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letteratura
Cosa c’è che non va nel mondo moderno di Jonathan Franzen
4 luglio 2014


“Credetemi, voi che indossate colori vivaci: in culture nelle quali ogni imbecille possiede un’individualità, l’individualità rimbecillisce”. (Karl Kraus)
...al giorno d’oggi negli Stati Uniti non è permesso dire cose del genere, anche se il miliardo (o sono già due miliardi?) di pagine Facebook “individualizzate” potrebbe spingervi a dirle.

(da  Cosa c’è che non va nel mondo moderno di Jonathan Franzen, uscito sul Guardian con il titolo What’s wrong with the modern world)
arte
L'opera al rosso, o dell'etica dell'artista
30 novembre 2011

Rosso malinconia di Adriana Faranda

Se personaggi pubblici e luoghi pubblici non fossero coinvolti in questa storia eviterei di tornarci. Ma una nota almeno ancora va aggiunta al post su Arte e società: Sgarbi e la Faranda.

Abbiamo detto dell'alchimia per diventare artisti. L'investimento del critico sul soggetto che, tramite un processo di iniziazione "come artista", trasforma le di lui opere in arte. Sappiamo che esistono la magia nera e bianca. Ma nel caso di Vittorio Sgarbi abbiamo un novello risultato con Adriana Faranda: l'opera al rosso, per parafrasare il romanzo della Yourcenar dedicato all'alchemico Zenone.

L'opera più facile da reperire in rete, e presente come immagine del profilo nello stessa pagina su MySpace della Faranda si intitola "Rosso malinconia".
Parafrasando le parole dello Zenone della Yourcenar: "Mi sono guardato bene dal fare di me un idolo…", nell'immagine digitale dell'ex terrorista abbiamo invece proprio un idolo con la faccia di bronzo in primo piano sulla sfondo di farfalle, facile metafora della sua biografia (Il volo della farfalla), nella luce rossa del passato.
faranda
La malinconia per la militanza non potrebbe essere più esplicita; la metafora del colore non potrebbe essere più banale. La cosa essenziale è che si manifesta perfettamente la coincidenza tra vita e opera: quest'ultima non comunica altro che autobiografia. E' quindi la vita di Adriana Faranda a farsi opera d'arte attraverso le sue fotografie/immagini digitali. Proprio questo aspetto, insito nell'arte contemporanea, determina che l'etica non sia estranea all'artista, come poteva esserlo invece nell'arte del passato. Qui giace la responsabilitò del critico nel far assurgere la vita di un individuo a simbolo valoriale nella sfera dell'arte e quella delle amministrazioni pubbliche nel fornire il loro sotegno logistico ed organizzativo, e forse finanziario, all'evento.

Anche per l'11 settembre 2001 qualche fine intellettuale francese si è espresso in termini estetici di fronte al crollo delle Twin Tower.
Nel suo piccolo Vittorio Sgarbi sta facendo lo stesso. Un'opera al rosso. Riconoscere come opera d'arte la biografia di una terrorista.
Difficile non parlare di deriva culturale...

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