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ARTICOLI PRINCIPALI SU TERRORISMO E RADICALIZZAZIONE
L'Italia (che non è la Danimarca) parte con la prevenzione soft del terrorismo 27 Novembre 2015
Di fronte la strage di Parigi: The soft (power) is the hardest 15 Novembre 2015
Torino prima città con una piano di prevenzione della radicalizzazione violenta? 28 luglio 2015
Dei diversi approcci di prevenzioni del terrorismo 28 giugno 2015
Softpower, deradicalizzazione e contronarrative nella prevenzione del terrorismo 16 gennaio 2015
Softpower nella prevenzione del terrorismo: il divario europeo 17 ottobre 2014
Il processo di radicalizzazione violenta del movimento No Tav 25 aprile 2014
Dopo il caso Delnievo, la prevenzione verso il rientro dei combattenti in Siria 26 giugno 2013


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SOCIETA'
A un anno dalla scomparsa di Dante Notaristefano
12 febbraio 2016
Dante Notaristefano
Il 18 febbraio alle ore 18, 30 nella Chiesa di San Massimo a Torino verrà celebrata la Messa in memoria di DANTE NOTARISTEFANO, ad un anno dalla sua scomparsa.
Si veda Omaggio al Presidente Aiviter, Dante Notaristefano
politica interna
Memorie divise e giornalismo: i compleanni di Aiviter e Leonka
8 novembre 2015
Il quotidiano "La Stampa" non stupisce più, ma che proprio non ci sia nulla sui 30anni dell'Associazione Vittime del Terrorismo (Aiviter) su "la Repubblica" di oggi è significativo, nonostate la presenza ieri di una sua giornalista, perchè propina ben due pagine sui 40anni del centro sociale Leoncavallo. Entrambi (Aiviter e Leonka) fanno memoria "da non dimenticare": la prima di tutte le vittime di tutti i terrorismi (rosso, nero ed internazionale), il secondo invece è molto selettivo (da Pinelli a Giuliani, passando per Varalli, Zibecchi, Fausto e Jaio e pochi altri). Pensare che ieri ci siamo sorbiti (in video) le lacrime di coccodrillo del suo direttore, Ezio Mauro, per non essere mai tornato a far visita alle famiglie delle vittime, abbandonate dopo averne ritratto solo il momento del dolore pochi minuti dopo gli attentati...

Qui la broschure Aiviter diffusa ieri per presentare la sua attività trentennale.


Il trentennale di Aiviter a Torino il 7 novembre 2015 in ComuneCarta stampata: memoria ignorata e incoerenza L'...

Posted by Associazione Italiana Vittime del terrorismo on Martedì 10 novembre 2015
SOCIETA'
Le vittime del terrorismo nella scuola della Val di Susa
11 giugno 2015
POLITICA
Le vittime del terrorismo tra Stato e società civile. Il ruolo delle loro associazioni: i casi paralleli di Italia e Francia.
15 marzo 2015

Tutti possono osservare gli atti di solidarietà nell'immediatezza dell'attacco tanto dello Stato che del corpo sociale colpito dall'attacco terroristico, ma è poco osservato, se non negletto, quanto occorre nei tempi successivi, brevi e lunghi che siano.

Prendiamo spunto dai fatti recenti di Parigi, dove due mesi fa, nel corso di tre giorni, tre terroristi hanno seminato sangue nello sgomento generale a livello mondiale, uccidendo 17 persone e ferendone 11. Che cosa ricordiamo oggi? Le immagini dei telegiornali e dei media, "Charlie Hebdo" e le sue vignette; le manifestazioni di solidarietà dell'11 gennaio in tutta la Francia e in giro per il mondo con la diffusione virale dei cartelli "Je suis Charlie"; l'eco del dibattito sul diritto di satira e di offesa delle religioni. Qualcuno rammenterà ancora il nome dei fratelli Kouachi e di Coulibaly, o il nome delle vittime più famose, come il disegnare Wolinsky e il direttore Charbonnier.

Nel frattempo le vittime hanno iniziato un percorso poco conosciuto dal giorno dopo le imponenti manifestazioni in loro solidarietà.

