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politica interna
Inquietante D'Alema
12 ottobre 2012

"Renzi si farà male" dice D'Alema. Risponde l'interessato: "Ora, questa frase è poco simpatica detta da chiunque. Diventa allusiva quando chi la pronuncia è a capo della Commissione che controlla i servizi segreti". Sì, almeno inquietante.


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permalink | inviato da hommerevolte il 12/10/2012 alle 13:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
Eterogenesi dei fini: il caso di Ivan Scalfarotto
6 settembre 2012

?Leggo su The Front Page che è appena uscito di stampa l'ultimo libro del vicepresidente del PD, Ivan Scalfarotto.
Una serie di interviste ai maggiorenti vecchi e nuovi del partito, con un titolo che ha il sapore delle scuse di che ha la coda di paglia: "Ma questa è la mia gente".
Il suo primo libro, nel 2006, "Contro i perpetui" prefigurava un persona con un fine determinato: modernizzare/europeizzare il paese denunciandone con forza le piaghe principali: in primis la gerontocrazia.
Fui credo l'unico a recensirlo allora (La classe over 50 che mutila la meritocrazia e il futuro dell’Italiala denuncia di Ivan Scalfarotto, candidato "dimenticato"), aggiungendo in conclusione alcune avvertenze tra le quali queste parole "non si può procedere coltivando il proprio orticello".
Si è invece fatto cooptare alla vigilia delle nascita del Partito Democratico e adesso si trova nella sponda opposta a quella naturale dove doveva trovarsi: quella di Matteo Renzi.
E' evidente che la carriera con quella modalità di reclutamento ha cancellato i fini originali e il gioco attuale delle interviste agli amici si circoscrive all'unico tema rimastogli a cuore: i diritti di gay e coppie di fatto. Non proprio la questione centrale in una nazione in declino. Ma sopratutto quella "sua gente": i Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani, Walter Veltroni e Rosy Bindi, sono quelli che a stento sono ancora sopportati dai militanti del suo partito. Figurarsi dai simpatizzanti e dei possibili elettori...

politica interna
La casta, D'Alema e il copyright delle BR
26 novembre 2011
L'uscita di Massimo D'Alema di ieri è curiosa solo per i tempi. Ha aspettato che non ci fosse più Berlusconi al governo per tirare fuori un concetto che nasce nella sua scuderia: la Fondazione Italiani Europei. Lì, con  anche i suo blog, troviamo l'ex filologo, oggi storico, Miguel Gotor autore del massiccio, interessante e documentato "Il memoriale delle Repubblica" dove compare il concetto di parentela tra "odio di classe" delle Br di ieri e l'antipolitica e l'odio verso la casta di oggi.

Il libro è uscito da qualche mese e proprio tale concetto è stato ripreso dalle vittime del terrorismo ad agosto in una amara nota sgli scarsi risultati ottenuti della loro pagina sociale su Facebook, che abbiamo riportato anche qui: Dall'odio di classe a quello per la casta

"Meno di 700 cittadini italiani hanno avuto il coraggio di cliccare su "Mi piace": praticamente un nulla in confronto al numero di 'fans' delle pagine sociali dedicate alla casta e all'antipolitica.

Per spiegarci questo fatto occorre semplicemente rammentare la continuità culturale, con ampio seguito di simpatizzanti, appunto, tra l'odio di classe, ieri, e di casta, oggi. “Perché ogni tempo ha le sue parole d’ordine che mutano come la pelle di un serpente” (Per una analisi sulla continuità di linguaggio tra brigatisti di ieri e l’antipolitica da Tangentopoli a oggi, si veda: Miguel Gotor, Il memoriale della Repubblica – Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano, Torino 2011)

La sconfitta delle vittime del terrorismo è - in vero - la vittoria di una subcultura di ieri, rivestita con i panni di oggi: quella che detestava e detesta ancora la prassi democratica.
Un qualunquismo trasversale che occupa tutti gli orizzonti politici delle pance degli italiani (sinistra, centro, destra), le cui bocche sono in grado di inveire contro tutto e tutti, ma le cui mani non sono quasi mai in grado di stringere quelle di una vittima del terrorismo."

