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politica estera
Attacchi a Parisi. Pray for Paris
14 novembre 2015

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POLITICA
Le vittime del terrorismo tra Stato e società civile. Il ruolo delle loro associazioni: i casi paralleli di Italia e Francia.
15 marzo 2015

Tutti possono osservare gli atti di solidarietà nell'immediatezza dell'attacco tanto dello Stato che del corpo sociale colpito dall'attacco terroristico, ma è poco osservato, se non negletto, quanto occorre nei tempi successivi, brevi e lunghi che siano.

Prendiamo spunto dai fatti recenti di Parigi, dove due mesi fa, nel corso di tre giorni, tre terroristi hanno seminato sangue nello sgomento generale a livello mondiale, uccidendo 17 persone e ferendone 11. Che cosa ricordiamo oggi? Le immagini dei telegiornali e dei media, "Charlie Hebdo" e le sue vignette; le manifestazioni di solidarietà dell'11 gennaio in tutta la Francia e in giro per il mondo con la diffusione virale dei cartelli "Je suis Charlie"; l'eco del dibattito sul diritto di satira e di offesa delle religioni. Qualcuno rammenterà ancora il nome dei fratelli Kouachi e di Coulibaly, o il nome delle vittime più famose, come il disegnare Wolinsky e il direttore Charbonnier.

Nel frattempo le vittime hanno iniziato un percorso poco conosciuto dal giorno dopo le imponenti manifestazioni in loro solidarietà.

Innanzi tutto occorre precisare che le vittime non sono solo i morti e feriti. Ci sono gli illesi, i testimoni diretti dei fatti nella redazione del giornale, gli ostaggi del supermarket Kosher e della tipografia nell'epilogo di quei tre giorni, le cui conseguenze per lo shock subito si articolano in molteplici patologie. Ho incontrato pochi giorni fa il proprietario della tipografia a Dammartin-en-Goele, figlio di immigrati italiani dal Molise, Michel Catalano che mi ha raccontato come da quel giorno abbia perso il sonno: la morte gli è passata assai vicina.

Lo stesso per i feriti e i familiari, cioè le vittime indirette, dei morti e dei feriti sui quali le conseguenze del fatti si ripercuotono in termini psicologici, sociali ed economici che possono arrivare a travalicare le generazioni. Pensiamo al caso italiano di Piazza Fontana: nella battaglia per la memoria e le verità è coinvolto ormai un nipote, Matteo Dendena, della vittima diretta, Giuseppe.

Premesso che l'obiettivo di un attacco terroristico è sempre la società civile, sia che questo si articoli nella modalità indifferenziata della strage, o in quale selettiva degli obiettivi da colpire, la questione che voglio evidenziare è la risposta dello Stato e della società verso le vittime nel corso del tempo.

Tutti possono osservare gli atti di solidarietà nell'immediatezza dell'attacco tanto dello Stato che del corpo sociale colpito dall'attacco terroristico, ma è poco osservato, se non negletto, quanto occorre nei tempi successivi, brevi e lunghi che siano.

Restiamo nella Francia di "Carlie" e osserviamo cosa capita a livello di Stato e di società, verso le vittime dirette o indirette che siano. Il governo francese ha varato diverse forme di sostegno e riparazione dei danni subiti dalle vittime, ma queste non avrebbero affetto alcuno se non ci fosse un "corpo intermedio" che le rende fruibili ai familiari delle vittime e ai sopravvissuti. Questo corpo intermedio è l'associazione francese AfVT.org. In questi due mesi tale associazione sta facendo esattamente quanto in Italia svolge l'associazione Aiviter da 10 anni, cioè da quando è stata varata una legge specifica per le vittime del terrorismo, la n. 206 del 2004. Le associazione delle vittime rendono cioè noti ed applicabili quei diritti che altrimenti, solo garantiti sulla carta, sarebbero pressoché nulli ai più quando privi dell'intermediazione che li rende conosciuti e praticabili nei suoi spesso complessi iter burocratici.

E la società civile? Restando in Francia, dopo due mesi dagli attentati, sicuramente c'è una attenzione, al di là di timori per nuovi attacchi, verso le vittime. La si può misurare anche quantitativamente nelle vendite dei numeri successivi di Carlie Hebdo. Ma, come capita sempre, si insinuano già una serie di fattori che minano la solidarietà verso le vittime. Tra paure, sospetti e teorie cospiratorie, il terrorismo si giova del carattere equivoco del suo agire, comunicare e legittimassi e delle frequenti strumentalizzazioni dirette o indirette, nazionali o internazionali, che gli girano attorno.

Considerazioni del tipo: "le vittime se la sono se la sono cercata", oppure: "il governo non ha prevenuto l'attacco quindi forse era interessato a subire un attacco per giustificare le sue politiche interne e internazionali", sono reazioni che provocano il crollo della solidarietà, della fiducia nelle istituzioni, della coesione sociale e, nelle vittime, una seconda vittimizzazione.

