.
Annunci online

hommerevolte
Blog-Lab di Luca Guglielminetti e del Nuovo Caffé Letterario
Link
Cloud Tags

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Locations of visitors to this page

ARTICOLI PRINCIPALI SU TERRORISMO E RADICALIZZAZIONE
L'Italia (che non è la Danimarca) parte con la prevenzione soft del terrorismo 27 Novembre 2015
Di fronte la strage di Parigi: The soft (power) is the hardest 15 Novembre 2015
Torino prima città con una piano di prevenzione della radicalizzazione violenta? 28 luglio 2015
Dei diversi approcci di prevenzioni del terrorismo 28 giugno 2015
Softpower, deradicalizzazione e contronarrative nella prevenzione del terrorismo 16 gennaio 2015
Softpower nella prevenzione del terrorismo: il divario europeo 17 ottobre 2014
Il processo di radicalizzazione violenta del movimento No Tav 25 aprile 2014
Dopo il caso Delnievo, la prevenzione verso il rientro dei combattenti in Siria 26 giugno 2013


PROFILO - @Google

INCIPIT
C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
L'uomo in rivolta

Cerca sui miei blog



Nuovo Caffé Letterario

Anche su:


Nuovo Caffé Letterario

Promuovi anche tu la tua Pagina



Pubblicazioni on-line su: ISSUU


Video
Vimeo


SOCIETA'
Islam, migrazioni e terrorismo
3 marzo 2017


I tre testimoni del corso "ISLAM: RADICI, FONDAMENTI E RADICALIZZAZIONI VIOLENTE" in una delle scuole piemontesi coinvolte: Elisabetta Farina, vittime del terrorismo, l'Imam Idris Bergia e il profugo somalo Abdullahi Ahmed.
SOCIETA'
Scuola e resistenza alle narrazioni dello Stato Islamico e dell'islamofobia
26 maggio 2016
Invito 30 maggio 2016
MANIFESTAZIONE FINALE DEL CORSO "ISLAM: RADICI, FONDAMENTI E RADICALIZZAZIONI VIOLENTE" NELLE SCUOLE DELLA CITTA' METROPOLITANA DI TORINO.
Ulteriori informazioni qui:
http://www.kore.it/Associazioni/islam.html

politica estera
SEMINARIO “MIGRAZIONI OGGI: SOGGETTI E SCENARI”
13 aprile 2016

Nell'ambito della mostra Binario 18#stayhumanart

SEMINARIO “MIGRAZIONI OGGI: SOGGETTI E SCENARI”
 Ingresso gratuito - aperto al pubblico tramite iscrizione casella mail legalarte@virgilio.it fino a esaurimento posti
Riconosciuto come aggiornamento professionale per Polizia di Stato e Ordine giornalisti

14 APRILE 2016 ORE 9/13

Palazzo Falletti di Barolo
Via delle Orfane 7, 10122 Torino

PROGRAMMA
Saluti istituzionali: Fosca NOMIS – Presidente commissione Legalità Città di Torino

SOGGETTI E SCENARI

Germana TAPPERO MERLO, Analista di Politica e Sicurezza internazionale
Guerre e iniquità: le cause dei flussi migratori

Michele SOLE, Dirigente Ufficio Immigrazione Torino
Panoramica sui flussi migratori: dati e normativa di riferimento

Farhad BITANI, ex capitano dell’esercito afgano autore del libro
“L’ultimo lenzuolo bianco”: storia di una rivoluzione personale

RISCHI E PREVENZIONE

Germana TAPPERO MERLO: Analista di Politica e Sicurezza internazionale
ISIS e Jihadismo

Luca GUGLIELMINETTI, Rete della Commissione Europea sulla Radicalizzazione:
La prevenzione della radicalizzazione violenta

politica estera
Mostra d'arte e seminario su migrazioni oggi
10 aprile 2016

Mostra d'arte e seminario su migrazioni oggi.La mostra - a ingresso gratuito - è visitabile fino al 30 aprile a Palazzo...

