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politica interna
Craxi e Moro, destini paralleli
11 gennaio 2020

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POLITICA
Dalla diaspora socialista all'ascesa di Metteo Renzi
6 gennaio 2014
Premessa

Non sono riuscito mai a vedermi come giornalista o blogger. Semplicemente da cittadino appassionato di politica, con pregressi giovanili tali da avermi reso consapevole delle necessità di tenermi a debita distanza, e da lavoratore della conoscenza, con pregressi studi sul ruolo delle gazzette nell'Europa dei Lumi tale da avermi reso consapevole dell'importanza della circolazione delle idee, mi sono trovato, come sono ora, dietro la tastiera di un computer a trascorre gran parte del mio tempo.

A metà degli anni '90 la stagione giacobina e ipocrita di Tangentopoli, da una parte, e l'avvento di Internet, dall'altra, mi avevano indotto, politicamente, a diventare socialista, di quelli cattivi, cioè craxiani, e, professionalmente, a diventare un utilizzatore del web, allora mezzo esclusivo di informatici, come strumento mezzo di comunicazione e design.
Entrare nella sede storica del PSI di Corso Palestro a Torino, ormai frequentata da pochi reduci, e fondare la web farm, Kore Multimedia, sono stati due passi paralleli, tali per cui si aprì la possibilità di sperimentare il nuovo media ponendolo a disposizione delle idee che valutavo da difendere e promuovere verso quella élite, allora definita cybernauti, scommettendo sul fatto che sarebbe diventata una più ampia agorà telematica aperta a tutti i cittadini.

Seppur i primi siti sia politici che culturali, con relativi testi, risalgano al 1996/7, rileggendo il complesso degli scritti ho rilevato un ciclo temporale omogeneo negli undici anni definiti (2000-2011): il 19 gennaio 2000 muore Bettino Craxi e pochi giorni dopo apre il portale Socialisti.net e, in seguito, la nuova versione della web-zine Caffè Letterario. A questi, nel contesto di una dimensione collettiva con una specie di redazione (a ranghi ridotti e spesso virtuali), si aggiunge il mio blog Homme Révolté, a partire dal 2006, in quella individuale che non mi ha mai troppo entusiasmato. Del resto i primi due iniziavano a languire fino quasi a mummificarsi negli ultimi anni. Il ciclo del mio impegno politico stretto si chiude in vero non nel 2011 ma nel 2012, quando ho costituito un comitato di socialisti a sostegno di Matteo Renzi per le primarie del centrosinistra:  di quell'anno infatti ho aggiunto in coda un solo testo: la recensione a "Stil Novo". Un libro che mi fornisce l'impressione di chiusura del cerchio: magari solo una impressione illusoria, ma più probabilmente si tratta almeno di una sincrona lunghezza d'onda.

Tecnicamente questa raccolta è una selezione degli scritti che omette i più pedanti o partigiani, quelli presenti in altre raccolte, come quelle sulla poesia e sull'attività della Società Fabiana, quelli che non ho scovato tra le decine di migliaia di post, nonché gli scritti in altri ambiti lavorativi, in particolare tutti quelli sul terrorismo, la radicalizzazione e la sue vittime, che dominano ormai il mio lavoro e il mio blog negli ultimi anni. Alcuni testi saranno più comprensibili ai pochi addentro alle storie della diaspora socialista con i suoi partitini. Ma il senso generale dei testi mi pare risulti di una qualche utilità per leggere le difficoltà della sinistra storica in quegli anni e scorgervi qualche premesse dell’ascesa di Matteo Renzi oggi.