Accade così che le associazione - che svolgono il ruolo sussidiario di far applicare i diritti delle vittime, sopra citato, oltre quello di salvaguardarne la memoria - si trovano presto prive di aiuto e sostegno dalla società civile. Non una raccolta fondi a loro favore, non una associazione di simpatizzanti (cioè non costituita da vittime) che si ponga a loro supporto o servizio. Esistono miriadi di associazione per le cause più disparate, comprese verso le vittime di conflitti e genocidi, ma non una verso le vittime di quel particolare conflitto che è il terrorismo.

Questo comporta che le associazioni delle vittime del terrorismo debbano sostenersi con la loro proprie forze: quelle dei loro membri, familiari di vittime e di sopravvissuto, al massimo di qualche ente privato o istituzione pubblica locale o europea. Chiedere un sostegno diretto ai rispettivi governi è una scelta politicamente improponibile: in Italia abbiamo coinvolgimenti diretti di parti dello Stato nelle stragi fasciste e dei ruoli ambigui nell'affrontare il terrorismo rosso; in Francia, fino a pochi anni fa, i governi, sotto la cosiddetta dottrina Mitterrand, si giovavano indirettamente dei terrorismi interni spagnolo e italiano, ospitando e garantendo asilo ai terroristi di ETA e del brigatismo nostrano.

Uno degli effetti meno studiati del fenomeno terroristico è proprio questo: il suo carattere ambiguo che mina la coesione sociale, la solidarietà alle vittime, la fiducia nelle istituzioni. Le vittime in tutta Europa, negli ultimi 30 anni, si sono trovate a doversi auto-organizzare, spesso nell'indifferenza della società e nell'imbarazzo delle istituzioni statali.

Solo rari e recenti studi hanno evidenziato il ruolo positivo e propulsivo che le associazioni hanno svolto nel gioco democratico sotto il profilo qualitativo della trasparenza (contro la ragion di Stato e i suoi segreti), della giustizia (mancata o insufficiente) e della ricostruzione storica; e sotto quello "narrativo" che le testimonianze delle vittime giocano nella 'guerra di parole' contro il terrorismo e la radicalizzazione violenta. Il ruolo assistenziale e la dimensione autorganizzata (self help group) per far fruire a vittime e familiari i loro diritti è ancor meno conosciuto.

SOCIETA'
Speciale Charlie Hebdo
17 gennaio 2015
politica estera
Esclusione è favorire la radicalizzazione
11 gennaio 2015
Spiace dirlo ma radicalizzare è anche escludere il FN dalla manifestazione di oggi a Parigi contro il terrorismo.

Alla grande «marcia repubblicana» di oggi non è gradita Marine Le Pen, l'intervista qui.

Qui invece un bella vignetta, degna dei Charlie Hebdo, che incarna tale spirito 'non inclusivo'.


POLITICA
La solidarietà per lobby (e a corrente alterna) e quella che serve
10 gennaio 2015


E' probabilmente banale sottolineare il fatto che non tutte le vittime di un attentato terroristico siano uguali. Il dato è risultato evidente in questi 3 giorni di angosce e smarrimento provenienti dalla Francia che hanno chiamato l'Europa in una gara di solidarietà che durerà almeno fino a domenica, quando a Parigi si svolgerà la manifestazione contro il terrorismo con la presenza dei Primi ministri di molti paesi.

La campagna "Je suis Charlie",  l'hashtag record su Twitter, non evidenzia una improvvisa sensibilità verso il problema del terrorismo e delle sue vittime. La rivista satirica "Charlie Hebdo", già in crisi economica,  era prodotto editoriale di nicchia noto a una piccola elité francese ed Europea. Quanto ha colpito ed emozionato profondamente è certamente stato assistere alla strage di una intera redazione giornalistica, espressione delle più larga concezione della libertà di opinione e stampa, quella della satira sacrilega. Occorre però aggiungere che l'ampia solidarietà sui social media e nelle manifestazioni di piazza, soprattutto fuori la Francia, è il risultato della mobilitazione di chi si è sentito più esposto e che ha la forza comunicativa per produrla, cioè i giornalisti, cioè i colleghi delle vittime. La categoria professionale in vero più colpita a livello di occidentali dalla furia terrorista islamista degli ultimi mesi.

La strage di Athoca a Madrid del 2004 che uccise 191 persone e provocò 2.057 feriti, non suscitò analoga solidarietà a livello europeo, come pure gli attacchi a Londra del 7 luglio 2005. Non parliamo poi degli attentati che occorrono quotidiani fuori dall'Europa; relegati ai margini delle notizie dall'estero, quasi assenti dai tg, salvo che non sia colpito un occidentale, la qual cosa garantisce i titoli di apertura per un giorno.

