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CULTURA
Presentazione del libro "Ricordare Stanca"
23 marzo 2014
Guglielminetti, Coco, Fontana




Sabato 22 marzo - ore 17.00
Cartolibreria Centrale Boragno
Via Milano 4 - Busto Arsizio
Massimo Coco, figlio del magistrato ucciso dalle Brigate Rosse nel 1976, racconta la sua storia in un libro edito da Sperling & Kupfer. Incontro introdotto da Luca Guglielminetti e presentato da Gianluigi Fontana, procuratore capo del Tribunale di Busto Arsizio, con interventi al pianoforte di Gabriele Toia (musiche di J.S. Bach)

Si veda anche:
musica
Requim in memoria delle vittime del terrorismo
20 dicembre 2013

BEATI QUI - In memoria delle vittime del terrorismo from Luca Guglielminetti on Vimeo.

Prima assoluta della composizione di Massimo Coco "Beati qui" («beati qui persecutionem patiuntur propter iustitiam quoniam ipsorum est regnum coelorum» - beati i perseguitati per sete di giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli) per coro misto e orchestra eseguita al Teatro Carlo Felice di Genova il 9 novembre 2013. Patrocinata da Aiviter, Città di Genova, Regione Liguria, e con l'adesione del Presidente della Repubblica.

SOCIETA'
Concerto in Memoria delle vittime del terrorismo al Carlo Felice.
19 novembre 2013
musica
CONCERTO IN MEMORIA DELLE VITTIME DEL TERRORISMO
5 novembre 2013
SOCIETA'
Concerto per le vittime del terrorismo
23 ottobre 2013
SOCIETA'
Gli anni di piombo e la forza del destino
9 febbraio 2013

Ricordare stanca
, il libro di Massimo Coco, figlio del Procuratore Generale di Genova Francesco ucciso con la scorta dalla Brigate Rosse a Genova nel 1976, si presenta certamente anomalo nel panorama della letteratura dei figli degli anni '70, e in particolare quella che investe le vittime del terrorismo. Tale natura particolare, sono certo che assicuri a questo libro vita difficile, per non dire ostracismo, in un paese dove la polemica culturale è ingessata da vent'anni sugli stessi binari morti e dove sui temi del terrorismo vige un conformismo ferreo tra le parti. I supplementi dei quotidiani e le riviste letterarie si guarderanno bene dal recensirlo, anche se in vero Ricordare stanca chiude un ciclo di produzione editoriale: quello aperto nel 2006 da Giovanni Fasanella, con il suo I silenzi degli innocenti.

L'anomalia del libro si articola, da una parte, nell'approccio irriverente e sarcastico dell'autore verso quanto è stato scritto ed agito dai colleghi di disgrazia, in particolare dagli altri figli autori di libri e interpreti del ruolo di vittime del terrorismo; dall'altra nell'approccio laico, al confine con il paganesimo, verso i cosiddetti "ex terroristi" e "cattivi maestri".

Nel Capito 2 troviamo una caustica descrizione del modo in cui si articola il mondo delle vittime, superstiti e familiari, del terrorismo: "…la prima Grande Classificazione Organica di quella specie animal-umana denominata appunto "Vittime del Terrorismo". Un Victimarium che, parafrasando la tassonometria dantesca con i suoi 'gironi' e 'bolge', introduce la prima questione politicamente scorretta, con la macro divisione tra vittime di serie A (le VIPtime) e quelle di serie B (le vittime).
Al ciclo aperto da Fasanella con i ritratti paritetici ed orizzontali di una selezione di vittime del terrorismo e delle stragi, cui veniva restituita la parola dopo decenni di silenzio e sudditanza alla dittatura testimoniale degli ex terroristi, era seguita la produzione delle opere dei singoli: i figli o le figlie dei vari Calabresi, Tobagi, Rossa, Moro… Giunge adesso il libro di Massimo Coco a chiudere il ciclo, assumendosi la responsabilità di fare un bilancio agro-dolce di tale produzione editoriale con relativi risvolti pratici: le carriere dei singoli, ma soprattutto la loro diffusa attitudine a predicare e praticare la pacificazione con gli ex terroristi.
Su questo terreno si innesta la seconda peculiare anomalia del libro: la rivendicazione del diritto alla rabbia verso cotanta barbaria. Diritto tanto più reclamato in virtù del fatto che i responsabili materiali dell'omicidio del padre, Francesco Coco, non sono stati mai identificati dalla giustizia. Diritto al quale segue la legittima ricerca di vendetta: o quella civile costituita dalla applicazione della giustizia, o quella etica rappresentata dalla facoltà di cogliere ogni occasione per menare schiaffi morali ai cattivi maestri che ancora rivendicano la giustezza della causa per cui presero, od invitarono a prendere, in mano le armi.
Una vendetta, quella di Massimo Coco, che accoglie la cultura civile della non violenza ma che, nel contesto di un vita di musicista classico e rispettoso della Forza del destino, si configura come richiamo ad una laicità dai toni pagani che mal sopporta la retorica buonista, fatta di amore e pacificazione veicolati a piene mani e lacrime dalla VIPtime.

