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Average Press Coverage Of A Terrorist Attack
26 luglio 2018
terrorism covedrage
Una ricerca dell'Università dell'Alabama mostra che gli attacchi terroristici dei musulmani ricevono in media 105 titoli dai media, gli altri solo 15.
Articolo del Guardian

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permalink | inviato da hommerevolte il 26/7/2018 alle 13:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
Memorie divise e giornalismo: i compleanni di Aiviter e Leonka
8 novembre 2015
Il quotidiano "La Stampa" non stupisce più, ma che proprio non ci sia nulla sui 30anni dell'Associazione Vittime del Terrorismo (Aiviter) su "la Repubblica" di oggi è significativo, nonostate la presenza ieri di una sua giornalista, perchè propina ben due pagine sui 40anni del centro sociale Leoncavallo. Entrambi (Aiviter e Leonka) fanno memoria "da non dimenticare": la prima di tutte le vittime di tutti i terrorismi (rosso, nero ed internazionale), il secondo invece è molto selettivo (da Pinelli a Giuliani, passando per Varalli, Zibecchi, Fausto e Jaio e pochi altri). Pensare che ieri ci siamo sorbiti (in video) le lacrime di coccodrillo del suo direttore, Ezio Mauro, per non essere mai tornato a far visita alle famiglie delle vittime, abbandonate dopo averne ritratto solo il momento del dolore pochi minuti dopo gli attentati...

Qui la broschure Aiviter diffusa ieri per presentare la sua attività trentennale.


Il trentennale di Aiviter a Torino il 7 novembre 2015 in ComuneCarta stampata: memoria ignorata e incoerenza L'...

Posted by Associazione Italiana Vittime del terrorismo on Martedì 10 novembre 2015
POLITICA
I succedanei scadenti della riflessione culturale sulla violenza politica
25 marzo 2012


Qui in Italia sembra che scrivere un romanzo o girare un film equivalga a svolgere un ricerca sociale o storica. Romanzieri e registi si sentono tardi epigoni della tradizione dal verismo al realismo, e spingono le loro narrative nei campi della storia invece che della finzione, la fiction pura e semplice.
Al cinema con un amico abbiamo coniato un pregiudizio assai selettivo per scegliere i film da vedere: se nel trailer o nel cartellone c'è  la dicitura "Ispirato ad una storia vera", lo rifuggiamo come la peste, soprattutto se di origine italiana.
Invece le pagine culturali si riempiono di recensioni che prendo con estrema serietà queste pellicole o questi romanzi cha trattano di fatti veramente accaduti.
La scorsa settimana si parlava di romanzi  e delle loro vuote ambizioni a spiegare gli anni di piombo. Questa settimana abbiamo in uscita due film di cui parlano il Corsera e il suo supplemento culturale odierno: da una parte quello sulla strage di Piazza Fontana (Milano, 1969) e dall'altra quello sui fatti della scuola Diaz (Genova, 2001).
Sono iniziate e seguiranno polemiche abbastanza insensate provocate dall'equivoco di sopravvalutare il valore documentale di film che, infilati nelle categoria docufiction, in vero possono denunciare una sola cosa: la pochezza di riflessione politica e culturale sui fatti di cui parlano.

Il filo rosso di questi romanzi e film, a ben guardare, è il rapporto tra violenza e politica.
Un nervo scoperto delle culture di destra e sinistra del nostro paese.
La pochezza di cui sopra ha una origine in una altro fatto, di cui occorre prendere atto in questa fase terminale della cosiddetta 'Seconda Repubblica'. La fine della Prima ha distrutto le forze politico-culturali del riformismo laico, cattolico e socialista più attrezzate di antivirus contro la violenza. Mentre le forze sopravvissute a Tangentopoli, post-comunisti, post-fascisti e Lega, sono le forze politiche la cui identità e storia culturale prevede le varie declinazioni, dal linguaggio all'azione, della violenza.

Questo deficit di riflessione culturale, risulta ancora più evidente se si osserva quella che è stata l'unica polemica culturale recente, quella raltiva al libro su Gramsci e Turati di Alessandro Orsini. Polemica sulle due pedagogie, quella della intolleranza del primo e quella della tolleranza del secondo, che pare riguardi solo le due minoranze: quella superstite socialista e quella orgogliosamente comunista, nel  silenzio completo di tutta la intellighenzia di area PD.
Lo stesso articolo di aperto sostegno alle tesi di Orsini, scritto da Roberto Saviano, tenuto un po' nascosto nelle pagine interne de la Repubblica, è stato senza conseguenze sui maggiori quotidiani. Con un eccezione paradossale, di cui abbiamo riportato, quella de La Stampa.
 