Devo precisare che per me la scrittura era un corollario di una attività che privilegiava la disseminazione on-line di testi altrui. Non ho seguito corsi di scrittura creativa alla scuola Holden, né mi sono mai curato troppo dello stile e della forma di questo testi destinati a forum e blog in una logica di sperimentazione cui allora non era codificato alcun professionismo.
In ogni caso, un debito di riconoscimento lo devo esprimere verso Roberto Turino che, dalla sua esperienza di giornalista e dal ruolo di presidente dell'associazione che gestiva Socialisti.net, ha provato a darmi consigli e suggerimenti di scrittura, con esiti incerti dovuti certamente alla mia testardaggine. Mi scuso in anticipo per refusi, errori e frasi circonvolute (non me la sono sentita di chiedere un revisione di questi testi a chicchessia).

Evito un bilancio amaro di queste esperienze: la diaspora socialista resta irrisolta e soprattutto la cultura si trova per lo più ancora avvolta nello stridulo suono degli intellettuali del piffero, secondo la dizione di Luca Mastrantonio nel suo recente pamphlet. In effetti il suo libro su "come rompere l'incantesimo dei professionisti dell'impegno" è stato la molla che mi ha indotto a raccogliere la presente selezione di testi.
Il bilancio ha tratti anche positivi: il numero di contatti nel 2001 di Socialisti.net: oltre un milione di pagine visitate nell'anno. Le persone che si sono attivate a scrivere sui vari forum o inviare i loro testi per le rubriche del Caffè: alcune le ho poi conosciute di persona, altre sono rimasti amici/che virtuali, ritrovati più tardi su Facebook. Alcuni testi di cui sono orgoglioso che sono stati ripresi da altri siti o giornali (non solo l’Avanti di Lavitola!), o la presentazione di James Hillman che è stata la prima in italiano sul web e la prima in testa ai motori di ricerca per molti anni.

In fondo, seppur Socialisti.net abbia avuto per qualche anno un piccolo contributo mensile da Bobo Craxi, il grosso dell'attività me lo sono permesso in quanto avevo alle spalle la mia micro azienda: precaria sempre, ma viva e vegeta ancora oggi dopo 18 anni. Per cui mi sento di affermare con tutta franchezza, che l'esperienza dietro l'eco di questi testi, la posso definire al massimo semi-professionismo dell'impegno. La purezza di militanza la lascio volentieri ad altri sperando che, in quando pericolosi, siano piccole schiere.


politica interna
Dei tesorieri di partito
4 aprile 2012
bettino craxi
L'unico segretario di partito che sapesse cosa faceva il suo tesoriere pare sia ancora lui: Bettino Craxi. Gli altri vivono ancora oggi nell'ignoranza più beata...
Ma il tempo pare sia galantuomo.


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CULTURA
Camus raddoppia sul Corsera
18 dicembre 2011

Camus raddoppia sul Corriere della Sera di oggi. Tanto un articolo nella pagina culturale quanto un altro nel supplemento domenicale "La lettura", si riferiscono a Albert Camus.

Quello di Marzio Breda è il più interessante: lì Camus è connesso con Alberto Cavallari, il quale è connesso con il Corriere (che ha anche diretto), con  Walter Tobagi, con Craxi…

Speriamo lo mettano on line...
...ECCOLO

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permalink | inviato da hommerevolte il 18/12/2011 alle 17:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Nuovo Caffé Letterario su ISSUU
2 luglio 2010

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permalink | inviato da hommerevolte il 2/7/2010 alle 14:53 | Versione per la stampa
POLITICA
Trent'anni fa l'omicidio di Walter Tobagi
28 maggio 2010
Segnalo l'articolo su Critica sociale di Ugo Finetti: Link
Le zone d'ombra sul caso Tobagi
POLITICA
L'eredità di Craxi alla Lega Nord?
21 maggio 2010
In un sondaggio intitolato "Chi si ricorda di Bettino Craxi?" realizzato dalla 'FERRARI NASI & ASSOCIATI' e pubblicato su AnalisiPolica.it lo scorso gennaio, leggiamo che gli italiani - al solito - hanno la memoria corta.

