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letteratura
10 anni fa, una silloge poetica di mezza età
4 settembre 2014
Dopo 10 anni, tolgo lo pseudonimo a questa silloge poetica che aveva fluttuato nelle pagine della web-zine "Nuovo Caffè Letterario" per pochi intimi. Adesso resterà certamente per pochi, ma almeno è dotata di una unità formale che spero esente da svarioni e refusi.
L'ambito di riflessioni storiche ed estetiche nella quale si iscrive è reperibile nella raccolta di contributo sulla poesia pubblicate qui: http://issuu.com/ncletterario/docs/tutte/1
Aggiungo solo il fatto di aver fatto questa scelta a seguito della più recente conoscenza delle opere di Valerio Magrelli, verso le quali sento una forte vicinanza di 'mood'.

CULTURA
Il declino della cultura classica e la rivoluzione delle mente
25 luglio 2014


Capita che due libri si pongano in lettura con una sequenza che diventa, se non illuminante, almeno dotata di una logica esplicativa di un percorso.
Due libri che, seppur afferenti due ambiti di riflessione diversi, ma contigui, giungono l'uno in qualche modo a preannunciare l'altro. A distanza di 40 anni e ciascuno con solide radici che affondano rispettivamente nelle figure di T. S. Eliot e L. Wittgenstein.

Il primo sono le "Note per la ridefinizione della cultura" intitolato Nel castello di Barbablù: la conferenza di George Steiner in memoria di Eliot del 1970.* Un aggiornamento critico sullo stato della cultura e le sue prospettive 20 anni dopo le Notes towards the Definition of Culture del poeta angloamericano. Di questo saggio che analizza con colto acume come la cultura classica (greco-giudaica) sia morta e finita di fronte ai campi di concentramento e di sterminio del XX secolo, ci interessa qui riportare l'attenzione sul primo e l'ultimo dei concetti espressi: praticamente la premessa e la "congettura" finale.
La premessa recita: "Non è il passato in senso letterale a dominarci, se non forse, in senso biologico. Sono le sue immagini. Immagini spesso altamente strutturate e selettive, come miti. Immagini e strutture simboliche del passato sono impresse quasi come informazioni genetiche nella nostra sensibilità. Ogni nuova era si specchia nel quadro e nella mitologia attiva del proprio passato o di un passato ripreso da altre culture: misura il proprio senso di identità, di regresso o di progresso, sullo sfondo di quel passato".
A guardare avanti con senso del progresso, non c'è più la cultura, ridotta a "post-cultura", ma solo le scienze sono rimaste a cantare carducciamente "e santo è l'avvenir".
Le congetture finali riguardano quindi gli inquietanti interrogativi posti dalle scienze e dalle tecnologie: "Il vero interrogativo è se alcune importanti direzione di ricerca si debbano seguire o no, se la società e l'intelletto umano, nell'attuale livello evolutivo, siano in grado di sopravvivere alle prossime scoperte". Le risposte si pongono in due prospettive: "l'acquiescenza stoica di Freud" o "la gaiezza di Nietzsche"? La vita umana come "anomalia cancerosa", o come "presenza precaria in un mondo indifferente, frequentemente omicida, ma sempre affascinante"?
Steiner sceglie il filosofo tedesco: "… è enormemente interessante vivere in questo crudele, ultimo stadio dell'avventura occidentale. Se un dur désir de durer era la molla principale della cultura classica, è molto probabile che la nostra post cultura sia contrassegnata dalla disposizione a non durare piuttosto che eludere i rischi del pensiero. Saper scorgere le possibilità di autodistruzione, e tuttavia spingere fino in fondo il dibattito con l'ignoto, non è cosa da poco." Conclude, dopo aver riconosciuto che la tendenza alla "ricerca dei dati di fatto, di cui le scienze forniscono solamente l'esempio più palese e organizzato (…), ne sono convinto, è impressa nel tessuto, nell'elettrochimica e nella rete di impulsi della nostra corteccia".

Quella corteccia, oggetto degli studi di neuroscienze cognitive nei decenni successivi che sono soppesati filosoficamente da un'altro pensatore tedesco: Thomas Metzinger, l'autore del secondo libro, Il tunnel dell'io. Scienza delle mente e mito del soggetto (2009).**
In questo libro forse l'ultimo tassello della cultura classica viene abbattuto: il soggetto, questo mito, lo si chiami anima, spirito o mente non è qualcosa di separato dal corpo, ma semplicemente il prodotto virtuale di funzioni del cervello e del sistema nervoso. Lo specchio in cui ci riflettiamo leggendo la pars destruens di questo libro sconvolge il nostro senso comune di identità. Attraverso la descrizione dei risultati della ricerca scientifica si avvia un processo contro-intuitivo e percepiamo che siamo di fronte ad un cambio di paradigma rivoluzionario.
L'idea del tunnel certo riprende esplicitamente il mito della caverna di Platone, ma le dettagliate descrizione del suo funzionamento grazie alle più recenti ricerche delle neuroscienze e delle scienze cognitive, biologiche e antropologiche, anche in quegli ambiti che sono stati tabù nel secolo scorso come le esperienze extracorporee, ci conducono ad una spiegazione che, dal timore di perdere l'ultimo appiglio della cultura classica, si trasforma man mano in un convincente prospettiva che getta le basi di un nuovo 'senso di identità', per usare i termini di Steiner.
Continuando con le metafore letterarie del primo libro, il secondo apre una nuova porta alla Giuditta di Bartòk del Castello di Barbablù, quella spalancata su di un orizzonte di stati di coscienza inimmaginabili, cui Steiner poteva solo deridere negli anni della psicadelia hippy. La ricerca dei 'dati di fatto' è la scommessa vinta da Steiner: la nostra natura biologica, 'elettrochimica', è quella che comanda su ideologie e religioni. Matzinger, 'dati di fatto' alla mano conferma: "Siamo macchine dell'io, sistemi naturali di elaborazione dell'informazione sviluppatisi nel corso del processo di evoluzione biologica su questo Pianeta. (…) l'esperienza soggettiva è un formato dati biologico, ossia un modo altamente specifico di presentare l'informazione sul mondo e l'io è semplicemente un evento fisico complesso - una configurazione di attivazione del nostro sistema nervoso".
Il filosofo tedesco però si prende cura anche dei pericoli in una pars costruens del libro costituta da impegni etici e politici cui prestare grande attenzione. Non solo sa 'scorgere le possibilità di autodistruzione' delle tecnologie ma delinea una neuro-etica e una onestà intellettuale che si profilano come una forma speciale di spiritualità.

Posso concludere che, alla luce di questa nuova teoria delle coscienza, la cultura occidentale è salva: scienze umane e scienze esatte tornano a collaborare in modo saldo e costruttivo, come era capitato nelle mitiche età dell'oro della cultura classica. Sarà una cultura 'geneticamente' diversa, certo, da quella classica e anche questa nuova che si andrà formando, abbandonando la post cultura post moderna, non garantirà meno 'omicidi'. Anzi, la previsione di Metzinger è proprio che le culture tradizionali, ripudiando questa visione naturale della macchina dell'io, amplificheranno resistenze diffuse in ogni dove: sono coloro cui oggi diamo il nome di fondamentalisti.



*George Steiner,Nel castello di Barbablù (1971), trad. Isabella Farinelli (SE, 1990)
**Thomas Metzinger, Il tunnel dell'io: scienza della mente e mito del soggetto, Cortina, 2010
(The ego tunnel: the science of the mind and the myth of the self, 2009)


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