi: quanto è più romantico la vita del terrorista rispetto a quella della sua vittima. Il fascino della rivoluzione e del caos contro l'ordinarietà del riformismo o dell'ordine.
Non ha confronto soprattutto su un punto discriminante, le vittime sono spesso testimoni muti, per il motivo che sono state uccise.
Capita così che difficilmente si segnali che l'equilibrio tra le due narrative sia assolutamente impari. Dai numeri risulterebbe che i vincitori della storia siano i terroristi.
Che i figli delle vittime debbano scrivere i libri sui loro padri connota solo il livello zero della ricerca accademica in materia. Infatti chiunque, pur con poche cognizioni di metodologia storica, sa che il rischio agiografico sarebbe annullato se le vittime fossero intervistate da ricercatori e studiosi.
Ma in Italia, al contrario della Spagna, il lavoro di testimonianza e di memoria della vittime del terrorismo è stato lasciato ai giornalisti e a qualche parente che ha potuto permetterselo.

No, non sarà un romanzo a chiudere gli anni di piombo: il livello culturale del paese è assai più al lumicino della sua economia. Un generazione nuova di studiosi potrà rimettere le cose a posto, ma quando avverrà sarà di consolazione a qualche figlio invecchiato, forse, non certo a qualche vedova delle centinaia di morti ammazzati in quegli anni.
SOCIETA'
Terroristi, vittime e deontologia dei giornalisti: il caso Bianconi
5 febbraio 2012
LETTERA AL CORRIERE DELLA SERA.
                                                                                        
Quando il governo stava per approvare la fase due delle liberalizzazioni, abbiamo visto sui quotidiani l'intervento pronto e tempestivo dell'ordine dei giornalisti che temendo il provvedimento potesse interessarlo, dispensava esempi delle buone prassi di giornalismo emanate dal suo esistere. Saremmo allora curiosi di sapere che cosa farà l'ordine dei giornalisti nei confronti del giornalista del Corriere della Sera, Giovanni Bianconi, in relazione al suo articolo del 1 febbraio 2012, con il titolo : E l' ex brigatista rivendica il «diritto all'oblio».

Senza entrare neppure nel merito della turpe pretesa del brigatista di ieri, e oggi professore, che sia cancellata la memoria storica delle sue azioni compiute da terrorista, che contiene lo stesso senso di responsabilità del comandante Schettino della Concordia; il punto che qui vorremo sollevare è un altro e riguarda un dato di deontologia professionale a livello basico, almeno nei paesi anglosassoni, dell'attività giornalistica. Nell'articolo di Bianconi viene salvaguardato l'anonimato e il diritto alla privacy del terrorista e non quella della vittima!
Il nome del brigatista rosso Marcello Basili, viene nascosto dalla sue iniziali, mentre il nome della persona cui egli ha sparato, l'unica che - in quanto vittima - possegga il diritto alla riservatezza, viene tranquillamente pubblicato, temiamo senza la minima preoccupazione di chiedere all'interessato, D. G., se avesse piacere che il suo nome venisse ricordato in merito ad un episodio non certo piacevole.

In Inghilterra, o negli USA, il giornalista in questione temo correrebbe seri rischi di proseguire nella sua professione, in Italia non credo abbia nulla da temere. Mi smentisce, gentile Sergio Romano?

Luca Guglielminetti, consulente dell'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo

------------------------------------------------------------------------------------------------
Nel merito della questione sollevata, segnalo il bell'intervento su questo blog di Enrico Pozzi
CULTURA
Camus raddoppia sul Corsera
18 dicembre 2011

Camus raddoppia sul Corriere della Sera di oggi. Tanto un articolo nella pagina culturale quanto un altro nel supplemento domenicale "La lettura", si riferiscono a Albert Camus.

Quello di Marzio Breda è il più interessante: lì Camus è connesso con Alberto Cavallari, il quale è connesso con il Corriere (che ha anche diretto), con  Walter Tobagi, con Craxi…

Speriamo lo mettano on line...
...ECCOLO

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. craxi camus corsera cavallari togabi breda

permalink | inviato da hommerevolte il 18/12/2011 alle 17:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Il paradosso brasiliano di Battisti colto da G.A. Stella sul Corsera
9 novembre 2011
I primi di settembre segnalavo questo paradosso in merito al caso Battisiti e lo stato carioca: "Battisti, il Brasile e il doppio paradosso" che finiva così:
"Battisti è quindi, ironia della sorte, rifugiato politico di un paese dove il terrorismo di Stato è all'ordine del giorno, anche se non fa notizia."

Ieri qualcuno si è accorto del paradosso, una firma autorevole del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella. Ancora più piacere che lo abbia rilevato, prendendo spunto dal congresso organizzato a Torino la scorsa settimana da Aiviter.
Undicimila uccisi dalla polizia nel Brasile del caso Battisti

POLITICA
Trent'anni fa l'omicidio di Walter Tobagi
28 maggio 2010
Segnalo l'articolo su Critica sociale di Ugo Finetti: Link
Le zone d'ombra sul caso Tobagi
sfoglia
aprile        giugno