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ARTICOLI PRINCIPALI SU TERRORISMO E RADICALIZZAZIONE
L'Italia (che non è la Danimarca) parte con la prevenzione soft del terrorismo 27 Novembre 2015
Di fronte la strage di Parigi: The soft (power) is the hardest 15 Novembre 2015
Torino prima città con una piano di prevenzione della radicalizzazione violenta? 28 luglio 2015
Dei diversi approcci di prevenzioni del terrorismo 28 giugno 2015
Softpower, deradicalizzazione e contronarrative nella prevenzione del terrorismo 16 gennaio 2015
Softpower nella prevenzione del terrorismo: il divario europeo 17 ottobre 2014
Il processo di radicalizzazione violenta del movimento No Tav 25 aprile 2014
Dopo il caso Delnievo, la prevenzione verso il rientro dei combattenti in Siria 26 giugno 2013


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SOCIETA'
Islam, migrazioni e terrorismo
3 marzo 2017


I tre testimoni del corso "ISLAM: RADICI, FONDAMENTI E RADICALIZZAZIONI VIOLENTE" in una delle scuole piemontesi coinvolte: Elisabetta Farina, vittime del terrorismo, l'Imam Idris Bergia e il profugo somalo Abdullahi Ahmed.
politica estera
#PrayForQuebec" does not exist
1 febbraio 2017
"Pray for Quebec" non esiste. Due giorni dopo l'attacco alla moschea di Quebec City, con sei morti e diversi feriti, nonostante l'atto sia stato subito definito di terrorismo dal Primo ministro canadese Justin Trudeau e dagli altri paesi, non esiste disegno o banner virale sul web e sui social che manifesti la solidarietà alle vittime.
Eppure a essere colpito è un paese occidente, non una lontana landa africana o asiatica, i cui attentati quotidiani non scuoto più alcuna coscienza occidentale da tempo.

La ragione risiede forse nel fatto che il presunto colpevole non sia un esponente dello Stato Islamico, ma un giovane canadese bianco e xenofobo radicalizzato non nell'ideologia jihadista ma nell'islamofobia?
Una novità che lascia sconcertati. Non siamo di fronte a musulmani che uccidono altri musulmani, sunniti contro sciiti, wahabiti contro apostati.
Dopo anni in cui l'ostilità verso i musulamani dei nostri paesi, accomunati in tanta pessima stampa con terrorismo e migrazioni, si è espressa in forme continuative ma contenute di violenza, siamo forse di fronte ad un passaggio che dalla lotta ufficiale al terrorismo degli Stati, evolve in un terrorismo-"contro"-terrorismo di matrice anti-islamica?

Più probabile che ci si trovi di fronte ad un caso simile al norvegese Behring Breivik della strage dell'isola di Utoya del 2011: soggetti solitari. Ma il clima non è certo isolato:  per usare le parole del grande umanista franco-bulgaro Tzvetan Todorov: “Oggi l’islamofobia e il jihadismo si rafforzano vicendevolmente”.

In ogni caso è stato difficile disegnare un cartello "Pray for Quebac". Probabilmente perché chi è stato ucciso stava proprio pregando. Non pregava però come "preghiamo" noi, laici o credenti, quando mettiamo un "mi piace" o condividiamo un messaggio di sentita vicinanza per delle vittime. Tutte e sei le vittime stavano pregando veramente e in una modalità islamica che o non conosciamo quasi, o ci risulta lontana ed estranea.
Ho l'impressione che lì risieda il cortocircuito che ha impedito agli stessi canadesi, e a chiunque altro in Occidente, di esprimere la frase solidale "Pray for Quebac".

Non proverò a pregare, ma ricordare i loro nomi e i loro volti è l'atto minimo per contrastare la de-umanizzazione che rischia di accompagnare queste vittime anche dopo il loro atroce massacro.



Qui le loro storie

politica estera
Dopo il bando di Trump per l'ingresso in USA da 6 paesi mussulmani
30 gennaio 2017
CULTURA
L'Europa islamizzata dell'esoterico Buttafuoco
5 settembre 2016



Che il più simpatico intellettuale della destra italiana si sia convertito all'Islam non deve stupire. Chi ha fatto il percorso opposto, come Magdi Cristiano Allam, si è trovato completamente spiazzato dall'ascesa dell'attuale Papa che è percepito come troppo dialogante con l'Islam anche da molti non credenti di sinistra.
La scelta di Pietrangelo Buttafuoco, ora col nome 'saracino' di Giafar al Siqilli, si inserisce invece in una filone alto della cultura di destra europea: quello esoterico di René Guénon che difende la Tradizione con la t maiuscola. Un sincretismo che prende il ‘meglio’ di tradizione pagana, giudaico-cristiana e islamica contro il nichilismo e l'illuminismo della modernità.
Il risultato è un dotto appello alla destra, solo apparentemente paradossale, in favore dell'islamizzazione dell'Europa, perché solo l'Islam ci può restituire "Dio, Patria e Famiglia".

Detto ciò, la lettura del pamphlet è interessante ed utile per comprendere la "firna" (che Buttafuoco piega al termine estremo di ‘faida’) che sta colpendo il mondo mussulmano e che viene giustamente ricordato essere la prima vittima del terrorismo jihadista.