In Italia poi, solo per fare un esempio, quasi nessuno ha aderito nei mesi scorsi alla mobilitazione internazionale contro i Boko Haram, quella per cui nomi noti - a partire da Malala -  accanto a giovani e studenti si fotografavano con il cartello #brinkbackourgirls in solidarietà alle oltre duecento studentesse ancora oggi in ostaggio dei fondamentalisti. Gli stessi che in questi stessi giorni hanno raso al suolo una città intera, trucidando un numero di persone incerto tra le centinaia e le migliaia. Gli stessi che hanno colpito anche le ultime due vittime italiane: gli ingenieri Lamolinara e Trevisan.
L'ordine degli ingenieri non ha certo appeal comunicativo e quindi i nostro due italiani giacciono  nell'oblio.

Benvengano certo e comunque le iniziative di solidarietà, anche se funzionano a corrente alterna, ma occorre cogliere la disfunzione della loro parzialità perché il risultato dovrebbe essere già ben noto sulla scorta della storia nei nostri anni di piombo. Per decenni l'estrema sinistra ha coltivato i suoi morti, così l'estrema destra i suoi. Ci sono voluti 40 e lo sforzo delle associazioni delle vittime ( e del Presidente Napolitano) per iniziare a restituire agli italiani tutte le vittime senza distinzioni.

Queste ore dimostrano come ci sia ancora moltissimo da lavorare per fare comprendere che il terrorismo chiunque colpisce fisicamente in vero colpisce sempre il corpo vivo della società nella sua interezza.
Fare distinzioni tra le vittime dei terrorismi, attribuire valori diversificati, simbolici o meno, è quanto di più dannoso si possa fare per alimentare
il circolo vizioso vittimistico dove ognuno conta, onora e ricorda i suoi morti e favorisce così un memoria divisiva, con la possibile gravissima scia vendicativa di terrorismo e violenza politica che ne può derivare.

Il salto culturale da compiere è quindi quello di considerarle tutte alla stessa stregua, chiunque esse siano o siano state, qualunque sia la matrice del terrorismo che le ha colpite. Questo è niente altro. Questo  il punto fermo da cui partire per ogni ragionamento successivo che possa fornire alla società civile quella consapevolezza, quelle "armi razionali"  dentro i rigorosi confini dello Stato di diritto, per affrontare il terrorismo senza cadere preda di sindrome paranoiche, securitarie e populiste.
Basterebbe pensare non che siamo tutti uguali, ma che che lo diventiamo tutti di fronte alla morte portata in nome di idee.
L'unico hashtag possibile sarebbe Je sui une victime du terrorisme, ogni volta che qualcuno viene colpito, seguito dal nome ancora meglio. Un'utopia impraticabile, come un'utopia la pace in terra, ma un segnale forte di civiltà sì.
politica estera
Je suis Chiarlie
7 gennaio 2015
fotografia
Photochanson, Paris Citroen
25 gennaio 2014

Paris Citroen (ext. version) from Luca Guglielminetti on Vimeo.

Paris Citroen - Photochanson
booklet published by Arshile: arshilebooklet@gmail.com
photos Irene Guglielminetti
Original photos on http://www.flickr.com/photos/64038743@N08/
text Paul Relavy
video Irene Guglielminetti
video editing Kore Multimedia www.kore.it
music "Spleen" by Richard Galliano with Enrico Rava

"Sotto i ponti di Parigi gli amanti passeggiano... e io, che farò, io?
Osservo le pareti.
Sono vive, le pareti? Hanno un corpo, un'anima, nella loro struttura?
Anche i vetri che riflettono striscie lampo tra chiusure ermetiche
Ché stasera sono solo coi miei sogni, come te ...
tu, che attendi la notte e il giorno, ancora dovrai aspettare il mio ritorno.
E molto, molto, molto tempo dopo che i poeti se ne sono andati...
... nelle strade della città che dorme il suo vuoto...
... noi, sgranocchiando gamberetti alla cinese...
... e fischiando sulle bici dei nostri passi perduti...
cammineremo tra i deragliamenti di antichi sobborghi dove il sole di ciascun giorno farà ciò che è destino di questa periferia quadrata.
Finché il vento del nord ci abbia portato nella notte fredda dell'oblio"

Testi tratti da:
"Sous le ponts de Paris" (Lucienne Delyle)
"Je suis seul ce soir" (Leo Margane)
"J'attendrai" (Jean Sablon)
"L'ame des poètes" (Charles Trenet)
"La chanson des vieux faubourgs" (Maurice Jaubert)
"Les feuilles mortes" (Jacques Prévert)

diari di viaggio
Stazione
31 maggio 2012

Gare à l'aéroport "Charles de Gaulle" de Paris (2012)

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permalink | inviato da hommerevolte il 31/5/2012 alle 22:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
diari di viaggio
Periferia nord di Parigi
26 aprile 2012

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permalink | inviato da hommerevolte il 26/4/2012 alle 13:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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