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politica interna
9 maggio: il santo e le vittime
9 maggio 2014
Il martirio è un buon viatico alla santità, anche nella variante espressa da uno sciopero della fame e quanto la santità è laico eroismo repubblicano. Non mi riferisco a Marco Pannella, ma a Bobby Sands al quale la Città di Torino dedicherà un murales. Questo il comunicato datato 5 maggio 2014:

Il 5 maggio 1981 il deputato nordirlandese indipendentista e socialista Bobby Sands moriva nel carcere britannico di Long Kesh dopo 66 giorni di sciopero della fame. Con altri compagni di prigionia delle formazioni indipendentiste IRA e INLA - nove dei quali sarebbero morti nei mesi successivi - aveva intrapreso quella forma radicale di lotta al fine di ottenere lo status di prigioniero politico per gli indipendentisti incarcerati dalle autorità britanniche.
Lo sciopero della fame, condotto fino alla morte in una tragica staffetta nella quale a un decesso seguiva immediatamente l’avvio del digiuno a oltranza da parte di un altro prigioniero, voleva inoltre denunciare le condizioni terribili nelle quali vivevano i carcerati, denunciate anche da giornali inglesi non certo favorevoli all'indipendentismo irlandese.
Nel “blocco H” di Long Kesh, per fare solo un esempio,i detenuti subivano la perquisizione rettale anche due volte al giorno.
Nell'anniversario della sua morte, il 5 maggio, Bobby Sands - che mentre era in carcere era stato eletto deputato per il partito indipendentista Sinn Fein al Parlamento di Londra - è stato ricordato in Sala Rossa. Il Consiglio comunale di Torino, nel 2011, aveva approvato una mozione per ricordare Sands con un dipinto murale, per “mandare un simbolico messaggio di solidarietà a quanti, in Europa e nel terzo millennio, ancora soffrono violenze, repressione e violazione dei diritti civili, perché ancora non hanno raggiunto l’unificazione nazionale e la libertà”.

Naturalmente nessuna menzione al dettaglio che l'IRA combatteva con armi e bombe non contro un regime totalitario, ma contro la più antica democrazia moderna. Come l'ETA in Spagna, l'indipendentismo repubblicano irlandese era in vero puro terrorismo che ha provocato 3000 morti che spariscono dietro la pur grave vergogna del regime carcerario delle corona inglese.

Nel giorno della memoria dedicato in Italia alle vittime del terrorismo e delle stragi, il 9 magggio, un piccolo episodio in un consiglio comunale si presta a illustrare bene le ambiguità politiche e culturali di fronte alla memoria pubblica dei fatti di violenza politica.

Una città che fatica a segnare la memoria delle sue vittime nei suoi spazi pubblici  per gli episodi di sangue del terrorismo rosso di cui è stata teatro (vedi: La memoria pubblica a Torino tra omissioni, agiografie e vergogne), non esita a sposare oggi una figura la cui modalità di morte ha il crisma di santificare una causa giusta elidendo la causa ingiusta, e i diritti umani, delle migliaia di vittime dell'IRA, le quali non hanno avuto la possibilità di scegliere come morire. I compagni lotta di Bobby Sands hanno scelto per loro.
politica interna
La memoria pubblica a Torino tra omissioni, agiografie e vergogne
13 aprile 2014
Ieri sera tornando dal cinema al posteggio di piazza San Carlo, nel centro di Torino, mi cade l'occhio su una lapide apposta all'esterno dei portici all'altezza del caffé Caval ëd Brons. Ricorda i due giorni di eccidi del 21 e 22 settembre 1864 quando furono uccisi 52 cittadini e feriti 187 che protestavano contro il cambio di capitale a Firenze.
Più che la riscoperta della (prima) Strage (di Stato) di Torino, che era scivolata nell'oblio, quello che mi impressiona è la data in cui la targa è stata apposta: il 4 dicembre 1999, quasi 150 anni dopo i fatti!

Si tratta di un rattoppo della memoria pubblica evidentemente debitore al libro dello storico di area leghista, Roberto Gremmo, uscito nello stesso anno.