Di craxi "più di un terzo di Italiani non ne ha sentito in pratica parlare. Meno della metà ricorda  genericamente che fu un politico, una quota ancor minore che il suo partito fosse stato il PSI. Quasi nessuno ricorda che visse il culmine della sua carriera politica negli anni ’80.
Più interessante, invece, vedere come anche solo a livello di percezione, l’opinione che le persone hanno di Craxi sia ancora disomogenea.
Tolto il 43% di persone che non si esprimono, resta il 31% - 36% tra chi lo conosce meglio - che ne ha un’impressione negativa, mentre per il 28% - 30% tra chi lo conosce meglio – il sentimento è positivo. Quasi speculare."
Da notare che il sentimento positivo cresce con il grado culturale (titolo di studio) sino ad arrivare al 32,2% contro il 22% dei‘negativi’.

Il dato a nostra avviso ancora più interessante è riportato in questa tabella che declina il giudizio in base all'appartenenza politica degli intervistati:



I votanti della Lega Nord risultano di gran lunga quelli che ne serbano un'opinione positiva, il 56,8%, nostante le scene dei cappi in Parlamento dei deputati leghisti ai tempi di Tangentopoli.

Un dato sul quale meditare...

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permalink | inviato da hommerevolte il 21/5/2010 alle 10:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Una storia di spie e giornali negli anni di piombo (9)
5 maggio 2010
Ne “La Rosa rubata” non sono poche le cose che non tornano, soprattutto riguardo a nomi di persone,  e forse anche di giornali.


Versione attuale de L'Europeo

Torniamo all’attentato al Daily News del 1982. Non l’Espresso, ma l’Europeo, all’interno di una inchiesta “La visita di Reagan in Italia / A che punto è l’antiamericanismo”, compare una intervista a Robert Cunningham Jr., sempre senza alcuna H., come nei giornali americani.
Ho la tessera anti-USA”, è il titolo, ma “la sinistra italiana si sente quasi obbligata a cavalcare i sentimenti antiamericani”, recita il sottotitolo.
Presentato come:: “ faccia barbuta e jeans un po' strettini, oltre che editore e direttore dei due quotidiani in lingua inglese che si pubblicano nella capitale italiana, Robert Cunningham è anche il delegato per l’Europa del Partito repubblicano Usa, il partito di Reagan, nonché…"

Nel resto degli articoli dell’inchiesta, troviamo una ricostruzione delle visite in Italia, dei vari presidenti nordamericani, compre quella da cui è partita questa storia: quella di Nixon nel 1969.
Viene poi spiegato i motivi della visita. Nell’agenda di Reagan in Europa c’è il Mediterraneo: “due caccia da combattimento di Gheddafi abbattuti senza esitazioni; minacce di guerra nucleare limitata al teatro europeo; richieste agli alleati di inossidabile atlantismo; esperti militari in arrivo a Comiso per impiantare i nuovi euromissili”. E in una analisi leggiamo: “…quello che gli estensori dei rapporti per Reagan fanno più fatica a spiegare al presidente USA non è tanto questo antimperialismo di vecchio stampo. Le difficoltà maggiori le trovano nel definire la personalità e la …linea politica del segretario del Psi, Bettino Craxi…”, nonostante la recente visita di Claudio Martelli a Washington.

Cercando notizie sui due quotidiani sul Sistema Bibliotecario Italiano “OPAC SBN”, si scopre che:

- il Daily news : an independent daily newspaper serving the common market, mediterranean and middle east  “Dal 6 giu. 1982 si fonde con: Daily American.”

- nel 1983 troviamo un nomero del “The Rome daily news "Pubblicazione[S.l.] : Chantal Dubois Descrizione …Descrizione basata su: a. 2, n. 108 (3/4 lug. 1983) Nasce nel 1982 ? Trisettimanale”. In un’altra scheda nelle note generali si legge: “Descrizione basata su: 1 mag. 1983. Quotidiano, poi settimanale."
Ma Chantal Dubois, o Gabriella Lepore, era già stata proprietaria a metà degli anni ’70 del Daily American.

