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ARTICOLI PRINCIPALI SU TERRORISMO E RADICALIZZAZIONE
L'Italia (che non è la Danimarca) parte con la prevenzione soft del terrorismo 27 Novembre 2015
Di fronte la strage di Parigi: The soft (power) is the hardest 15 Novembre 2015
Torino prima città con una piano di prevenzione della radicalizzazione violenta? 28 luglio 2015
Dei diversi approcci di prevenzioni del terrorismo 28 giugno 2015
Softpower, deradicalizzazione e contronarrative nella prevenzione del terrorismo 16 gennaio 2015
Softpower nella prevenzione del terrorismo: il divario europeo 17 ottobre 2014
Il processo di radicalizzazione violenta del movimento No Tav 25 aprile 2014
Dopo il caso Delnievo, la prevenzione verso il rientro dei combattenti in Siria 26 giugno 2013


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Quei giornalisti contro Carlo Casalegno, 5 anni dopo
18 maggio 2012
QUEI GIORNALISTI CONTRO CASALEGNO

Quando uscì nel 2007 sul Sole24Ore, non ricordo sia seguito nulla di particolare.
Certo è un editoriale che viene spesso citato. Lo ha fatto, per esempio, di recente in un seminario alla LUMSA di Roma il prof. Claudio Siniscalchi, per dare l'idea del clima di complicità politica e morale verso la pratica del terrorismo negli anni '70.
Quello che dovrebbe inquietare la società civile tutta, è il fatto che nei 5 anni che sono seguiti da quella denuncia non mi risulta che nessun collega di Chiaberge abbia risposto all'invito finale di "battere un colpo".
Non lo hanno fatto i suoi colleghi di allora a "La Stampa", e neppure altri, visto che non era diversa la situazione al "Corriere della Sera", che sacrificherà non a caso Walter Tobagi qualche anno dopo, o nel resto della carta stampata, 'indipendente' o meno che fosse.

Ora, delle due l'una. O i giornalisti non sono degli intellettuali, è quindi non hanno alcun dovere di rispondere del loro operato quando non si configuri in termini di reato; oppure, se vogliono tale qualifica, prima di prendere la penna in mano e fare magari la morale a qualche casta, dovrebbero decidersi a mettere in piazza i loro scheletri nell'armadio, come ha fatto Chiaberge.

Non esiste altra via: la pubblica opinione avrebbe tutto il diritto di sapere di quale materiale umano è costituto il sistema dell'informazione nel nostro paese.
A sentire Carlo Casalegno il materiale era assai scadente, ed essendo la nostra una gerontocrazia è probabile che sia sempre lo stesso. A parte le rare eccezioni comuni ad ogni epoca.

Però, diciamolo, scoprire oggi le carriere costruite dalle 'scatologie' di allora sarebbe una grande “conquista democratica”, per usare uno loro slogan di quei tempi.
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