Dall'altra parte, è facile osservare che l'agiografica della Resistenza nel secondo dopo guerra, attraverso l'associazione partigiani, ANPI, ha riempito subito le vie di Torino di lapidi in ricordo dei partigiani. La toponomastica stessa è stata investita del fenomeno e, in anni più recenti, anche l'iconografia dei centri sociali. Emblematico il caso di Dante Di Nanni: una lapide, una vie e un murales lo celebrano nel quartiere San Paolo come eroico partigiano suicida. Settanta anno dopo viene fuori che in verità il partigiano "nel tentativo di sfuggire all’assedio si nascose nella canna della pattumiera e lì venne individuato dai fascisti" e ucciso. (si veda articolo)



Sempre nel quartiere San Paolo, durante gli anni di piombo, viene ucciso lo studente Emanuele Iurilli il 9 marzo 1979 durante uno scontro a fuoco tra terroristi di Prima Linea e polizia. Dal 2009 c'è una legge regionale del Piemonte atta istituire e finanziare la posa di targhe commemorative delle vittime del terrorismo in collaborazione con la relativa associazione, l'Aiviter.
Dopo 5 anni non una è stata posta.
I permessi per apporre la prima, da dedicare proprio al giovane Iurilli, giacciono da quasi due anni nella commissione toponomastica del Consiglio comunale della città.

Mentre a Milano si è appena concluso il 26 Marzo 2014 il ciclo di cerimonie di inaugurazioni di spazi pubblici e targhe dedicate alle vittime del terrorismo del capoluogo lombardo, con una collaborazione tra Aiviter e le diverse (politicamente) amministrazioni comunali nel corso degli ultimi anni; a Torino, viceversa, il sistema che domina la città tende costantemente a rimuovere la memoria delle vittime di quel periodo, nonostante sia la città sede dell'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (AIVITER), che raccoglie le vittime dirette ferite e le famiglie di oltre 400 vittime del terrorismo in tutta Italia.

Oltre ad essere disapplicata la suddetta legge regionale  del 11 maggio 2009 n. 14 con cui la Regione Piemonte intendeva “promuovere la tutela e la valorizzazione dei luoghi che furono teatro di attentati ed episodi terroristici nel territorio piemontese”, anche la richiesta di un monumento in memoria di tutte le vittime del terrorismo di ogni tempo e luogo, è rimasta lettera morta nonostante gli impegni degli ultimi due sindaci della città verso i due Presidenti dell'associazione Aiviter che si sono succeduti nell'ultimo decennio: di Sergio Chiamparino verso Maurizio Puddu e di Piero Fassino verso Dante Notaristefano.

Del resto l'approccio del ceto dirigente cittadino al tema della memoria di quegli anni è ben sintetizzato da quanto capitò il 20 maggio 2012, "quando il sindaco di Torino, Piero Fassino, annuncia la sua decisione di celebrare il matrimonio dell’ex Br Nicola D’Amore condannato per l’omicidio del capo officina Lancia, Piero Coggiola. E lo spiega così: «Credo che sia un atto di civiltà e di riconciliazione». Poi la retromarcia dopo le proteste dei familiari delle vittime."
Concludo sottolineando semplicmente che un processo serio di riconciliazione, come è stato ben analizzato nel libri di Anna Cento Bull "Ending Terrorism in Italy", non è questione solo tra Stato e terroristi, ma deve coinvolgere anche le vittime. Se questo non capita, l'eredità di quella funesta stagione si trascinerà fatale piena di rancori, polemiche, sospetti, omertà privando la memoria pubblica di una civile storia condivisa.
politica interna
Il sistema Torino: i confini e la rivolta
30 marzo 2014

"Sistema Torino vuole indicare una serie di persone e di potentati che hanno dominato e gestito consociativamente i centri nevralgici della città della Mole. È stato un processo non casuale gestito da persone che hanno occupato i luoghi critici di Torino, di fatto comandandola come una cosa propria negli ultimi 15 anni, gli anni del dopo Tangentopoli…".
Si ritiene che sia costituto da "i politici e sindacalisti della sinistra, poi centrosinistra torinesi insieme alle loro assortite corti e i personaggi della famiglia allargata Agnelli (…) e molti ex dirigenti del gruppo Fiat" cui si aggiunge "un nutrito gruppo di radical chic in parte accasati in potentati accademici, altri alla testa di istituzioni culturali".
Questa la sintesi di un articolo sul Fatto Quotidiano che riporta la notizia di un libro e uno spettacolo teatrale ironicamente intitolati "Il sistema Torino non esiste" dell'attore Massimo Giovara e dello scrittore Maurizio Pagliassotti, già autore del libro "Chi comanda Torino".
Ma il sistema Torino temo abbia confini più ampi: sia temporali che 'settoriali'.

L'establishment politico torinese (e i suoi rapporti con la FIAT) non ha una natura solo ventennale: Fassino era già dirigente locale del PCI negli anni '70. Le amministrazioni rosse che hanno gestito la cultura hanno una storia che parte dal prima giunta Novelli nel 1975.
Soprattutto i confini del sistema si estendono oltre la politica, il sindacato, la Fiat e la cultura, giungendo anche ad altri tre gangli importanti: il sistema giudiziario, quello del volontariato sociale, o terzo settore, e quello della formazione professionale. 