- esisto numeri, forse episodici, in cui davanti a Daily American, oltre a “Rome”, compaiono altre città: “Naples” e “Milan”.


A questo punto occorre cercare di capire chi sia l’autore de “La Rosa Rubata”: Giuseppe Caputo.
Marco Nozza nel suo libro “I pistaroli” ci dice che “Giuseppe Caputo era un docente di Diritto canonico. Insegnava a Bologna. Aveva fatto parte …” del Partito radicale. Più precisamente: è stato segretario del Partito radicale di Bologna.
E’ stato poi  Direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Bologna tra 1985 e il 1991. Morto probabilmente l'anno successivo. (Bibliografia)

Fu tre i collaboratori con Pasquale Curatola, Ernesto Bettinelli, Federico Mancini, Gino Giugni, Gianfranco Amendola, ... e altri del Progetto di legge d'iniziativa popolare per l'attuazione delle libertà e garanzie costituzionali, del Pr, nel 1976,  quello che diventerà le 8 proposte di referendum, il cui comitato elettorale sappiamo dove fosse a Roma situato.



Cosa succede alla fine del 1977 che spingerà Caputo a scrivere l’anno successivo  il documentato pamphlet, sottotitolato non a caso, “libro bianco sul Partito Radicale”?

Dall’Archivio del Partito radicale, all’indomani del XIX Congresso radicale di Bologna (29, 30, 31 ottobre, 1 novembre 1977) il 20 dicembre 1977 troviamo una analisi sullo stato del Partito scritto da Bettinelli Ernesto, intitolata: DISORGANIZZAZIONE, DISAGGREGAZIONE, DISGREGAZIONE
“(...)La riconferma dello stato esistente
Il Congresso di Bologna ha voluto riconfermare lo "stato esistente" del partito, ha congelato qualsiasi ipotesi di crescita; il "Centro romano" si è arroccato sotto la campana della tradizione (o del conformismo) della prassi e dei ritmi finora sperimentati (e vincenti) e ha chiamato a raccolta i "fideles fidelium", mettendo in conto la disgregazione del partito, nel rifiuto - per richiamare un'immagine suggestiva - di qualsiasi "vento del Nord". Vediamo perché.
Paradossalmente il "pieno" nel perseguimento degli obiettivi (gli 8 referendum) fissati nel precedente congresso ordinario di Napoli, ha generato la paura del "vuoto".
La classe dirigente radicale ha temuto, in ultima analisi, la possibilità e la probabilità di uno scollamento del partito, nel momento in cui i militanti non potevano essere "tenuti" e "impegnati" in un progetto altrettanto totalizzante-stressante-appagante come quello della raccolta delle firme. Si è pensato che dovesse essere a tutti i costi preservato quel patrimonio di omogeneità e di abitudini mentali comuni e di tensione che si era costruito intorno al "centro". No, quindi, a qualsiasi ipotesi di reale disaggregazione, di conquista da parte di ciascuna componente della famiglia radicale di un suo ruolo, sia pur concorrente e complementare: il partito non è (non può essere) quello tracciato dallo statuto, ma quello che è "vissuto" fino ad oggi.
Quanti nel congresso hanno proposto che la tensione comune si trasformasse nel "ragionamento" comune sono stati (e riferire il come mi pare un dettaglio su cui volentieri non mi soffermo) "correntizzati". La "leadership" ha preteso (e in una certa misura - bisogna riconoscerlo - c'è riuscita) lo scontro con i "distraenti", facilitata in questa operazione dall'andamento di un Congresso troppo caratterizzato da episodi marginali, quali la folle denuncia della infiltrazioni fasciste nel partito radicale sulla quale Caputo ha avuto la soddisfazione di una certa eco di stampa, che ha perfino considerato seriamente la sua "scissione".
Il risultato di questa chiusura a riccio di Gianfranco Spadaccia e compagni è stato il mancato conseguimento (data l'alta percentuale di astensioni) del quorum dei tre quarti sulla mozione programmatica (successivamente ratificata a maggioranza dei due terzi dal Consiglio federativo, eletto dal Congresso stesso, e quindi divenuta vincolante per tutto il partito).
(...)