Innanzi tutto occorre precisare che le vittime non sono solo i morti e feriti. Ci sono gli illesi, i testimoni diretti dei fatti nella redazione del giornale, gli ostaggi del supermarket Kosher e della tipografia nell'epilogo di quei tre giorni, le cui conseguenze per lo shock subito si articolano in molteplici patologie. Ho incontrato pochi giorni fa il proprietario della tipografia a Dammartin-en-Goele, figlio di immigrati italiani dal Molise, Michel Catalano che mi ha raccontato come da quel giorno abbia perso il sonno: la morte gli è passata assai vicina.

Lo stesso per i feriti e i familiari, cioè le vittime indirette, dei morti e dei feriti sui quali le conseguenze del fatti si ripercuotono in termini psicologici, sociali ed economici che possono arrivare a travalicare le generazioni. Pensiamo al caso italiano di Piazza Fontana: nella battaglia per la memoria e le verità è coinvolto ormai un nipote, Matteo Dendena, della vittima diretta, Giuseppe.

Premesso che l'obiettivo di un attacco terroristico è sempre la società civile, sia che questo si articoli nella modalità indifferenziata della strage, o in quale selettiva degli obiettivi da colpire, la questione che voglio evidenziare è la risposta dello Stato e della società verso le vittime nel corso del tempo.

Tutti possono osservare gli atti di solidarietà nell'immediatezza dell'attacco tanto dello Stato che del corpo sociale colpito dall'attacco terroristico, ma è poco osservato, se non negletto, quanto occorre nei tempi successivi, brevi e lunghi che siano.

Restiamo nella Francia di "Carlie" e osserviamo cosa capita a livello di Stato e di società, verso le vittime dirette o indirette che siano. Il governo francese ha varato diverse forme di sostegno e riparazione dei danni subiti dalle vittime, ma queste non avrebbero affetto alcuno se non ci fosse un "corpo intermedio" che le rende fruibili ai familiari delle vittime e ai sopravvissuti. Questo corpo intermedio è l'associazione francese AfVT.org. In questi due mesi tale associazione sta facendo esattamente quanto in Italia svolge l'associazione Aiviter da 10 anni, cioè da quando è stata varata una legge specifica per le vittime del terrorismo, la n. 206 del 2004. Le associazione delle vittime rendono cioè noti ed applicabili quei diritti che altrimenti, solo garantiti sulla carta, sarebbero pressoché nulli ai più quando privi dell'intermediazione che li rende conosciuti e praticabili nei suoi spesso complessi iter burocratici.

E la società civile? Restando in Francia, dopo due mesi dagli attentati, sicuramente c'è una attenzione, al di là di timori per nuovi attacchi, verso le vittime. La si può misurare anche quantitativamente nelle vendite dei numeri successivi di Carlie Hebdo. Ma, come capita sempre, si insinuano già una serie di fattori che minano la solidarietà verso le vittime. Tra paure, sospetti e teorie cospiratorie, il terrorismo si giova del carattere equivoco del suo agire, comunicare e legittimassi e delle frequenti strumentalizzazioni dirette o indirette, nazionali o internazionali, che gli girano attorno.

Considerazioni del tipo: "le vittime se la sono se la sono cercata", oppure: "il governo non ha prevenuto l'attacco quindi forse era interessato a subire un attacco per giustificare le sue politiche interne e internazionali", sono reazioni che provocano il crollo della solidarietà, della fiducia nelle istituzioni, della coesione sociale e, nelle vittime, una seconda vittimizzazione.

Accade così che le associazione - che svolgono il ruolo sussidiario di far applicare i diritti delle vittime, sopra citato, oltre quello di salvaguardarne la memoria - si trovano presto prive di aiuto e sostegno dalla società civile. Non una raccolta fondi a loro favore, non una associazione di simpatizzanti (cioè non costituita da vittime) che si ponga a loro supporto o servizio. Esistono miriadi di associazione per le cause più disparate, comprese verso le vittime di conflitti e genocidi, ma non una verso le vittime di quel particolare conflitto che è il terrorismo.

Questo comporta che le associazioni delle vittime del terrorismo debbano sostenersi con la loro proprie forze: quelle dei loro membri, familiari di vittime e di sopravvissuto, al massimo di qualche ente privato o istituzione pubblica locale o europea. Chiedere un sostegno diretto ai rispettivi governi è una scelta politicamente improponibile: in Italia abbiamo coinvolgimenti diretti di parti dello Stato nelle stragi fasciste e dei ruoli ambigui nell'affrontare il terrorismo rosso; in Francia, fino a pochi anni fa, i governi, sotto la cosiddetta dottrina Mitterrand, si giovavano indirettamente dei terrorismi interni spagnolo e italiano, ospitando e garantendo asilo ai terroristi di ETA e del brigatismo nostrano.