Il rapporto PCI magistratura è un capitolo assai vasto che andrebbe studiato a parte, in relazione a Magistratura Democratica. Ma a Torino si sono certamente intrecciati contatti tra dirigenti comunisti e magistrati negli anni di piombo: quando il PCI si decise a riconoscere la natura rossa delle BR e allertò il suo apparato nel contrasto alle formazioni eversive che agivano con ferocia in città uccidendo e gambizzando a ripetizione.
Questa particolare attenzione ai risvolti sociali dell’azione giudiziaria, ha salvaguardato l’establishment nel dopo tangentopoli e nel periodo olimpico
Sul terzo settore, e in particolare sulla più grande associazione torinese, e italiana, il Gruppo Abele, è sufficiente segnalare la notizia dell'uscita in questi giorni del libro di Luca Rastello "I buoni", nel quale la figura del professionista dell'antimafia Don Ciotti si cela nella "associazione di Don Silvano, che amministra i beni sequestrati ai clan, favorisce la «mafia» dei propri amici e utilizza i soldi pubblici per scopi privati. Mentre don Silvano recita omelie in memoria dei caduti sul lavoro, i dipendenti della sua onlus sono privati dei diritti elementari. Legalità e trasparenza valgono solo per gli altri. In casa propria ci si regola invece secondo convenienza. E se i bilanci sono truccati, amen." (dalla presentazione su Il Giornale)

Sulla formazione professionale, i cui centri sono appannaggio dei sindacati e di cordate politiche, basta citare il recente scandalo dello CSEA, vicino alla CISL ed anche all'ex vice sindaco (Pd) di Torino: un crac che ha bruciato decine di milioni di euro pubblici in quindici anni.
Magari un qualche altro scrittore potrà cimentarsi su questo settore, nel quale finanziamenti europei alla formazione sono stati gettati per gestire clientele e affari, come per altro non molto diversamente è accaduto nel resto d'Italia.

Se un paio di anni fa la comparsa di Matteo Renzi nell'asfittico panorama politico italiano aveva acceso qualche speranza anche a Torino, queste si sono spente in meno di un anno quando pressoché tutto l'establishment democratico si è allineato sul toscano, tanto che per le prossime elezioni regionali non sono state fatte le elezioni primarie per il candidato presidente del centro sinistra. Tutti imbarcati con Chiamparino: il sindaco misteriosamente "più simpatico d'Italia

Tutto questo dovrebbe preludere a un fosco presagio per il Sistema Torino di fronte alle prossime elezioni. Del resto tale locuzione, che fu coniata dalla giovane consigliere comunale torinese del M5S Chiara Appendino, indica chiaramente chi raccoglierà i frutti della rivolta che dai libri passerà ai voti.


SOCIETA'
La violenza politica: un tabù per le scuole?
15 novembre 2012


Ieri mattina scendendo dalla metropolitana mi sono trovato, nei pressi del mio ufficio a Torino, nel mezzo della manifestazione studentesca proprio quando il corteo si è fermato. Una parte ha raggiunto il cantiere del grattacielo progettato da Renzo Piano, e poco dopo un poliziotto veniva circondato e bastonato a terra da una decina di autonomi con caschi e mazze, cui è seguito il lancio di un lacrimogeno e l'arrivo dell'ambulanza. Ho visto decine di studentesse terrorizzate telefonare ai genitori, rassicurando che se le cose continuavano a mettersi male avrebbero preso subito il largo dalla manifestazione.

La simpatie verso le varie forme di radicalizzazione, che può sfociare in terrorismo e violenza, hanno ormai in tutto il mondo la configurazione liquida di soggetti che nei network sociali trovano reti nelle quali identificarsi, collaborare, scambiare valori e condividere narrative e forme di propaganda. Così dal pomeriggio di ieri, la sera e la notte, la rete Internet in Italia era uno specchio che rifrangeva viralmente la stessa immagine: la fotografia un ragazzino molto giovane con la testa insanguinata per una manganellata della polizia. Una fotografia spesso presentata per italiana, mentre era in vero un fatto occorso in Spagna. Questo non rende meno grave l'accaduto, ma fotografie del fatto cui ho assistito io, non c'era traccia in rete, mentre il linguaggio che accompagnava l'immagine del giovane spagnolo erano di una violenza incredibile che riesumava tutti i fantasmi degli anni di piombo: la pace sociale è finita, lo stato è il solo terrorista, è la polizia che provoca gli incidenti…

Da un anno gli analisti parlano chiaro. Con le lettere esplosive a Equitalia, i morti e i feriti di Firenze,  gli arresti di neofascisti a Roma, la gambizzazione di Adinolfi a Genova e, il meno noto, avviso del massimo coordinatore europeo di antiterrorismo, Gilles de Kerchove, sul riaccendersi di pericoli dal fronte dell'estrema sinistra, ci troviamo in un clima fertile per la violenza con un humus ideale nella recessione economica del nostro paese.

