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C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
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SOCIETA'
#stayhumanmessanger Narrative resilienti delle scuole
11 maggio 2018


Manifestazione finale del 9 maggio dell'attività didattica svolta nelle scuole torinesi dal corso "Islam: radici, fondamenti e radicalizzazioni violente", giunto alla sua terza edizione grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo
L'unico corso in Italia che, per prevenire la polarizzazione e gli estremismi violenti, offre ai giovani uno spazio sicuro per discutere di argomenti delicati: Islam, migrazioni e terrorismi.
Oltre alla presentazione e premiazione dei lavori delle classi di studenti è intervenuto il magistrato Stefano Dambruoso per il Giorno della Memoria delle Vittime del Terrorismo e delle Stragi.

I video realizzati dagli studenti su YouTube
SOCIETA'
Razza bianca
9 febbraio 2018

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permalink | inviato da hommerevolte il 9/2/2018 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
Quando Shakespeare parlava a Salvini, Farage, Le Pen...
31 dicembre 2016

Isola di Lesvos (Grecia 2016), migliaia di giubbotti di salvataggio ed indumenti vari abbandonati da rifugiati e migranti sulla rotta balcanica.

Proteste e sommose contro immigrati, rifugiati o stranieri non sono certo stati una novità del 2016, né degli ultimi anni.
Quello che segue è la risposta retorica che William Shakespeare mette in bocca a un politico letterato come Tommaso Moro, quando l'autore de l'Utopia era sceriffo di Londra, in occasione dei moti xenofobi dell'Evil May Day del 1517 all'epoca di Enrico VIII.
Si tratta di un brano dell'opera "The Book of Sir Thomas More" di inizio XVII secolo, scritto a più mani, che ha la rarità di contenere l'unico testo manoscritto imputabile al Bardo e al quale viene affidato proprio il compito di scrivere l'oratoria di Moro di fronte la folla inferocita.




Immaginate allora di vedere gli stranieri derelitti,

coi bambini in spalla, e i poveri bagagli

arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto,

e che voi vi atteggiate a re dei vostri desideri

– l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato –

e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione.

Che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato a tutti

che a prevalere devono essere l’insolenza e la mano pesante.

Vorreste abbattere gli stranieri,

ucciderli, tagliar loro la gola, prendere le loro case

e tenere al guinzaglio la maestà della legge

per incitarla come fosse un mastino. Ahimè, ahimè!

Diciamo adesso che il Re,

misericordioso verso gli aggressori pentiti,

dovesse limitarsi, riguardo alla vostra gravissima trasgressione,

a bandirvi, dov’è che andreste? Che sia in Francia o Fiandra,

in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo,

anzi, ovunque non rassomigli all’Inghilterra,

orbene, vi trovereste per forza ad essere degli stranieri.

Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara

che, in un’esplosione di violenza e di odio,

non vi conceda un posto sulla terra,

affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole,

vi scacci come cani, quasi non foste figli e opera di Dio,

o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere,

ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste

di essere trattati così? Questo è quel che capita agli stranieri,

e questa è la vostra disumanità impietosa.
politica estera
Per il suicido etnico di Europa e Italia
29 febbraio 2016
Ma libertà e i suoi nemici
Talvolta i libri diventano più chiari e cocenti nel loro messaggio molti anni dopo. È i caso di “La libertà e i suoi nemici”, un intervista a Michael Walzer, un dei massimi esponenti liberal degli Stati Uniti, da parte di Maurizio Molinari, oggi direttore de La Stampa.