Infine, questo deficit di riflessione sulla violenza politica non si può negare abbia origine anche più lontane: come il fatto che l'Italia sia rimasta praticamente impermeabile al pensiero di Albert Camus. Di colui cioè, che come ribadito in più occasioni, a me pare essere ancora oggi il massimo pensatore in materia di violenza e politica.

Il problema di una deficit di riflessione in materia, che potremmo definire ormai omissione volontaria dell'establishment, è funesto soprattutto per una parte politica: il centro sinistra.  Protrarre questa rimozione coatta lo rende semplicemente equivoco e quindi debole a tutto vantaggio del centro-destra.
POLITICA
Il marketing degli uni e il silenzio degli altri
11 febbraio 2012
Lancio del foglio elettronico IMGPress (11/02/2012) - "Il direttore di Avvenire Marco Tarquinio ritiene che Cesare Battisti, "ieri terrorista tra i 'Proletari armati per il comunismo' e oggi scrittore, condannato in contumacia all'ergastolo come responsabile di quattro omicidi, attualmente residente in Brasile (le cui autorità hanno rifiutato l'estradizione in Italia), sia mediaticamente sopravvalutato. Credo anche - prosegue il direttore del quotidiano Cei in risposta alla lettera di una lettrice - che le eccezionali attenzioni delle quali viene periodicamente gratificato potrebbero essere ormai giustificate soltanto in due circostanze: se e quando Battisti comincerà a espiare per la morte e il dolore che ha seminato, se e quando chiederà perdono alle sue vittime. Mi auguro soprattutto quest'ultima cosa (...)".



Curioso che il comunicato delle vittime del terrorismo (Aiviter) di ieri che richiede in punta di piedi e di dignità un poco di silenzio stampa sulle attività di autopromozione di Battisti, cioè di fatto la stessa cosa espressa dal direttore dell'Avvenire, sia stato perfettamente snobbato da tutte le agenzie giornalistiche italiane cui è stato inviato ieri sera, così come dai singoli giornalisti cui è stato parimenti mandato, compresi alcuni famosi dai quali è giunta pure la ricevuta di avvenuta ricezione.

[Nulla di nuovo, per altro: capita la stessa cosa nell'80 per cento dei casi dei comunicati di Aiviter, qualunque sia il soggetto. Sarà sicuramente solo una questione di ufficio marketing e comunicazione]

P.S. Aggiungo subito una retifica che riguarda IMGPress la quale ha pubblicato il comunicato Aiviter subito dopo che gli è stato inviato oggi, dopo la lettura di quello relativo al direttore di Avvenire.

POLITICA
La Stampa, le vittime dell11/9 e Karl Kraus
5 settembre 2011

 
"Uno scrive perché vede, l'altro perché sente dire."
  (Karl Kraus, Detti e contraddetti)




Che vergogna il giornale di Casalegno!” (Vicedirettore de La Stampa ucciso dalla BR) così chiosava la parte introduttiva del suo intervento il prof. Angelo Ventura il 5 aprile 1986, in relazione allo spazio fornito dal quotidiano torinese al convegno in corso: il primo che riuniva le vittime italiane del terrorismo, quando ancora si sparava.
Da allora, la stessa cosa si è ripetuto molte volte, e certamente altre testate non hanno fatto di meglio, perché, spiega il professore padovano: “Le vittime sono una presenza ingombrante e imbarazzante”.

Chi avesse comprato La Stampa ieri e fosse edotto del pregresso, succintamente sopra riportato, poteva pensare che la situazione sia oggi notevolmente diversa, in senso positivo: un controcopertina avvolgeva il giornale con una foto degli attentati dell’11 settembre 2001 e all’interno i nomi delle 173 vittime italiana e italoamericane.
E si può ben pensare che la sensibilità di un quotidiano diretto da oltre due anni dal figlio di una vittima del terrorismo non poteva certo perpetuare il solito ostracismo verso le vittime.

