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C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
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Lo storytelling riformista appaltato e superficiale di Matteo Renzi
7 dicembre 2016


I'ex direttore de "la Repubblica", Ezio Mauro, ieri nel suo lungo articolo di fondo focalizza la responsabilità di Matteo Renzi nel suo spavaldo e semplificatorio post-linguaggio, alla cui origine pone la carenza culturale.

Ho fatto politica attiva saltuariamente nella mia vita: l'ultima in appoggio a Metteo Renzi quando perse le prime primarie del PD, sul presupposto illuminista che ci fosse coerenza tra pensiero (cultura) ed azione (politica). Quando domenica notte ho sentito che nel suo intervento sulla sconfitta referendaria l'unico riferimento culturale è stato al fondatore dei boy scout, Baden-Powell, mi è venuto in mente il dubbio espresso nel 2012 sulle fondamenta culturali del Renzi autore del pamphlet "Stil novo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter".
Allora i fondamenti culturali ivi citati, a parte i personaggi storici fiorentini, erano due giganti: Albert Camus e James Hilman e mi domandavo se si trattasse di un testo scritto da lui o da
un ghost-writer, e scrissi: "La risposta la potrà fornire solamente il tempo, con la sua famosa galanteria".

La risposta l'ha sancita il risultato di domenica: la cultura non la si può appaltare a terzi. Nella fattispecie a quello che probabilmente è il ghost-writer del libro e il consigliere dell'allora sindaco e poi premier, Giuliano Da Empoli.

La cultura socialista che emergeva piuttosto netta nel primo Renzi, quello delle prime Leopolde, e che ricordava
l’alleanza riformista fra il merito e il bisogno del celebre discorso pronunciato da Claudio Martelli in occasione della conferenza programmatica del partito socialista che si tenne a Rimini nel 1982, è risultata più uno storytelling di superficie suggerito appunto da Giuliano Da Empoli ed ancora utilizzato un mese fa per motivare la manovra in  votazione oggi al Senato, ma la sostanza di Renzi è quella emersa alle strette di fronte al disastroso risultato del referendum costituzionale: la cultura scout da "Old boy network", quello che viene chiamato "Giglio magico". Buona per governare ragazzi, ma non un Paese.

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