In conclusione, tutti i libri scritti dai figli delle vittime del terrorismo degli anni di piombo costituiscono in primis un omaggio affettuoso nei confronti dei padri uccisi e degli agli membri di famiglie spezzate (le madri vedove, i fratelli). Essi però formano un corpus letterario che nella sua pluralità di voci, sarebbe bene considerare tutte dotate di valore morale proprio ed autonomo. Un paese civile non avrebbe difficoltà ad accogliere tali differenze: uno ipocritamente cattolico, invece, resterà scandalizzato.
SOCIETA'
Vittime del terrorismo: "ferite aperte, discorso aperto"
20 ottobre 2012
politica interna
Caso Enrico Fenzi a Genova
21 marzo 2011

L'accademia tra ANPI ed AIVITER

Il caso di un convegno sul Petrarca cui l’Università di Genova revoca il patrocinio e che viene alla fine disdetto a causa della protesta delle vittime del terrorismo per la presenza, tra gli oratori, dell’ex-terrorista Enrico Fenzi, ha animato una serie di polemiche sulla stampa ligure.
Dalla figlia di Fenzi, dai colleghi di accademia del professore Fenzi, l’Aiviter, l’associazione delle vittime, viene accusata di censura, o ancor peggio, di fomentare una clima di vendetta con arcaismi giuridici e pena di morte.

Aivier in tutte le occasione del genere, che guarda caso sono molte e frequenti ed inversamente proporzionali a quelle che ha l’associazione di esprimersi in pubblico, ha sempre solo invitato ad attenersi alla discrezione così come l’ha invocata il Presidente Napolitano, le cui parole sono riportate puntualmente ogni volta in tutti i comunicati dell’Associazione.

L’impressione è però che pochi abbiano letto il comunicato Aiviter( http://www.vittimeterrorismo.it/iniziative/comincato-castel2011.htm)
Il professore Vittoro Coletti - ad esempio - su “la Repubblica” (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/06/polemiche-all-universita.html) scrive: "Le vittime delle Brigate Rosse hanno ragione a non dimenticare, ma non sono esentate dal dovere di capire e distinguere, anche se le ferite del terrorismo fanno ancora male.”
Evidentemente non ha letto il comunicato, ma soprattutto nel suo lungo testo non compare alcun riferimento a un fatto riportato alla parte centrale del testo del comunicato, che gli è comunque noto.

Questo: “E’ inoltre assurdo che proprio nel pomeriggio di oggi – come si legge sulla stampa cittadina – venga inaugurata, in pompa magna, nella stessa Facoltà di Lettere e Filosofia, una nuova sezione dell’Associazione Nazionale Partigiani, ANPI intitolata alle “Vittime della strage neofascista di Piazza della Loggia a Brescia”.
Restiamo increduli di come la stessa Facoltà di Lettere del nostro Ateneo possa – nello spazio di soli due giorni – da un lato onorare le vittime della strage di Brescia e nel contempo onorare un suo ex docente, che è stato un ideologo del terrorismo “rosso” che ha insanguinato il nostro Paese negli “anni di piombo”.”

Il paradosso che il professore Vittoro Coletti fa finta di non vedere è che la sua Facoltà necessita di una sezione del ANPI al suo interno evidentemente per difendere la memoria e i valori della resistenza antifascista, compreso lo stragismo fascista, ma naturalmente non le serve una sezione di AVITER per difendere la memoria e i valori di chi è caduto sotto i colpi dei terrorismo comunista.
L’Anpi può presidiare quindi la cultura dell’accademia. Le vittime del terrorismo (rosso) no: hanno ancora da imparare l’ABC della giurisprudenza e del diritto. O forse, più probabilmente, disturbano ricordando a chissà quanti professorini il loro passato da ex studenti calamitati dalla retorica di qualche focoso oratore rivoluzionario.

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