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Blog-Lab di Luca Guglielminetti e del Nuovo Caffé Letterario
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Isola di Lesvos (Grecia 2016), migliaia di giubbotti di salvataggio ed indumenti vari abbandonati da rifugiati e migranti sulla rotta balcanica.

Proteste e sommose contro immigrati, rifugiati o stranieri non sono certo stati una novità del 2016, né degli ultimi anni.
Quello che segue è la risposta retorica che William Shakespeare mette in bocca a un politico letterato come Tommaso Moro, quando l'autore de l'Utopia era sceriffo di Londra, in occasione dei moti xenofobi dell'Evil May Day del 1517 all'epoca di Enrico VIII.
Si tratta di un brano dell'opera "The Book of Sir Thomas More" di inizio XVII secolo, scritto a più mani, che ha la rarità di contenere l'unico testo manoscritto imputabile al Bardo e al quale viene affidato proprio il compito di scrivere l'oratoria di Moro di fronte la folla inferocita.




Immaginate allora di vedere gli stranieri derelitti,

coi bambini in spalla, e i poveri bagagli

arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto,

e che voi vi atteggiate a re dei vostri desideri

– l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato –

e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione.

Che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato a tutti

che a prevalere devono essere l’insolenza e la mano pesante.

Vorreste abbattere gli stranieri,

ucciderli, tagliar loro la gola, prendere le loro case

e tenere al guinzaglio la maestà della legge

per incitarla come fosse un mastino. Ahimè, ahimè!

Diciamo adesso che il Re,

misericordioso verso gli aggressori pentiti,

dovesse limitarsi, riguardo alla vostra gravissima trasgressione,

a bandirvi, dov’è che andreste? Che sia in Francia o Fiandra,

in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo,

anzi, ovunque non rassomigli all’Inghilterra,

orbene, vi trovereste per forza ad essere degli stranieri.

Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara

che, in un’esplosione di violenza e di odio,

non vi conceda un posto sulla terra,

affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole,

vi scacci come cani, quasi non foste figli e opera di Dio,

o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere,

ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste

di essere trattati così? Questo è quel che capita agli stranieri,

e questa è la vostra disumanità impietosa.
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