Pubblicato da Luca Guglielminetti su Domenica 10 aprile 2016
  • Dal catalogo “binario 18: #stayhumanart” promosso da Legal@rte

RISCHI E PREVEZIONE

Le ricadute sull’Europa dello scenario di guerre e flussi migratori è sotto gli occhi di tutti e prendono le forme e i nomi di una serie di rischi diversi: la stessa tenuta dell’Unione europea, quella dei suoi trattati (Schengen) e dei suoi valori comuni; la coesione sociale dei singoli Stati membri, minacciata da xenofobia, nazionalismi e populismi che raggiungono sempre più alti livelli politici; e la minaccia terroristica con annesse le varie forme di radicalizzazione violenta che coinvolgono le comunità mussulmane.

Mi soffermo qui solo su l’ultimo di questi rischi, la cui prevenzione però ha ricadute positive su gli altri due.

Nella lotta al terrorismo, il significato di prevenzione è stato quasi  sempre associato alla repressione dell’atto eversivo in una delle fasi che precedono la sua attuazione concreta di attentato: dunque una prassi esclusiva degli organi di polizia ed intelligence.

Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, sono iniziate a comparire ricerche, analisi e poi progetti e pratiche finalizzate ad intervenire sulle radici del fenomeno terroristico, cioè nelle fasi di quello che viene definito il processo di radicalizzazione violenta, precedenti a quelle finali in cui i soggetti disumanizzano le vittime del proprio odio e la violenza diventa pratica tanto cieca quanto concreta.

Non si nasce terroristi, né si tratta di pazzi e di emarginati sociali allo sbando. Dall’analisi delle loro bibliografie sono invece stati tratti dei modelli che ci descrivono la pluralità di concause e gli stadi successivi per cui un soggetto si radicalizza fino a giungere ad unirsi ad un gruppo terrorista. Da questi modelli sono stati tratti approcci e pratiche  atti alla  prevenzione di tale processo nei gruppi a rischi e di de-radicalizzazione sui singoli soggetti.

I programmi che si occupano di questa forma di prevenzione sono noti a livello internazionale come politiche di CVE: contrasto all’estremismo violento, il presupposto di partenza è che “l'intelligence, la forza militare e l'applicazione della legge da sole non risolvono - e quando abusato possono invece esacerbare - il problema dell'estremismo violento"(1).

I tre pilastri delle sue azioni sono:
- Disseminare sensibilizzazione sui processi di radicalizzazione violenza e di reclutamento;
- Contrastare le narrazioni estremiste, come la propaganda jihadista, con la promozione on-line di contro-narrazioni promosse dalla società civile;
- Valorizzare gli sforzi delle comunità locali che intervengono consentendo di interrompere il processo di radicalizzazione prima che un individuo si impegni in attività criminali.

Nei paesi del nord d’Europa tali politiche di prevenzione vedono le istituzioni pubbliche coinvolgere la società civile, le ONG, gli opinion maker politici e religiosi, con partnership pubblico /privato, per attuare, ormai da un decennio, interventi nelle comunità a rischio, nelle prigioni, nelle famiglie, nelle scuole con strumenti educativi, psicologi, sociali e mediatici.

Dal 2011 la Commissione Europea, Direzione Generale Affari Interni, ha lanciato la RAN, Radicalisation Awareness Network (2), creando una rete di operatori che a vario titolo lavorano sul campo, per raccogliere le migliori pratiche e trasformare i migliori approcci di contrasto alla radicalizzazione violenta in politiche per gli Stati membri. I paesi latini del Sud Europa sono però in grave ritardo su questo terreno. La Francia solo dopo i fatti di Charlie Hebdo del gennaio 2015, ha iniziato ad investire massicciamente nelle politiche e nei programmi di CVE. Mentre l’Italia stenta ancora, con l’eccezione di qualche progetto pilota.

