.
Annunci online

hommerevolte
Blog-Lab di Luca Guglielminetti e del Nuovo Caffé Letterario
Link
Cloud Tags

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Locations of visitors to this page


PROFILO - @Google

INCIPIT
C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
L'uomo in rivolta

Cerca sui miei blog



Nuovo Caffé Letterario

Anche su:


Nuovo Caffé Letterario

Promuovi anche tu la tua Pagina



Pubblicazioni on-line su: ISSUU


Video
Vimeo


SOCIETA'
Covid-19: Assistenza psicologica a Torino
29 aprile 2020
Assistenza psicologica Torino

Anche l'Associazione Leon Battista Alberti supporta questa attività promossa da Psicologi per i Popoli Torino per la cura della salute pubblica mentale in questa pandemia da coronavirus, secondo il principio che nel momento in cui i nostri modelli del mondo cambiano di ora in ora, la capacità di apprendimento dei team è la differenza tra adattamento e paralisi.
SOCIETA'
Coronavirus: sostegno psicologico a Torino
22 marzo 2020
Sostegno psicologico  a Torino
SOCIETA'
Deumanizzare coi numeri le vittime da coronavirus
12 marzo 2020
POLITICA
TERRORISMO. Vittime contesti e resilenza
15 maggio 2019

Leggi l'anteprima: INDICE E "PSICOLOGIA DEL TERRORISMO: ACCANTO AI SOPRAVVISSUTI" (del curatore Fabio Sbattella) qui
SOCIETA'
Task Force sul terrorismo degli psicologi dell'emergenza
28 settembre 2017

ORGANIZZAZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO DEDICATO AL TERRORISMO
DOMENICA 1 OTTOBRE ORE 9.00 – 11.45

Introduzione a cura della presidente Donatella Galliano
Interventi:
Luca Guglielminetti, Membro del Radicalisation Awareness Network (RAN) della Commissione Europea
Daliele Luzzo, Regional Stress Counsellor ONU, Critical Incident Stress Management Department of Safety and Security
Francesca Ponzalino Responsabile dell’Area Terrorismo di Psicologi per I Popoli – Cuneo, membro del CD di PxP - Cuneo
Simona Fiorentino Membro del CD di PxP – Cuneo con carica di Segretario, membro dell’Area Terrorismo
Presidenti e Rappresentanti delle Associazioni territoriali di PxP Federazione

Conclusione e Comunicazioni della Presidente Annuncio della costituzione della TASK FORCE PER IL TERRORISMO DI PSICOLOGI PER I POPOLI FEDERAZIONE

politica estera
È il bisogno di “appartenere” a spingere i giovani verso la jihad
11 aprile 2016

È il bisogno di “appartenere” a spingere i giovani verso la jihad

Non il disagio sociale: molti terroristi erano ben integrati

washington

Dopo gli attentati di Bruxelles, esattamente come quelli di Parigi, l’attenzione pubblica si è focalizzata sui quartieri a forte presenza musulmana delle città del Centro-Nord Europa, dalle banlieue parigine alla più centrale, ma altrettanto problematica Molenbeek. È stato detto che mancanza di integrazione, disoccupazione, criminalità e marginalizzazione sono le cause della radicalizzazione degli attentatori e di ampie sacche delle locali popolazioni musulmane. In realtà, per quanto questi fattori sociologici non vadano ignorati, un’analisi approfondita del background dei jihadisti europei e svariati studi sulla radicalizzazione effettuati negli ultimi anni portano a conclusioni diverse. 

Il vice-primo ministro del Belgio Jan Jambon lo ha accennato in una recente intervista, affermando che solo un sesto dei jihadisti belgi proviene da famiglie che si trovano sotto la soglia di povertà. Non sorprende pertanto che il regista degli attentati di Parigi, Abdelhamid Abaaoud, avesse frequentato un prestigioso liceo privato di Bruxelles e avesse un padre che possedeva una piccola catena di negozi di abbigliamento. E se alcuni dei membri del network di Molenbeek avevano precedenti penali (cosa di per sé non sintomatica di mancata integrazione), altri avevano frequentato l’università e avevano buone carriere. 

La situazione è simile in Francia. Dounia Bouzar, direttrice del Centro per la Prevenzione del Settarismo Islamico, ha recentemente pubblicato i risultati di un suo studio su 160 famiglie francesi che l’avevano contattata chiedendole aiuto per combattere la radicalizzazione dei loro figli. Il dato più eclatante: due terzi delle famiglie facevano parte della classe media. Inoltre, secondo un altro studio, il 23% dei jihadisti francesi in Siria sono convertiti, molti dei quali provenienti da buone famiglie del ceto medio e, in alcuni casi, dalle élites francesi. Un recente studio condotto dall’università Queen Mary di Londra su un amplio campione di giovani musulmani britannici ha dimostrato che i soggetti più a rischio di radicalizzazione sono giovani dai diciotto ai vent’anni ben istruiti e provenienti da famiglie benestanti che parlano inglese a casa: paradossalmente, quindi, più sono integrati più sono propensi alla radicalizzazione. 

È quindi palese che fattori socio-economici, per quanto a volte rilevanti, non siano la chiave di volta per capire i processi di radicalizzazione. D’altronde, se fossero solo la povertà e la mancanza di integrazione a causare radicalismo, come mai solo una piccola, statisticamente insignificante parte della popolazione musulmana europea che vive in una situazione di disagio si radicalizza? Non ogni giovane musulmano di Molenbeek si è unito all’Isis. E come si spiega anche che molti casi di radicalizzazione esistono anche in paesi considerati (giustamente) modelli di integrazione quali Canada e Stati Uniti? Come si spiega, per esempio, la radicalizzazione dell’attentatore di San Bernardino, Syed Rizwan Farook, nato e cresciuto in ambiente middle class californiano, con una laurea e un buon lavoro?  

In realtà più della sociologia è forse la psicologia che ci aiuta a capire chi e perché diventa estremista. Il punto che sembra unire tutti questi soggetti è che tutti paiono alla ricerca qualcosa: un ideale, un senso di appartenenza, un’avventura. Come dice Ed Husein, un ex militante islamista nato e cresciuto a Londra, i jihadisti europei spesso «sono disillusi, non emarginati. Molti sono ben istruiti e con una buona famiglia. Ma cercano tutti dei valori o una ragione per la quale combattere, una causa per la quale poter morire». La mancata integrazione e la vita in un quartiere malfamato posso aiutare a creare questa disillusione, ma da soli non offrono una spiegazione concreta per illustrare un fenomeno così complesso come la radicalizzazione. 


sfoglia
marzo        maggio