Il nostro paese continua quindi a pagare il fatto che la lotta al terrorismo interno degli anni di piombo è stata persa sul piano culturale, come è stato ricordato di recente da prof. Alessandro Orsini nel convegno Aiviter di Torino, e rammentato dal sottoscritto pochi giorni fa a Bruxelles in un incontro presso la DG Affari Interni della Commissione europea.
Il fatto che l'ex dirigente del PCI/PDS/DS oggi PD tiri fuori adesso la questione, quando al governo ci sono dei tecnici generalmente apprezzati, sembra un po' pretestuosa e un po' sospetta per la tempistica, ma ci auguriamo che il tema non sia trattato con sufficienza e riposto tosto nel silenzio.

politica estera
LUCI ED OMBRE SUI NOMI DELLE VITTIME ITALIANE DELL’11/9
25 gennaio 2011

"In memoria delle vittime italiane e di orgine italiana 
degli attentato al World Trade Centre"

Segnalo su FaceBook un aggiornamento del quadro delle vittime italiane del terrorismo internazionale, e il giorno seguente ricevo una email: “Gentile Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, mi ha solo in parte stupito constatare che sul vostro sito, nell'elenco delle vittime italiane del terrorismo internazionale, non vi siano nomi in elenco per l'11 settembre 2001. Vi sono state infatti diverse dichiarazioni nel passato riguardo presunte vittime italiane dell'11 settembre, ma non del tutto precise…

Resto perplesso. Immaginavo che ci fossero molti italoamericani tra le vittime dell’11/9, in particolare delle torri di New York, città con un alto numero di italiani emigrati, ma né a me né alla Presidenza dell’Associazione risultava nulla su cittadini italiani.

Lo ricordiamo tutti, è evidente: a quel giorno di Settembre cui tutti ricordiamo esattamente dove eravamo, che resta fisso nella memoria, ne sono seguiti altri i cui pensieri erano tanti, frastornati e timorati del futuro. Ma nessun ricordo sedimentato sul fatto specifico della presenza di vittime italiane.

Inizia così la scorsa settimana, un attività di ricerca, con l’aiuto della stessa persona che mi aveva inviato la segnalazione e di altri amici incuriositi dal fatto.

I primi dati sono una celebrazione di due vittime italiane dell'undici settembre, entrambe originarie di Nissoria, Sicilia: Vincenzo Di Fazio e Salvatore Lopes. Notizia stampa pubblicata sul sito della base aereo navale americana di Sigonella.

Un secondo indizio è la fotografia di una targa marmorea dedicata alle vittime italoamericane e italiane del WTO, posto al Consolato Italiano di New York.

Altre ricerche evidenziano che nei siti “memorial” americani, quando compare anche la nazionalità delle 2974 vittime ufficiali, come quello della CNN, non c’è ombra di italiani.

Si scopre altresì che la curiosità sulla questione aveva gia suscitato interesse su alcuni forum, negli anni scorsi, scatenando una caccia alla fonte on line, con scarsi o nulli risultati.

Due documenti recenti confermano il numero di vittime: dieci. Una è un intervento del Presidente Napolitano al Palazzo del Quirinale, l’11 settembre 2008, in occasione della commemorazione del settimo anniversario, dove si legge: “Tra esse dieci persone con cittadinanza italiana o con doppia cittadinanza, 260 di origine italiana.” L’altra il console Console Generale americano ad interim, David Bustamante, all’inaugurazione a Padova del memoriale 11 settembre 2005 in onore delle vittime del World Trade Center. Nel suo intervento dice: “Mentre ripensiamo alle vittime di New York (fra di loro 10 Italiani), Pennsylvania, e del Pentagono, vorrei ricordare le vittime italiane della guerra al terrorismo, i vostri morti in Irak e tutte le vittime degli attacchi terroristici impressi nella nostra memoria collettiva: Madrid, Beslan, Sharm al Sheik, Bali, e, più di recente, Londra.”

