.
Annunci online

hommerevolte
Blog-Lab di Luca Guglielminetti e del Nuovo Caffé Letterario
Link
Cloud Tags

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Locations of visitors to this page


PROFILO - @Google

INCIPIT
C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
L'uomo in rivolta

Cerca sui miei blog



Nuovo Caffé Letterario

Anche su:


Nuovo Caffé Letterario

Promuovi anche tu la tua Pagina



Pubblicazioni on-line su: ISSUU


Video
Vimeo


politica interna
Le nomine RAI del partito di Repubblica
5 luglio 2012
Sul tema lascio la parola a
Claudio Vercelli via FACEBOOK

"Bene, vediamo se posso provare a dire quello che vado pensando da tempo, quanto meno da dopo che furono annunciati due nomi, quello di Gherardo Colombo e di Benedetta Tobagi per la quota Pd-centro sinistra nel CdA Rai, senza per questo essere frainteso. Nulla da eccepire sulla moralità dell'uno e dell'altra. Non è questo il punto, peraltro. La seconda, poi, ho avuto modo di conoscerla personalmente e sono rimasto in contatto con lei. Dopo di che, proprio per le qualità che riconosco ad entrambi, mi permetto di avanzare dubbi sulla ratio dell'intera operazione. Bando alle dietrologie anche se ho sempre pensato che "Repubblica-Espresso-Gruppo Caracciolo" sia anche un partito politico. Il fatto che l'abbia detto una figura squalificata come Berlusconi non toglie nulla alla fondatezza del riscontro. D'altro canto, in una società di lupi bisogna pur proteggersi se non si vuole essere divorati. E quindi al partito Mediaset si è opposto, con determinazione, in questi vent'anni, quello che ruota intorno a Scalfari e a De Benedetti e che ora si riconosce in Monti e Napolitano. Tobagi ne è una espressione giovane e amabilmente "fragile" (essendo nata nel 1977) e Colombo, pur con l'autonomia che gli appartiene, ne è come una sorta di rappresentante indipendente. Da questo punto di vista l'incarico di rappresentanza che hanno ottenuto, in quanto membri della celebrata "società civile", trova una conferma ma anche un fermo vincolo in tale frame di riferimento. Stare nel CdA Rai implica assumere un ruolo strategico rispetto a scelte fondamentali in una azienda che è lottizzata in ogni suo aspetto, anche quello più infinitesimale. Si tratta quindi di un ruolo ben più rilevante di quello di parlamentare, che richiede un curriculum notevole ed un bagaglio di competenze e relazioni rilevantissimo. Da tale punto di vista Colombo e Tobagi sono due figure deboli, a meno che non si voglia scambiare la politica come mero esercizio di virtuosismo morale. Atteggiamento patrocinato dalla c.d. area dei movimenti civili, destinato però alle piegature ed eventualmente alle manipolazioni del caso. I vecchi marpioni del partito di Repubblica lo sanno benissimo, il Pd finge di no ma i suoi calcoli li ha senz'altro fatti. Colombo e Tobagi avranno ancora meno spazio di manovra di quanto non riusciranno a godere i loro scafati colleghi del centro-destra. E dovranno quindi rivolgersi ai loro elettori ombra, che esprimono interessi corporati precisi. Mi chiedo allora: è questa l'innovazione che si vuole ottenere? Tra insopportabile professionismo politico ad infinitum e l'ingenua apologia della estranietà (garanzia di "pulizia e rigore") non c'è una terza via possibile? Va quest'ultima consegnata in tutto e per tutto ai cosiddetto asetticismo, in sé insincero, dei "tecnici" alla Monti?"
politica interna
Quei giornalisti contro Carlo Casalegno, 5 anni dopo
18 maggio 2012
QUEI GIORNALISTI CONTRO CASALEGNO

Quando uscì nel 2007 sul Sole24Ore, non ricordo sia seguito nulla di particolare.
Certo è un editoriale che viene spesso citato. Lo ha fatto, per esempio, di recente in un seminario alla LUMSA di Roma il prof. Claudio Siniscalchi, per dare l'idea del clima di complicità politica e morale verso la pratica del terrorismo negli anni '70.
Quello che dovrebbe inquietare la società civile tutta, è il fatto che nei 5 anni che sono seguiti da quella denuncia non mi risulta che nessun collega di Chiaberge abbia risposto all'invito finale di "battere un colpo".
Non lo hanno fatto i suoi colleghi di allora a "La Stampa", e neppure altri, visto che non era diversa la situazione al "Corriere della Sera", che sacrificherà non a caso Walter Tobagi qualche anno dopo, o nel resto della carta stampata, 'indipendente' o meno che fosse.

Ora, delle due l'una. O i giornalisti non sono degli intellettuali, è quindi non hanno alcun dovere di rispondere del loro operato quando non si configuri in termini di reato; oppure, se vogliono tale qualifica, prima di prendere la penna in mano e fare magari la morale a qualche casta, dovrebbero decidersi a mettere in piazza i loro scheletri nell'armadio, come ha fatto Chiaberge.

Non esiste altra via: la pubblica opinione avrebbe tutto il diritto di sapere di quale materiale umano è costituto il sistema dell'informazione nel nostro paese.
A sentire Carlo Casalegno il materiale era assai scadente, ed essendo la nostra una gerontocrazia è probabile che sia sempre lo stesso. A parte le rare eccezioni comuni ad ogni epoca.

Però, diciamolo, scoprire oggi le carriere costruite dalle 'scatologie' di allora sarebbe una grande “conquista democratica”, per usare uno loro slogan di quei tempi.
POLITICA
Trent'anni fa l'omicidio di Walter Tobagi
28 maggio 2010
Segnalo l'articolo su Critica sociale di Ugo Finetti: Link
Le zone d'ombra sul caso Tobagi
sfoglia
giugno        agosto