Uno degli effetti meno studiati del fenomeno terroristico è proprio questo: il suo carattere ambiguo che mina la coesione sociale, la solidarietà alle vittime, la fiducia nelle istituzioni. Le vittime in tutta Europa, negli ultimi 30 anni, si sono trovate a doversi auto-organizzare, spesso nell'indifferenza della società e nell'imbarazzo delle istituzioni statali.

Solo rari e recenti studi hanno evidenziato il ruolo positivo e propulsivo che le associazioni hanno svolto nel gioco democratico sotto il profilo qualitativo della trasparenza (contro la ragion di Stato e i suoi segreti), della giustizia (mancata o insufficiente) e della ricostruzione storica; e sotto quello "narrativo" che le testimonianze delle vittime giocano nella 'guerra di parole' contro il terrorismo e la radicalizzazione violenta. Il ruolo assistenziale e la dimensione autorganizzata (self help group) per far fruire a vittime e familiari i loro diritti è ancor meno conosciuto.

politica estera
Omaggio al Presidente Aiviter, Dante Notaristefano
21 febbraio 2015

UNA GIORNATA AMERICANA

Anche a New York c'è un edificio a fetta di polenta come a Torino, solo che lì lo chiamano Flat-iron Building cioè Ferro da stiro (all’anagrafe il nome è Fuller Building), un elegantissimo edificio nel centro di Manhattan a ridosso di Madison Square Park.

Lo abbiamo ammirato tutto illuminato con Dante la sera del 22 settembre del 2011, da un tavolino, in un roof bar, quei locali dotati di terrazzo sul tetto, sito proprio prospiciente a quell'edificio così familiare.

La mattina di quel giorno Dante si era trovato a rappresentare l'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo alla inaugurazione del Forum Globale contro il Terrorismo (Global Counterterrorism Forum) con i ministri degli esteri di ben 30 paesi, tra i quali l'Italiano Frattini, convocati su iniziativa del Dipartimento di Stato Americano, in occasione del 10° anniversario dell'attacco alle Torri Gemelle e in concomitanza con l'annuale Assemblea delle Nazioni Unite.
L'allora Segretario di Stato Hillary Clinton, con quell'iniziativa stava aprendo la collaborazione agli altri paesi nella lotta al terrorismo nel nuovo corso dell'amministrazione Obama che intendeva superare l'approccio bellico e muscolare di quella precedente, per affrontare il fenomeno in modo quanto più preventivo possibile, come ribatito nel recentissimo summit alla Casa Bianca su Countering Violent Extremism.

Dante Notaristefano al GCTF

Ai ministri dei vari paesi coinvolti il Dipartimento di Stato aveva chiesto di inviate nell'occasione le associazione delle vittime del terrorismo dei loro paesi e quel giorno i lavori si aprirono infatti con le parole delle vittime da tutto il mondo raccolte in video dall'associazione diretta da Carie Lemack, figlia di una passeggera del volo United Airlines 93, quello col quale i terroristi intendevano colpire il Campidoglio o la Casa Bianca.

I ministri degli altri paesi non si affannarono però a cercare associazioni di vittime. La Farnesina fu l'unico ministero dei 30 paese ospitati a contattare quella che meglio rappresentasse l'Italia. Aiviter era l'unica accreditata alla Commissione Europea, all'Osce, alle Nazioni Unite. Era l'unica che in delegazione guidata da Dante fosse andata all'Eliseo a Parigi nel 2008 ad affrontare direttamente il Presidente francese Nicolas Sarkozy per il caso di uno dei tanti latitanti espatriati in Francia dopo gli anni di piombo. L’anno dopo a Madrid, nel luglio 2012, Dante fece uno dei sui interventi più importanti, in occasione della sessione di lavori del Forum Globale contro il Terrorismo dedicata alle vittime del terrorismo (leggibile qui).

Ho voluto ricordare il momento dolce di una serata con Dante sullo sfondo di Manhattan, per sottolineare come nonostante il suo fragile stato di salute, già allora, ebbe la forza e la volontà di perseguire il suo ruolo con una tenacia unica, a sprezzo delle fatiche immense a cui si sottoponeva. Le stesse fino alle scorse settimane, quando il suo fiato si face vieppiù affannoso.