In entrambi i casi non ci sono nomi, ma in vero, sullo speciale su “la Repubblica” on-line, si trovano articoli dell’epoca che presentano dei nomi. Il 15 settembre scrive: “Il "balletto" di cifre dei dispersi si movimenta con le tante indicazioni che arrivano dall'Italia o viaggiano su Internet in liste non ufficiali. Ne lamenta otto la Sicilia e alcuni di loro potrebbero essere sotto le macerie perché lavoravano nelle torri. Non si hanno più notizie dei cugini Salvatore Lopes e Vincenzo Di Fazio, trentottenni di Nissoria in provincia di Enna. Salvatore, sposato e padre di due bambine di 8 e 11 anni, lavorava in un'agenzia di viaggi al piano numerto 104; Vincenzo, anch'egli sposato e padre di tre figli, lavorava invece agente di borsa. Dell'elenco fa parte anche Luigi Arena, 40 anni, di Capaci. Vigile del fuoco, l'uomo era entrato nella prima torre durante le operazioni di salvataggio. Nessuno ha saputo più niente di lui, come nulla si sa di Angelo Sereno, 30 anni, di Torretta, installatore di condizionatori d'aria, e di Calogero Gambino, anche lui di Torretta, che lavoravano in una delle torri. Scomparsi sono anche Giuseppe Randazzo, 28 anni, di Capaci, e Gianni Spataro, 32 anni, figlio di italiani ma nato qui (il padre di Ragusa e la madre di Termini Imerese) lavorava in una banca al 98esimo piano della prima torre. Dalla Calabria invoca informazioni la signora Maria Riverso e spera ancora che suo figlio Jo sia ancora in vita. Resta tra i dispersi anche Raimondo Cima, un architetto di 63 anni originario di Civitavecchia, che lavorava al 92esimo piano del Wtc.
Sul Corriere della Sera del 18 settembre 2001 - a pagina 12 Guerzoni Monica e Romani Riccardo, firmano un articolo intitolato: “Tra gli scomparsi dieci hanno passaporto italiano
Sono dieci i nostri connazionali con passaporto italiano dispersi nel disastro del World Trade Center. La notizia è stata data a Roma dal ministro degli Esteri, Renato Ruggiero, ed è stata confermata a New York dal console generale, Giorgio Radicati. Dal suo ufficio di Park Avenue, Radicati ha spiegato che i 10 nomi di cui ha parlato Ruggiero sono iscritti all'anagrafe consolare, e quindi si tratta senza dubbio di persone con la cittadinanza italiana. Il numero totale dei dispersi con nome italiano, ma di nazionalità ancora indefinita (molti sarebbero italo-americani) è sceso intanto a 41.” (…) “Pochi dubbi, invece, sui dieci italiani di cui ha parlato il ministro Ruggiero: quasi tutti la mattina dell' 11 settembre stavano lavorando tra il 101° e il 104° piano. Per loro non ci sarebbe stato scampo, anche se due si trovavano ai piani più bassi. Sull' identità dei dieci il console mantiene il silenzio.
Un silenzio che però ha uno squarcio su La Repubblica, quando l’inviato Leonardo Coen, il 27 ottobre 2001, descrive due vittime italiana: “La casa della famiglia Di Nardo è appoggiata sulla costa di una collina che annega in un bosco di aceri. E' una villetta da piccolo sogno americano, da emigranti che ce l'hanno fatta. Due teste di zucca affiancano i gradini e annunciano l'arrivo di Halloween. Le zucche pupazzo dei vicini brillano di luce, quelle dei Di Nardo sono buie, cupe, angoscianti: come fossero senza vita. Come la vita strappata della povera Marisa, morta l'11 settembre a Manhattan, mentre si trovava al 105esimo piano, e stava trattando con un cliente americano la compravendita di azioni per conto della Cantor Fitzgerald, la regina del brokeraggio di Wall Street.
Anche Gerard Rauzi stava lavorando nel suo ufficio, all'86esimo piano del secondo grattacielo: alle prese con una pratica fiscale da controllare, perché lui era lo 007 delle tasse. Era un uomo meticoloso e affabile. Una persona mite di carattere ma estremamente pignolo nel suo mestiere. Per questo era stato promosso al Wtc.


La data spartiacque è proprio il 27 settembre. Il giorno prima il Ministro degli Esteri è a New york e questo l’inizio dell’articolo del 27.09.2001 che firma l’inviato Augusto Minzolini per La Stampa che inizia così: “Ci sono anche le crude cifre a dimostrare che l'attacco alle Twin Towers è stato un attentato all'umanità. Ieri nel suo viaggio a New York il ministro degli Esteri, Renato Ruggiero, ha dato ai numeri sulle vittime italiane una veste ufficiale: «Ci sono stati tanti italo-americani. Poi ci sono 37 oriundi, di cui 27 con doppia nazionalità e 10 con passaporto solo italiano. I nomi debbono rimanere top secret perchè così vogliono gli americani. L'Italia è una delle 78 nazioni che è stata colpita da questa tragedia» (...)”.

