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ARTICOLI PRINCIPALI SU TERRORISMO E RADICALIZZAZIONE
L'Italia (che non è la Danimarca) parte con la prevenzione soft del terrorismo 27 Novembre 2015
Di fronte la strage di Parigi: The soft (power) is the hardest 15 Novembre 2015
Torino prima città con una piano di prevenzione della radicalizzazione violenta? 28 luglio 2015
Dei diversi approcci di prevenzioni del terrorismo 28 giugno 2015
Softpower, deradicalizzazione e contronarrative nella prevenzione del terrorismo 16 gennaio 2015
Softpower nella prevenzione del terrorismo: il divario europeo 17 ottobre 2014
Il processo di radicalizzazione violenta del movimento No Tav 25 aprile 2014
Dopo il caso Delnievo, la prevenzione verso il rientro dei combattenti in Siria 26 giugno 2013


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Dalla Repubblica del dolore ad una Repubblica resiliente
17 maggio 2015
"No, anche il Presidente Grasso con le lacrime agli occhi nel su discorso, mi sono detto nell'aula del Senato il 9 maggio scorso, in occasione del Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi". Così mi racconta al telefono il figlio di una vittima, frustrato da questa esibizione del dolore che stenta ad evolversi in qualcosa di positivo che guardi avanti.

Un termine chiave utile a spiegare il tono commovente preminente nella maggioranza degli interventi, la fornisce uno degli stessi interventi che si sono succeduti in tale occasione: quello di Carol Beebe Tarantelli, la vedova dell'economista Ezio, ucciso dalla BR nel 1985. Carol è una psicanalista e nella prima parte del suo intervento ripete più volte il termine 'trauma'. E' il termine corretto che aiuta ad interpretare le variegate reazioni che le vittime e la società civile hanno di fronte ai fatti di terrorismo con la relativa gestione delle loro memorie e narrazioni.

Carol Beebe Tarantelli - Memoria e trauma from Luca Guglielminetti on Vimeo.


Raccontare la memoria di un trauma, per chi lo ha vissuto sulla propria pelle, è contemporaneamente traumatico e salutare. Non a caso la principale attività terapeutica è quella dell'ascolto in luogo protetto che chiede alla vittime o al sopravvissuto di raccontare o scrivere delle sua esperienza. Solo dopo questa fase catartica del racconto, quest'ultimo può diventare discorso e memoria pubblica, con il suo valore civile e pedagogico.

La stragrande maggioranza delle vittime degli 'Anni di piombo' non ha avuto però assistenza psicologica per superare il trauma. Solo nell'ultimo decennio è stata loro offerta la possibilità di avvalersi di centri specialisti, da una parte, e di intervenire nel dibattito pubblico, dall'altra.

Un secondo concetto che aiuta a definire il processo narrativo che dall'espressione del dolore passa a quello propositivo di memoria pubblica civile, dotata di un valore pedagogico, è quello di 'resilienza'.
In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Le decine di libri, documentari, siti web, e mostre con le voci delle vittime pubblicati e prodotti nell’ultimo decennio sono segni di una resilienza sempre più diffusa da parte di un gruppo traumatizzato che è stato in silenzio e isolato, o poco ascoltato, per decenni.
Quanto maggiormente questa capacità di resilienza crescerà, tanto diminuirà l'impatto del dolore, lasciando vieppiù crescere nelle vittime la capacità di costruire storia e memoria, di portare valori positivi di giustizia e verità, di presentarsi come esempi e testimoni dei danni del terrorismo e della violenza politica.

La "Repubblica del dolore", denunciata dallo storico Giovani De Luna, di cui si lamentava la stessa vittima che ho sentito di ritorno dalla cerimonia di Roma, potrebbe essere un passaggio obbligatorio  per l'incapacità trasversale della politica e delle sue culture di far fronte ai traumi della storia del nostro paese. Ma quel dolore, se è vero che non può scomparire completamente, può stemperarsi mano a mano che diventa discorso pubblico fino a farsi antidoto, portatore di storia e memoria condivisa, quando entra nelle scuole, nelle carceri, e forse anche quando prova a dialogare con gli ex terroristi per verificare le forme di mediazione e di giustizia riparativa promosse dai recenti studi di criminologia e vittimologia.
SOCIETA'
Aiviter per la scuola: "L'Europa contro il terrorismo"
8 maggio 2014

In prossimità della Giornata in Memoria delle Vittime del terrorismo, Aiviter (Associazione Italiana Vittime del Terrorismo) organizza una manifestazione pubblica "L'Europa contro il terrorismo" per presentare e premiare i lavori svolti dalle classi delle scuole piemontesi con cui ha collaborato questo anno scolastico. Il 12 maggio 2014, ore 14,30 presso il Centro Incontri della Regione Piemonte in Corso Stati Uniti, 23 a Torino

L'Europa contro il terrorismo by Luca Guglielminetti

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