Eppure, queste politiche che intervengono sul pensiero critico dei giovani di fronte alla propaganda su Internet, sulla resilienza delle comunità multi-religiose e multi-etniche delle nostre città, nell’informazione alle famiglie che temono per i propri figli in fuga verso scenari di guerra, o nelle prigioni per evitare che siano fucine di terroristi, oltre a prevenire la radicalizzazione, producono benefici indiretti per gli altri due rischi esposto all’inizio: rafforzano la coesione sociale dei nostri paesi e diffondono i valori comuni europei di cittadinanza attiva, democratica, plurale e non-violenta.

politica estera
Per il suicido etnico di Europa e Italia
29 febbraio 2016
Ma libertà e i suoi nemici
Talvolta i libri diventano più chiari e cocenti nel loro messaggio molti anni dopo. È i caso di “La libertà e i suoi nemici”, un intervista a Michael Walzer, un dei massimi esponenti liberal degli Stati Uniti, da parte di Maurizio Molinari, oggi direttore de La Stampa.

Il messaggio fondamentale di tale testo, edito da Laterza nel 2003, è che la sinistra non può lasciare alla destra il tema della sicurezza e della lotta al terrorismo. Ma quello che mi preme sottolineare oggi, di fronte alle ondate di profughi e migranti verso l’Europa, è un singolo passaggio. Questo:
Domanda: Nel suo libro “Sulla tolleranza” (“On Tollerance”, 1997) ha scritto che non tutto il mondo è tollerante come l’America, lo crede ancora?
Risposata: Sì, certo. La differenza cruciale è che nel XIX secolo in America, per il bene del paese intero, gli anglosassoni hanno accettato di trasformarsi in minoranza sul loro stesso territorio. Nessuno ha mai preso neppure in considerazione che italiani, olandesi o tedeschi potessero diventare minoranze nel loro paese. I norvegesi rappresentano il caso simbolo: fecero la secessione dalla Svezia per potere continuare nel futuro a riprodursi, per non mutare come etnia, nel timore di estinzione. Noi invece abbiamo accettato curdi, polinesiani, congolesi, tutti. L’integrazione dei mussulmani è un problema più europeo che americano, perché ad esempio gli italiani vogliono che l’Italia resti loro; da noi la realtà è diversa.
I dati demografici ed economici basterebbero all’Europa, e in particolare all’Italia, per dare il benvenuto ad ogni immigrato (rifugiato o meno), ma sappiamo bene che lo spettro di populismo e xenofobia si aggira nel nostro continente.

Eppure oggi mi pare lampante che i paesi Europei sono di fronte alla prospettiva di una lunga crisi, bellica e umanitaria, ai confini mediterranei e orientali, e quindi si trovano davanti alla stessa scelta dirimente dei nordamericani del XIX secolo: accettare o meno di diventare minoranza. Se l’Unione Europea imploderà, sarà forse a causa di politiche monetarie e crisi economiche di singoli stati, ma il senso più profondo credo sarà quello di non aver avuto tutti il coraggio di scegliere quello che solo all’apparenza è un “suicidio etnico”, ma che, come la storia degli USA nel XX secolo dimostra, in vero si tratta dell’unica determinazione da prendere, se si hanno serie ambizione e responsabilità politiche.
Questa scelta potrebbe essere almeno fatta propria da quei paesi che furono all’origine del percorso di integrazione europea, o almeno da quei paesi mediterranei che più hanno sedimentato la cultura del contagio. Nessuno dice che sia scelta facile e indolore. Sono evidenti i problemi di integrazione e gestione delle diversità: ma abbiamo anche un secolo di esperienze altrui che potrebbero aiutare le scelte delle politiche corrette, per non parlare dei casi dei secoli lontani (historia magista), imperi o califfati che fossero.

L’argomento cruciale non è fatto dell’astratto buonismo (su base etica, caritatevole e umanitaria) su cui investe gran parte nel suo discorso pubblico la sinistra italiana di fronte al tema immigrazione. Inoltre il caso francese dimostra come la sinistra stessa sia in grado di far propria qualunque politica di destra, come è successo a seguito degli spaventosi attentati terroristici del novembre scorso a Parigi. L’opzione di cui parla Michael Walzer è invece una scelta strategica di civiltà che prescinde da ogni contingente (e desueta) divisione politica, su cui dovrebbe rivolgere l’attenzione il dibatitto europeo.
sfoglia
febbraio        aprile