Tutto corretto se non per una serie di particolari.
l’Associazione Italiana Vittime del terrorismo (Aiviter) dall’inverno scorso cerca l’elenco delle vittime italiane degli attentati dell’11/9 (Luci ed ombre sui nomi delle vittime italiane dell’11/9). Lo trova. Il Consolato italiano di New York lo invia infatti a metà agosto (Infine l'elenco delle vittime italiane dell'11/9). Tale elenco giunge quindi a La Stampa via Aiviter, con una importante precisazione: “Il Consolato sta facendo ancora dei controlli e delle correzioni nei nomi e nelle lacune di tale elenco, ma ha promesso di inviarci la lista definitiva per i primi di settembre”. Sul suo sito web,  Aivier non pubblica ancora nulla: resta la  dizione : ”9/11/2001: sono in corso di accertamento i nomi delle vittime italiane…” . Senza dir nulla, il quotidiano torinese pubblica invece l’elenco, facendo qualche parziale correzione nei 173 nomi, e aggiungendo un lavoro redazionale consistente in una breve frase biografica per ciascuna vittima.

La Stampa di ieri, domenica 4 settembre, pubblica così un elenco che è parziale - i nomi accertati nel frattempo è salito a 176 – e con ancora numerosi refusi nei nomi e nei cognomi.
Aggiunge per ognuno dei nomi delle frasi biografiche che ci auguriamo nessun parente  giunga a leggere per la loro immane banalità, quando non per la miseria con cui riescono a connotare delle vite che vorrebbero commemorare, tipo: “30 anni,  aveva vinto un viaggio in Giamaica rispondendo alla domanda «Che taglia di reggiseno ha tua moglie?»”, oppure, “54anni, beveva birra aromatizzata allo zenzero”.
Infine, omette di segnalare chi ha stilato l’elenco, in perfetta solitudine e senza l’aiuto di alcuna istituzione, cioè il Cav. Picollo della comunità italoamericana di New York, e men che meno segnala l’Associazione Aiviter - fondata tra gli altri dalla moglie di Carlo Casalegno, Adele Andreis - che ha fatto la ricerca, attraverso il sottoscritto, perché almeno nel decennale saltasse fuori una lista corretta e aggiornata; dopo un decennio, nel scorso del quale nessuno si era interessato di quanti e chi fossero gli italiani deceduti nel più storicamente e simbolicamente importante attentato terroristico degli ultimi decenni.

Che dire allora oggi? Non siamo all’altezza di ripetere le parole di Angelo Ventura, ma il tiro subito induce amarezza e considerazione sulla scia aforistica di Karl Kraus.
In ogni caso nei prossimi giorni speriamo di riuscire a pubblicare l’elenco corretto e per quanto possibile esaustivo. Quell’elenco di nomi, cioè, che ci auguriamo venga utilizzato nelle cerimonie di domenica prossima in tutta Italia.

politica estera
La casta (retorica) delle firme
23 agosto 2011
Un paese si può giudicare, oltre che dai suoi uomini politici, anche dai suoi giornalisti. Anzi è più facile perché l'uso della retorica, nel giornalista di successo, per quanto raffinata, alla stretta finale si rivela nella maggioranza dei casi semplice manicheismo moralistico. I buoni e i cattivi, i vizi e le virtù, la casta e i cittadini, una serie di binomi artatamente applicati di volta in volta come giudizio sommario a seconda del teorema presentato dall'editoriale.

Per esempio, la stessa firma, un giorno può presentare il piccolo comune del Nord come il ricettacolo delle peggiori trivialità legiste di un Paese dilaniato da cento campanili, e il giorno successivo diventare cellula feconda del tessuto connettivo di un Paese composto da mille villaggi.

In sostanza  la lettura di certi 'pezzi' da prima pagina, con firme strapagate, induce la riflessione seguente. Se una volta si diceva che il Paese ha la classe politica che si merita (salvo scoprire poi tardivamente che non era così male), oggi - nonostante tutto il discredito del ceto politico - credo si debba ribaltare il concetto: siamo una nazione con i giornalisti che si merita (dove pochi si accorgono della subdola incoerenza di chi tutto artificiosamente subordina al nemico del giorno per stappare l'applauso interiore a signori e signore i cui sommersi rancori sociali mai sopiti ben si coniugano con la sublime arte della penna). 

P.S.
Se poi si volesse proprio sorvolare sugli artifici della lingua e dell'etica delle firme in oggetto,   resterebbe la scarsa lucidità a fronte delle notizia di politica internazionale, quando la scelte redazionali raggiungono i livelli di pressapochismo e  di qualità più bassi. Un esempio: la caduta imminente di Gheddafi è la notizia di apertura di quasi tutti gli italici giornali di ieri mattina. Fino al giorno precedente solo trafiletti di poche righe in pagine interne.  Bastava dare un occhiata su i social network e su i siti della stampa internazionale e si comprendeva benissimo che da almeno due o tre giorni la situazione del conflitto era ormai compromessa per il colonnello libico, il cui profilo è qui ritratto meglio che negli articoli stampa dei prossimi giorni.
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