In questo contesto, la risposta al riaccendersi di fenomeni di radicalizzazione violenta viene demandata alle istituzioni dello Stato, in particolare alle attività di sicurezza nelle due varianti di polizia e intelligence, cui si accompagna il discorso pubblico come la condanna di Fassino verso i fatti di ieri definiti giustamente, "Un attacco squadristico di inaudita violenza", cui si aggiungono gli interventi di editorialisti, politici e uomini di cultura.

Mancano però a mio avviso due soggetti. Chi potrebbe compiere un importantissimo lavoro di prevenzione della cultura delle violenza politica: la scuola. E chi potrebbe contrastare le narrative della propaganda: le vittime della società civile che hanno vissuto sulla loro pelle le disgrazie arrecate dalla violenza e dal terrorismo.

A livello Unione Europea sono state attivate reti di collaborazione per lo studio delle migliori prassi di contrasto alla radicalizzazione ponendo attenzione proprio a questi due soggetti. L'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (Aiviter) ha presentato questa estate un progetto per le scuole di Torino al fine di attivare corsi di cittadinanza attiva per educare alla cultura del dialogo e della non violenza. Alla luce di quello che è successo ieri è veramente inspiegabile che manchi una risposta interessata da parte degli insegnanti e delle scuole.

La violenza politica non può essere oggi una materia tabù.
politica interna
L'abuso di riconciliazione dell'ex Pci Fassino
24 maggio 2012
Il sindaco di Torino Fassino torna sui suoi passi e rinuncia a sposare l'ex terrorista, dopo le proteste della famiglia di Pietro Coggiola e dell'Associazione Italiana Vittime del terrorismo.
Va aggiunta questa osservazione che mi ha scritto Roberto Turino :

"Il sindaco ha preso una cantonata. Quando si parla di 'riconciliazione', sono coinvolte tre parti, gli ex terroristi, lo stato e le vittime. Quest'ultime sono quasi sempre ignorate e, comunque, vengono evidentemente per ultime.
Anche nel caso Fassino-D'Amore con chi si sarebbe dovuto riconciliare l'assassino di Coggiola? Con il sindaco in quanto rappresentante della città, o non forse con i famigliari delle sua vittima? Ma quest'ultimi naturalmente non sono mai stati sentiti.
In realtà la 'riconciliazione', come dimostra questo episodio, sembra soprattutto un discorso interno alla sinistra. Quasi un ritorno nella grande famiglia di compagni che allora 'sbagliarono'
."



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permalink | inviato da hommerevolte il 24/5/2012 alle 15:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
Fassino e l'ex terrorista
22 maggio 2012
Diciamola così: domenica in un teatro gremito di vips e studenti comandati da docenti tanto legalitari quanto democratici, hanno parlato di violenza politica.
A moderare c'era uno che se ne intende: l'ex LC Gad Lerner.



A farsi pubblicità un sindaco, Piero Fassino, che non ha di meglio da dire nell'occasione che annunciare il matrimonio di un ex terrorista. Uno che dopo aver ammazzato un dirigente della Lancia 25 anni fa, dopo aver fatto un rapina mentre era ai domiciari 15 anni fa, ora lavora da anni per il Comune di Torino... e sente il bisogno che il primo cittadino gli sia vicino in questo momento di gioia. In fondo appartengono tutto allo stesso album di famiglia, perchè negargli la foto ricordo al matrimonio?
politica interna
Lo schiaffo di De Rita a Torino
5 dicembre 2011
«Bisogna superare l’autocentratura: chiusa l’epoca della one-company town, si è aperta l’era dei grandi eventi (Olimpiadi, Ostensione, Italia 150) dopo cui la città resta sola con se stessa e con i lasciti» Dice il presidente del Censis al sindaco di Torino, Fassino.
...Che alle critiche risponde annunciando l'arrivo di fondi immobiliari giapponesi...



Foto by Fulvio Bortolozzo Il grattacielo di Intesa/San Paolo in costruzione a Torino nell'aera di Porta Susa

Siamo seriamente preoccupati: siamo al terzo sindaco immobiliarista!

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politica interna
Endorsment torinese
10 maggio 2011

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permalink | inviato da hommerevolte il 10/5/2011 alle 10:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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