La rottura del prof. Caputo è drastica: egli accusa il Partito Radicale e Pannella di lanciare consapevolmente "segnali" ai fascisti e ai sevizi segreti, di "andare a destra".
Un mese dopo il Congresso è ben possibile che trovi echi sulla stampa italiana delle rivelazioni sulla rete di propaganda della CIA, provenienti dal New York Times del 27 dicembre 1977 e..., pochi medi dopo, abbiamo la “Rosa Rubata”, con la ricostruzioni e i documenti di cui iniziamo a sapere abbastanza.


/fine nona parte

politica interna
Letture interessanti: Bettiza e Craxi, su Bossi e Fini
26 aprile 2010
Due articoli mi hanno colpito sui quotidiani di oggi:
l'intervista ad Enzo Bettiza sul Corriere a proposito di Bossi
E i vecchi appunti di Craxi su Fini forniti dalla Fondazione a Il Giornale.
Assumono entrambi una strana luce dopo aver letto ieri il libro di Ida Magli, "La bandiera strappata"... probabilmente tutte queste letture rafforzano la necessità di nuovi angoli interpretativi della realtà politica italiana.


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POLITICA
PD privo di linguaggio, cioè tutto
15 aprile 2010
L'intervento di Goffredo Bettini del 13 aprile su Il Riformista (intitolato "DAI TEMPI DI CRAXI CI MANCA UNA GRANDE POLITICA") ha un pregio nella  parte 'linguistica' del suo ragionamento sulla crisi del PD: "Appariamo senza parola; e come sapevano assai bene gli oratori e i politici antichi, la parola è potere. Distanzia, ordina, disciplina. La parola struttura il linguaggio, vera essenza della politica".

Il problema della centralità della retorica nel discorso pubblico della sinistra credo di averlo segnato una quantità di volte notevole, ne cito tre nel corso di un decennio:

- In
"Re-immaginare la sinistra - tra utopia e riforma, tra uomo e natura, tra scienze umane e scienze esatte" per Società Fabiana c'era un capitolo SINISTRA E DISCORSO PUBBLICO di cui riporto questo breve capoverso: "Aggiungiamo che le ultime elezioni hanno dimostrato come i partiti della sinistra, o quel che resta di loro, siano rimasti incapaci di organizzare il discorso pubblico degli italiani. Sono privi di "una retorica dell'appartenenza comune", per usare la dizione rortyana, quella capace di fornire un contenuto di speranza dalla critica stingente nei confronti della cultura dominante e di svolgere la sua funzione di mobilitare e di spingere all'attività riformistica concreta." Era il 2002!
- Sempre sul Nuovo Caffé Letterario, nella recesione di
Contro i perpetui’ di Ivan Scalfarotto: "Il problema della visione è da porre anche sul piano del linguaggio (...) che lo renda capace di “Non pensare all’elefante!” per citare l’appena edito saggio di  George Lakoff, nel quale l’allievo di Chomsky cerca di spiegare come i progressisti abbiano da guadagnare di più a spiegare se stessi che non a denunciare le malefatte dell’avversario". E siamo nel 2006.
- Ancora poche settimane  fa
(2010) prima della manifestazione elettorale rosso-viola: "E' quindi proprio erigendo una ideologia anti-avversario che ci si preclude la costruzione di un progetto politico alternativo. Ovvvero, si vincono le elezioni se si ha un discoroso chiaro su ciò che la propria parte vuole, si perdono se si demonizza l'avversario. Punto".

Tutto da rifare dunque, come dice Prodi, ma non tanto (o solo) nella forma federale del partito, quanto nella sostanza concreta del linguaggio, che sottende cultura, valori e critica sociale di cui oggi la sinistra è deprivata.



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