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politica interna
La Stampa organo ufficiale dei neo gramsciani?
17 marzo 2012
Che il giornale che fu di Carlo Casalegno, vicedirettore azionista ucciso dalla Brigate Rosse, oggi - dopo 35 anni - permetta nelle sue pagine culturali la difesa di Gramsci incrociata al killeraggio accademico ("privo di credenziali scientifiche") contro colui i cui studi sulle BR sono tradotti, pubblicati e apprezzati in tutto il mondo anglosassone, è francamente ignobile se non sarà seguito da una qualche replica a breve.

Stiamo parlando di Angelo D'Orsi verso Alessandro Orsini, su La Stampa del 15 Marzo scorso.

La polemica nasce di recente: qui sul sito della Fondazione Nenni il 21 febbraio scorso, il primo scambio polemico tra i due.
Poi quello a seguito dell'articolo di Roberto Saviano su la Repubblica: commentato sul sito di Notizie Radicali e qui Turati: più che Saviano, Orsini

Vadiamo se a quest'ultimo attacco del barone sessantottino, guardiano dell'ortodossia gramsciana in terra subalpina,  troverà nell'accademia torinese qualcuno che risponda sulle stesse  pagine di quel giornale ...che fu di Carlo Casalegno!

CULTURA
Turati: più che Saviano, Orsini
29 febbraio 2012


Riconoscere il merito è sempre attività difficile in Italia anche quando le cose sono poste in termini lineari. Se ieri Roberto Saviano su "la Repubblica" ha elogiato una saggio su Gramsci e Turati che demolisce il primo in favore del secondo, il merito non è di Saviano ma dell'autore del saggio: Alessandro Orsini.

Saviano non ha alcuna autonomia critica. Solo qualche anno fa firma l'appello di Carmilla online in favore del pluriomicida Casare Battisti, leader dei Proletari Armari per il Comunismo: altro che Filippo Turati!. Su temi che non fossero la camorra, ha preso cantonate a non finire. L'unica sua qualità è un po' di fiuto. L'unico suo orrizzonte: la ricerca di una sponda politica.

La vera novità del panorama culturale italiano risiede invece proprio nell'altro nome.
La qualità umana del soggetto la si percepisce già solo in questo intervento a Torino lo scorso novembre relativo al suo precedente libro sul terrorismo. Le sua capacità di analisi, la si può invece saggiare solo leggendo i suoi testi.




letteratura
La deriva giustizialista delle Lettere
12 giugno 2011


Bruno Pischedda sul Domenicale odierno del Sole24Ore, dopo un nano-excursus sulla figura dell'italico intellettuale e connotati annessi, giunge a una conclusione  che, più di mille saggi, fornisce lo stato della cultura in Italia.

L'autore di Gomorra, secondo Pischedda, sarebbe infatti il novello Pasolini di "Io so i nomi… Io so i nomi. Ma non ho le prove e nemmeno gli indizi", con la differenza che Saviano nei suoi testi porta le prove:  le prove giudiziarie, essenzialmente. Naturalmente!

La consegna alla prassi giudiziaria, nelle parole dell'ex direttore di Linea d'ombra, non può essere più totale: "A un minore slancio poetico, divinatorio, sapienziale, supplisce un più robusto atteggiamento empirico di cui è il giornalismo militante a fornire la matrice."

Il postulato che manca per concludere l'articolo esplicitandone completamente il senso è che l'unico intellettuale possibile oggi è il giornalista militante: Roberto Saviano è solo il migliore in quanto "esperienza emotiva e territorio in lui coincidono".

Il ricercatore milanese non si accorge, o avvalla spudoratamente, il tentativo, da 20 anni a questa parte,  di fondare tutta la politica, le idee e la storia del nostro paese solo sul loro asse giudiziario. Questo tentativo dovrebbe essere evidente, a una sinistra liberale, che è figlio di una cultura da inquisizione più che da umanesimo, come ancora con Pasolini eravamo 'ben' abituati (anche se forse un certo furore manicheo era già presente).

Si consiglia, allora, la lettura del solito Todorov, giacché le ampie "zone grigie" della storia del nostro paese necessiterebbero di Primo Levi, cioè uomini di Lettere, non di giornalisti di giudiziaria.



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