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ARTICOLI PRINCIPALI SU TERRORISMO E RADICALIZZAZIONE
L'Italia (che non è la Danimarca) parte con la prevenzione soft del terrorismo 27 Novembre 2015
Di fronte la strage di Parigi: The soft (power) is the hardest 15 Novembre 2015
Torino prima città con una piano di prevenzione della radicalizzazione violenta? 28 luglio 2015
Dei diversi approcci di prevenzioni del terrorismo 28 giugno 2015
Softpower, deradicalizzazione e contronarrative nella prevenzione del terrorismo 16 gennaio 2015
Softpower nella prevenzione del terrorismo: il divario europeo 17 ottobre 2014
Il processo di radicalizzazione violenta del movimento No Tav 25 aprile 2014
Dopo il caso Delnievo, la prevenzione verso il rientro dei combattenti in Siria 26 giugno 2013


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Politiche non politica, di fronte ai forconi
14 dicembre 2013


I presidi di questa mattina in piazza Castello a Torino con le bandiere delle triplice sindacale o quelle di ieri davanti al Comune sotto le insegne dell'ANPI, sono una riposta politica ad un fatto impolitico, o almeno ancora pre-politico. Forniscono una risposta che non comunica nulla al movimento "9 dicembre". I piani semantici fanno parte di mondi diversi: i forconi con il tricolore rimandano ad un concetto di unità (il vago e spesso disprezzato termine 'patria'); le risposte propongono insegne di parte, note da 70 anni. Idem sul piano delle rappresentanza: i forconi non hanno (ancora) veri leader, i secondi ce li hanno.

E' davvero inquietante che nessuno si accorga dell'analogia con quanto è capitato negli ultimi anni in quella che è chiamata "primavera araba": vessilli nazionale senza leader, da una parte; vessilli di parte e rappresentanze dell'establishment, dall'altra.
La considerazione per me preoccupante, al momento, è che l'analogia avviene con le rivolte dei paesi del "Sud" (finite per ora male) e non con quelle analoghe del "Nord", cioè i movimenti occupy/indignatos, i quali non hanno provocato nessuna particolare reazione, se non il normale contenimento delle forze dell'ordine…

Insomma, l'errore più grande da parte del ceto dirigente del paese è stigmatizzare questo composito movimento, attribunoli etichette, come fascista, antidemocratico, anticostituzionale; o chiedere il pugno di ferro da parte delle forze dell'ordine. Questo atteggiamento infatti agevola la vittimizzazione di tale movimento, avviandolo verso un processo di radicalizzazione assai più pericoloso ed eversivo degli atti intimidatori che abbiamo visto fino ad oggi nelle piazze.
Invece di vecchie risposte politiche, servono risposte forti nelle 'policies', non solo economiche, ma soprattutto di riassetto e fiducia tra rap­pre­sen­tanti e rap­pre­sen­tati.  La nuova presenza di Matteo Renzi al Nazzareno, temo possa essere giunta fuori tempo massimo...


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