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STATO DI DIRITTO E PREVENZIONE DELL’ESTREMISMO VIOLENTO IN CARCERE
13 settembre 2019
STATO DI DIRITTO E PREVENZIONE DELL’ESTREMISMO VIOLENTO IN CARCERE

Versione italiana del rapporto sui principali risultati in Italia del progetto europeo FAIR - Fighting Against Inmates' Radicalisation (2018-2019), che sarà presentato alla Conferenza finale del progetto a Roma l'11 settembre 2019: “The rule of law and the prevention of violent extremism: between policies and practices in European prison and probation  systems

  • Leggi la pubblicazione qui

  • See English version here


LAVORO
Formazione su prevenzione e contrasto dell'estremismo violento
22 ottobre 2016
Non si nasce terroristi, né si tratta di pazzi o di emarginati sociali allo sbando. Dall’analisi delle loro biografie sono invece stati tratti dei modelli che ci descrivono la pluralità di concause e gli stadi successivi per cui un soggetto si radicalizza fino a giungere ad unirsi ad un gruppo terrorista. Da questi modelli sono stati tratti approcci e pratiche atti alla prevenzione e al contrasto di tale processo nei gruppi di giovani a rischio (CVE/PVE – Counter/Prevent Violent Extremism), che affiancano gli strumenti securitari tipici della lotta al terrorismo.
I tre pilastri del CVE sono:
- Disseminare sensibilizzazione sui processi di radicalizzazione violenza e di reclutamento;
- Contrastare le narrazioni estremiste, come la propaganda jihadista, con la promozione on-line di contro-narrazioni prodotte dalla società civile;
- Valorizzare gli sforzi delle comunità locali che intervengono consentendo di interrompere il processo di radicalizzazione prima che un individuo si impegni in attività criminali.
In tutta Europa sono stati sviluppati corsi di formazione per accrescere la consapevolezza e la comprensione tra gli operatori di prima linea (insegnati, polizia locale, operatori della società civile, educatori, personale penitenziario, assistenti sociali, ...) che hanno responsabilità verso i giovani vulnerabili alla radicalizzazione violenza che può portarli alla pratica terroristica.

Tutti i corsi svolti e proposti nascono dall'esperienza della rete e centro d'eccellenza RAN (Radicalisation Awareness Network) un'organizzazione ombrello promossa nel 2011 dalla Commissione Europea (DG HOME), composta da attori locali, professionisti, esperti, ricercatori e gruppi della società civile – il cui scopo è quello di aumentare la forza delle comunità e la loro resilienza di fronte alla sfida dell'estremismo violento.

Per informazione sui corsi: Luca Guglielminetti, info@kore.it

  • FORMAZIONE PER DOCENTI DI SCUOLE SECONDARIE DI 2°GRADO: RADICI, RADICALIZZAZIONI E TERRORISMO: UNA DIDATTICA DI PREVENZIONE, accreditato dagli URS di Piemonte e Friuli Venezia Giulia - 36 ore totali - Ente promotore: Educaforum;
  • Formazione per il personale delle organizzazione della società civile : PREVENZIONE E CONTRASTO DELL’ESTREMISO VIOLENTO, 6 ore totali;
  • FORMAZIONE PER I GARANTI REGIONALI, PROVINCIALI E COMUNALI DEI DIRITTI DELLE PERSONE DETENUTE O PRIVATE DELLA LIBERTÀ PERSONALE: PREVENZIONE E CONTRASTO DELLA RADICALIZZAZIONE VIOLENTA, 6 ore totali;
  • FORMAZIONE PER LA POLIZIA MUNICIPALE: PREVENZIONE E CONTRASTO DELLA RADICALIZZAZIONE VIOLENTA, 12 ore totali.


politica estera
Mostra d'arte e seminario su migrazioni oggi
10 aprile 2016

Mostra d'arte e seminario su migrazioni oggi.La mostra - a ingresso gratuito - è visitabile fino al 30 aprile a Palazzo...

Pubblicato da Luca Guglielminetti su Domenica 10 aprile 2016
  • Dal catalogo “binario 18: #stayhumanart” promosso da Legal@rte

RISCHI E PREVEZIONE

Le ricadute sull’Europa dello scenario di guerre e flussi migratori è sotto gli occhi di tutti e prendono le forme e i nomi di una serie di rischi diversi: la stessa tenuta dell’Unione europea, quella dei suoi trattati (Schengen) e dei suoi valori comuni; la coesione sociale dei singoli Stati membri, minacciata da xenofobia, nazionalismi e populismi che raggiungono sempre più alti livelli politici; e la minaccia terroristica con annesse le varie forme di radicalizzazione violenta che coinvolgono le comunità mussulmane.