Curiosamente il Corriere della Sera, nell’articolo dello stesso giorno sulla visita del Ministro Ruggero a NY, non fornisce alcun numero e cita solo la frase finale: “colpita anche l' Italia”

Dopo questa data i nomi degli italiani spariscono.

Nella cashe di Google trovo ancora due nomi che un sito web non più in linea (www.september11victims.com), segnalava come italiani: Luigi Calvi, “bond trader, Cantor Fitzgerald Confirmed dead, World Trade Center, at/in building, Italian
Lorraine Lisi, “Fiduciary Trust International Confirmed dead, World Trade Center, at/in building, Italian”.

Dai vari nomi segnalati dalla stampa prima del 27 settembre 2001: Raimondo Cima e Giuseppe Randazzo, Calogero Gambino non compaiono più in alcun elenco delle vittime dell’11/9. Gli altri: Luigi Calvi, Elvira Granito, Marisa Di Nardo, Gerard Rauzi, Lorraine Lisi, Joseph Riverso, Angelo Sereno, Luigi Arena (come Luis Arena), Salvatore Lopes e Vincenzo Di Fazio sono segnalati nel memorial della CNN come americani. Un errore?

Un ultimo fatto non scioglie il problema. Nel 2007 il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, inaugura al Consolato italiano a New York la targa commemorativa di cui avevamo rintracciato la fotografia sul social-network Flicker. Con qualche difficoltà reperisco il video della cerimonia, girato e messo sul web dalla comunità italoamerica.
In quell’occasione si vedono dei famigliari - a turno - leggere una lista di 172 vittime, senza distinzione tra italiani ed italoamericani. 172 nomi, al termine dei quali, prima dell’intervento del ministro D’Alema, si assiste ad una drammatica scena della madre di una vittima il cui figlio, Arturo Angelo Sereno, non era stato citato in elenco. Curiosamente le reiterate scuse per l’omissione non vengono da personale del Consolato, ma dal padre di una vittima che assume su sé la responsabilità della stesura delle lista dei nomi.


Un anno dopo, come abbiamo visto, il Presidente Napolitano, parla in 10 vittime italiani e ben 270 italoamericani. Ma i nomi dei 10 non sono stati mai citati distintamente, così come quelli dei 27 cittadini con doppia nazionalità. Perché, ancora a dieci anni dai fatti?


Rosa Notaro, a sinistra, e Anna Sereno, a destra, con le foto dei loro figli,

Daniella Notaro e Arturo Angelo Sereno

morti nelle Torri gemelle l’11 settembre 2001



POLITICA
D'Alema e i PM 20 anni dopo
25 dicembre 2010
Nel cablo di WikiLeaks il giudizio di D'Alema sui pm: "La giustizia, minaccia per l'Italia".

Si conferma la massima per cui i comunisti, anche ex post, comprendono 20/30 anni dopo quanto anticipato dai socialisti, con l'aggravante di non comunicare la scoperta alla base, ma di sussurarla nella sede dell'ambasciata ...sbagliata!



Si veda: EL PAIS:

"LOS PAPELES DEL DEPARTAMENTO DE ESTADO - Conflicto entre poderes en Italia

Berlusconi y la oposición desconfían de la justicia"


Dall'originale: http://wikileaks.ch/cable/2008/07/08ROME840.html

ITALY'S JUDICIARY: FOR MANY, A BROKEN SYSTEM
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7. (C/NF) Transcripts of telephone intercepts related to
criminal investigations are frequently leaked to the press,
resulting in significant embarrassment to those involved and
calls for reform of Italy's fiercely independent judiciary
and of the practice of wiretapping. Rarely, if ever, is the
source inside the judiciary who leaked the transcript
discovered. Though Italy's judiciary is traditionally
considered left-leaning, former PM and FM Massimo D'Alema
told the Ambassador last year that the judiciary is the
greatest threat to the Italian state. Despite fifteen years
of discussions on the need for comprehensive judicial reform,
no significant progress has been made. Italians, by and
large, consider their judicial system broken, perhaps beyond
repair, and have very little confidence that the system
actually delivers justice.




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permalink | inviato da hommerevolte il 25/12/2010 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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