Una tenacia che gli ha permesso nei suoi ultimi 8 anni di gioire per le soddisfazioni e di non affondare per le amarezza. Già perché, solo restando a quel giorno americano, nessun quotidiano o media diede poi notizia di quella partecipazione. Così come gli è capitato in troppe altre circostanze: il suo merito è rimasto sconosciuto o forse incompreso. La sua cura per la custodia della memoria storica al fine di impedire che calasse l’oblio sul sacrificio delle vittime e per prevenire il terrorismo nelle giovani generazioni, ha una dimensione morale in Dante che ancora a troppi sfugge.

Un onore per me avere collaborato con Dante.

Sia a lui lieve la terra.

politica estera
Reciprocità di estradizioni Italia/Brasile
14 febbraio 2015
Reciprocità di estradizioni Italia/Brasile: caso Pizzolato - caso Battisti. Mia intervista a quotidiano brasiliano Estadao.
Intervento workshop finale del progetto Counternarrative for Counterterrorism C4C
22 novembre 2014

(saluti e ringraziamenti)

Partirei con una suggestione. Se l'esplosione di testimonianze delle vittime del terrorismo italiane, con i libri e documentari di o su di loro, ha coinciso con un periodo che ha visto approdare al Parlamento italiano la legge sui dritti delle vittime (2004) e l'istituzione della Giornata delle memoria a loro dedicata (2007), si potrebbe dire che progetti come questo, o quello di cui si occupa Stéphane Lacombe, entrambi promossi dalle associazioni italiana e francese, sono il frutto dell'istituzione di analoga giornata dedicata alle vittime del terrorismo varata dal Parlamento europeo un mese dopo la strage alla stazione di Atocha a Madrid del 2004 che ha aperto la strada ai successivi bandi della Commissione, in particolare della DG Home: quella che ha finanziato C4C.

La periodizzazione delle testimonianze e del loro ruolo potrebbe però avere anche una lettura diversa. Potrebbe infatti riecheggiare quanto occorso ai testimoni della Shoa. Seguendo il tracciato delineato da Annette Wieviorka, in L'età del testimone, da una prima fase nell'immediatezza dei fatti, peraltro con un impatto assai limitato sul grande pubblico e sugli studi storici, è seguita l'esplosione a seguito del processo Eichmann a Gerusalemme nel 1961 quando i testimoni cominciano ad acquisire uno status sociale preciso che è stato poi a sua volta stabilizzato ed alimentato da televisione e cinema, fino a giungere alla Visual History Foundation di Spielberg con il suo immenso archivio audiovisivo di interviste, ma passando da un altro processo storico, quello Papon in Francia del 1997, nel quale avviene il passaggio di testimone alla generazione successiva, quella delle figlie e dei figli.

Se osserviamo le vittime del terrorismo italiano possiamo notare molte analogie: un quantità scarsa di testimonianza nell'immediatezza dei fatti, quelle dirette di Sossi e di Lenci, la raccolta del giornalista Gigi Moncalvo, gli atti del convegno Aiviter cui seguirà, a fine anni '80, quello di Gemma Calabresi.

La disattenzione verso tali testimonianze è provata non solo dalla scarsissima circolazione di tali testi, ma anche da un fatto che abbiamo acclarato pochi giorni fa. Nel 1989 quando la RAI trasmette un dossier giornalistico di successo, e diventato poi libro, La notte della Repubblica di Sergio Zavoli, non appare nessuna testimonianza delle vittime, seppure la redazione della trasmissione ne avesse raccolte alcune in audio. Questa la scoperta recente in occasione dell'intervista a Vittorio Musso, ferito da Prima Linea nell'attacco alla SAA di Torino nel 1979, condotta da una ricercatrice danese.

Anche in questo caso abbiamo, come per i testi della Shoa, un decennio in cui non appaiono più testimonianze, gli anni '90. In quel decennio si affermano come unici testimoni degli anni di piombo esclusivamente gli ex terroristi, con la sola particolarità dell'uscita del film "La seconda volta" di Calopresti in cui per la prima volta il personaggio principale è una vittima del terrorismo (ispirata a Lenci e a Musso).

Le vittime riappaiono pubblicamente ad inizio anni 2000, dopo gli attentati dell'11 settembre e la comparsa delle nuove BR che tornano ad uccidere in Italia.