Mi soffermo qui solo su l’ultimo di questi rischi, la cui prevenzione però ha ricadute positive su gli altri due.

Nella lotta al terrorismo, il significato di prevenzione è stato quasi  sempre associato alla repressione dell’atto eversivo in una delle fasi che precedono la sua attuazione concreta di attentato: dunque una prassi esclusiva degli organi di polizia ed intelligence.

Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, sono iniziate a comparire ricerche, analisi e poi progetti e pratiche finalizzate ad intervenire sulle radici del fenomeno terroristico, cioè nelle fasi di quello che viene definito il processo di radicalizzazione violenta, precedenti a quelle finali in cui i soggetti disumanizzano le vittime del proprio odio e la violenza diventa pratica tanto cieca quanto concreta.

Non si nasce terroristi, né si tratta di pazzi e di emarginati sociali allo sbando. Dall’analisi delle loro bibliografie sono invece stati tratti dei modelli che ci descrivono la pluralità di concause e gli stadi successivi per cui un soggetto si radicalizza fino a giungere ad unirsi ad un gruppo terrorista. Da questi modelli sono stati tratti approcci e pratiche  atti alla  prevenzione di tale processo nei gruppi a rischi e di de-radicalizzazione sui singoli soggetti.

I programmi che si occupano di questa forma di prevenzione sono noti a livello internazionale come politiche di CVE: contrasto all’estremismo violento, il presupposto di partenza è che “l'intelligence, la forza militare e l'applicazione della legge da sole non risolvono - e quando abusato possono invece esacerbare - il problema dell'estremismo violento"(1).

I tre pilastri delle sue azioni sono:
- Disseminare sensibilizzazione sui processi di radicalizzazione violenza e di reclutamento;
- Contrastare le narrazioni estremiste, come la propaganda jihadista, con la promozione on-line di contro-narrazioni promosse dalla società civile;
- Valorizzare gli sforzi delle comunità locali che intervengono consentendo di interrompere il processo di radicalizzazione prima che un individuo si impegni in attività criminali.

Nei paesi del nord d’Europa tali politiche di prevenzione vedono le istituzioni pubbliche coinvolgere la società civile, le ONG, gli opinion maker politici e religiosi, con partnership pubblico /privato, per attuare, ormai da un decennio, interventi nelle comunità a rischio, nelle prigioni, nelle famiglie, nelle scuole con strumenti educativi, psicologi, sociali e mediatici.

Dal 2011 la Commissione Europea, Direzione Generale Affari Interni, ha lanciato la RAN, Radicalisation Awareness Network (2), creando una rete di operatori che a vario titolo lavorano sul campo, per raccogliere le migliori pratiche e trasformare i migliori approcci di contrasto alla radicalizzazione violenta in politiche per gli Stati membri. I paesi latini del Sud Europa sono però in grave ritardo su questo terreno. La Francia solo dopo i fatti di Charlie Hebdo del gennaio 2015, ha iniziato ad investire massicciamente nelle politiche e nei programmi di CVE. Mentre l’Italia stenta ancora, con l’eccezione di qualche progetto pilota.

Eppure, queste politiche che intervengono sul pensiero critico dei giovani di fronte alla propaganda su Internet, sulla resilienza delle comunità multi-religiose e multi-etniche delle nostre città, nell’informazione alle famiglie che temono per i propri figli in fuga verso scenari di guerra, o nelle prigioni per evitare che siano fucine di terroristi, oltre a prevenire la radicalizzazione, producono benefici indiretti per gli altri due rischi esposto all’inizio: rafforzano la coesione sociale dei nostri paesi e diffondono i valori comuni europei di cittadinanza attiva, democratica, plurale e non-violenta.

politica interna
Proposta di legge per la prevenzione della radicalizzazione e dell'estremismo jihadista
6 febbraio 2016
politica estera
Rafforzare la risposta dell’UE alla radicalizzazione e all’estremismo violento
16 gennaio 2014

Il comunicato stampa della Commissione Europea relativo ai primi due anni di attività della rete RAN e i prossimi impegni in merito alle politiche per rafforzare la risposta dell'UE alla radicalizzazione e all’estremismo violento.

Rafforzare la risposta dell’UE alla radicalizzazione e all’estremismo violento - Comunicato stampa della Co...

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