Qui il capitolo sulla sua conversione pubblicato su Il Foglio
POLITICA
ISLAM: RADICI, FONDAMENTI E RADICALIZZAZIONI VIOLENTE. Video della manifestazione finale
16 giugno 2016

Dal canale youtube del Consiglio regionale del Piemonte:
Vedi per ulteriori info anche i pos: qui e qui  e sul sito dell'Associazione Leon Battista Alberti
politica estera
Scuola e resistenza alle narrazioni dello Stato Islamico e dell'islamofobia
30 maggio 2016
I video realizzati dagli studenti dell'area metropolitana Torino  nell'anno scolastico 2015/2016, nel quadro del corso:

"ISLAM: RADICI, FONDAMENTI E RADICALIZZAZIONI VIOLENTE. Le parole e le immagini per dirlo"

Promosso da: Commissione Legalità della Città di Torino con le Associazioni: CO.RE.IS. Comunità Religiosa Islamica, ASAI Associazione di Animazione Interculturale, ANPE Associazione Nazionale Pedagogisti, LBA Leon Battista Alberti, in collaborazione con il CE.SE.DI. e il sostegno del Consiglio regionale del Piemonte.



SOCIETA'
Scuola e resistenza alle narrazioni dello Stato Islamico e dell'islamofobia
26 maggio 2016
Invito 30 maggio 2016
MANIFESTAZIONE FINALE DEL CORSO "ISLAM: RADICI, FONDAMENTI E RADICALIZZAZIONI VIOLENTE" NELLE SCUOLE DELLA CITTA' METROPOLITANA DI TORINO.
Ulteriori informazioni qui:
http://www.kore.it/Associazioni/islam.html

politica estera
Isis e Islam nelle scuole: degli approcci
30 gennaio 2016

L'iniziativa promossa dalla Fondazione Corriere della Sera nell'autunno 2015 e  rivolta agli studenti delle scuole superiori (15-18 anni) di Milano, dal titolo L’Isis spiegato (non solo) ai ragazzi, è un buon esempio in negativo di come un approccio paternalista sia controproducente. I migliori giornalisti, i più preparati, non sono infatti i soggetti corretti ad affrontare nelle scuole i temi dell'Isis e delle sue relazioni con l'Islam e la sua storia.

I casi di proteste di studenti di religione islamica non sono infatti la spia di una generica difficoltà ad affrontare il tema, come sottolineano lo stesso Corriere qui e il magistrato Guido Salvini  sul Foglio qui, ma sono piuttosto la spia di un metodo errato e contro-producente, al di là dei buoni propositi.

In Europa il tema è affrontato da tempo, gli approcci sperimentati, discussi e resi pubblici: basta consultare la Collezione di buone pratiche dalla RAN che dal 2011 ha attivato gruppi di lavoro sui vari ambiti di intervento della prevenzione della radicalizzazione violenta che porta al terrorismo, facendo confrontare gli operatori che lavorano sul campo nei vari Stati membri,

In tale rete della Commissione Europea non mancano italiani e l'Italia, pur in ritardo in questo genere di interventi e politiche di prevenzione, sta comunque compiendo i primi passi. Esistono infatti già esperienze pilota locali che, insieme a quelle degli altri paesi, ci indicano la metodologia e l'approccio più efficace per gli intervenire nelle scuole.

Porto solo due esempi.

Dietro il termini di peer education c'è un pratica pedagogica molto potente, quella di utilizzare gli stessi studenti per formare i loro coetanei. Una esperienza recente a Lodi ci segnala il successo di un approccio che porta nelle classi gli stessi studenti, originari da famiglie di paese mussulmani, a parlare di Islam e terrorismo con i loro coetanei.

Il secondo esempio riguarda un secondo soggetto indicato ad intervenire e sono naturalmente gli insegnanti. Se si vogliono evitare tanto le discriminazioni islamofobiche, quanto le derive di radicalizzazione violenta tra i giovani studenti, il primo passaggio fondamentale riguarda una massiva formazione dei docenti. Quelli di tutti gli ordini e gradi perché servono competenze sia nella scuola primaria che permettano corretti approcci psicopedagogici  per formare identità emotive in grado di confrontarsi pacificamente con il diverso, sia didattiche nelle superiori che rafforzino le capacità di pensiero critico di fronte alla propaganda violenta e i tentativi di reclutamento via Web.

E' stato lanciato la settimana scorsa un tavolo di lavoro a Milano che si occupa di queste politiche e di questi interventi, in stretto contatto con le suddetta rete europea, l’amministrazione cittadina e i soggetti che a Milano e in Italia lavorano ai vari livelli sul problema. La Fondazione Corriere della Sera sarà sicuramente benvenuta.

POLITICA
Islam e radicalizzazione
18 dicembre 2015

Islam e radicalizzazione from Luca Guglielminetti on Vimeo.

“Islam e radicalizzazione. La cultura dei diritti umani per contrastare gli estremismi violenti”

Torino lunedì 14 dicembre 2015

POLITICA
Radicalisation awareness at the City Counsil of Turin (It)
14 dicembre 2015
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