Il messaggio fondamentale di tale testo, edito da Laterza nel 2003, è che la sinistra non può lasciare alla destra il tema della sicurezza e della lotta al terrorismo. Ma quello che mi preme sottolineare oggi, di fronte alle ondate di profughi e migranti verso l’Europa, è un singolo passaggio. Questo:
Domanda: Nel suo libro “Sulla tolleranza” (“On Tollerance”, 1997) ha scritto che non tutto il mondo è tollerante come l’America, lo crede ancora?
Risposata: Sì, certo. La differenza cruciale è che nel XIX secolo in America, per il bene del paese intero, gli anglosassoni hanno accettato di trasformarsi in minoranza sul loro stesso territorio. Nessuno ha mai preso neppure in considerazione che italiani, olandesi o tedeschi potessero diventare minoranze nel loro paese. I norvegesi rappresentano il caso simbolo: fecero la secessione dalla Svezia per potere continuare nel futuro a riprodursi, per non mutare come etnia, nel timore di estinzione. Noi invece abbiamo accettato curdi, polinesiani, congolesi, tutti. L’integrazione dei mussulmani è un problema più europeo che americano, perché ad esempio gli italiani vogliono che l’Italia resti loro; da noi la realtà è diversa.
I dati demografici ed economici basterebbero all’Europa, e in particolare all’Italia, per dare il benvenuto ad ogni immigrato (rifugiato o meno), ma sappiamo bene che lo spettro di populismo e xenofobia si aggira nel nostro continente.

Eppure oggi mi pare lampante che i paesi Europei sono di fronte alla prospettiva di una lunga crisi, bellica e umanitaria, ai confini mediterranei e orientali, e quindi si trovano davanti alla stessa scelta dirimente dei nordamericani del XIX secolo: accettare o meno di diventare minoranza. Se l’Unione Europea imploderà, sarà forse a causa di politiche monetarie e crisi economiche di singoli stati, ma il senso più profondo credo sarà quello di non aver avuto tutti il coraggio di scegliere quello che solo all’apparenza è un “suicidio etnico”, ma che, come la storia degli USA nel XX secolo dimostra, in vero si tratta dell’unica determinazione da prendere, se si hanno serie ambizione e responsabilità politiche.
Questa scelta potrebbe essere almeno fatta propria da quei paesi che furono all’origine del percorso di integrazione europea, o almeno da quei paesi mediterranei che più hanno sedimentato la cultura del contagio. Nessuno dice che sia scelta facile e indolore. Sono evidenti i problemi di integrazione e gestione delle diversità: ma abbiamo anche un secolo di esperienze altrui che potrebbero aiutare le scelte delle politiche corrette, per non parlare dei casi dei secoli lontani (historia magista), imperi o califfati che fossero.

L’argomento cruciale non è fatto dell’astratto buonismo (su base etica, caritatevole e umanitaria) su cui investe gran parte nel suo discorso pubblico la sinistra italiana di fronte al tema immigrazione. Inoltre il caso francese dimostra come la sinistra stessa sia in grado di far propria qualunque politica di destra, come è successo a seguito degli spaventosi attentati terroristici del novembre scorso a Parigi. L’opzione di cui parla Michael Walzer è invece una scelta strategica di civiltà che prescinde da ogni contingente (e desueta) divisione politica, su cui dovrebbe rivolgere l’attenzione il dibatitto europeo.
diritti
Migrante nostro
5 agosto 2011
Si parla di situazione drammatica dei mercati, ma nel Mediterraneo la tragedia è continua.
Non completamente 'centrati' i due ultimi versi, forse.


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permalink | inviato da hommerevolte il 5/8/2011 alle 20:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
SOCIETA'
Fortezza Europa (versione1.1)
11 giugno 2011
Prologo : L'europa di fronte a un mare di profughi, rivolte e naufraghi. Il Mediterreneo: un mare d'ossa.

Il testo ha di fatto svolto il ruolo di scenggiatura per il video "omonimo" su YouTube: youtube.com/?watch?v=orujqcEceX8&feature=youtu.be

Cioè il video introduttivo alla convention "Saltando nella rete", organizzato dal Partito Democratico il 7 maggio 2011, con la partecipazione del candidato sindaco di Torino Piero Fassino.


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permalink | inviato da hommerevolte il 11/6/2011 alle 1:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
Fortezza Europa
23 aprile 2011
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