Lo stesso Sergio Zavoli con Olga D'Antona, inaugura la nuova stagione nel 2004, cui daranno grande impulso i documentari trasmessi da Giovanni Minoli su RAI Educational e Storia. Dal 2006 in avanti si susseguono i libri di Torregiani, la raccolta di interviste dei giornalisti Fasanella, Arditti e Telese. E poi i libri di figlie e figli: Calabresi, Tobagi e Casalegno, fino a quelli più recenti di Giralucci, Coco e Tarantelli, solo per citarne alcuni. Ai quali si aggiungono documentari, mostre e fiction Tv, come quella trasmessa a gennaio scorso dalla RAI, Gli anni spezzati.

A metà del decennio scorso, appaiono anche due riflessioni originali, da ricercatori provenienti dall'area di Lotta Continua, che per la prima volta si distaccano con coraggio dalla lettura benevola e giustificazionista per quanto riguarda fatti di cui sono stati soggetti nella loro militanza politica giovanile. Oltre alla generale denuncia della carenza di riflessione sull’uso della violenza in politica contro lo Stato e l’avversario politico, che ha caratterizzato le loro storie e quelle di quasi tutte le culture e sub-culture politiche italiane, in particolare sulle vittime di tale violenza i due autori fanno affermazioni che voglio integralmente riportare.

Luigi Manconi, sociologo e oggi presidente della Commissione parlamentare straordinaria sui diritti umani, nel suo saggio del 2008 Terroristi italiani. Le Brigate rosse e la guerra totale 1970-2008, proponendo un progetto di commissione parlamentare di studio e di alto livello che raccolga le storie dei vari attori di quelle vicende, in seno al quale dare alle vittime un ruolo pubblico "altissimo e determinante", scrive:

"Le vittime e i familiari delle vittime, dunque, come protagonisti di quell'opera di ricostruzione storico-politica, di cui rappresenterebbero l'elemento cruciale e ineludibile, il "fattore umano" non cancellabile. Da ciò potrebbe discendere una intensa funzione pedagogica, un forte ruolo testimoniale, un denso significato di ammonimento: e la continuità non dimettibile di un messaggio della memoria".

Anna Bravo, docente di Storia sociale all'Università di Torino e studiosa di Primo Levi, pochi anni prima, in una intervista alla rivista Lo Straniero, sottolinea:

"Quello che mi indigna è il fascino che i reduci del terrorismo sembrano esercitare sui media. Su di loro si scrivono libri, si fanno film, si pubblicano loro interviste. E sono per lo più povere cose, parole di aspiranti caporali. Sulle vittime invece, quasi silenzio. Eppure sono molto più “interessanti” Guido Rossa, Bachelet, Casalegno che non i loro assassini – dico interessanti proprio nel senso di narrativamente ricchi, non nel senso di umanamente nobili. Credo che in nessun altro periodo si sia dato tanto spazio ai “cattivi” e così poco alle loro vittime."

Il carattere pedagogico da una parte e la qualità narrativa dall'altra, vengo per la prima riconosciuti.

Nel frattempo però il ruolo delle testimonianze viene problematizzato in forma anche assai critica. E' la stessa storica francese Annette Wieviorka che pone i problema del contrasto tra la storia scritta dalle vittime/testimoni e quella scritta dagli storici, per quanto riguarda la Shoa. Certamente le testimonianze non sono storicamente precise e attendibili, ma come precisa Tzvetan Todorov, nella prefazione a I sommersi e i salvati:

"La semplice memoria del male non è sufficiente a prevenirne il ritorno; bisogna che il richiamo del male sia sempre accompagnato da una interpretazione e da istruzioni per l'uso; ed è proprio quello che ci offre Levi nei Sommersi e i salvati. Levi non si accontenta di rievocare gli orrori del passato, ma si interroga - a lungo, con pazienza - sui significati che tali orrori hanno oggi per noi".

Il valore della testimonianza ha quindi un peso pedagogico, non tanto dal punto di vista storico, quanto piuttosto come lettura del passato con gli occhi di oggi e di fronte alle sue sfide che ripresentano il male.

In occasione della VII Giornata Europea in ricordo delle Vittime del terrorismo, l’11 marzo 2011 a Bruxelles cercai di precisare:

"…se risulta assai sospetta la verità rivelata da un ex terrorista, anche quando questo si fosse pentito o dissociato dalla sua precedente attività omicida, pure l’attività di testimonianza delle vittime ha dei limiti verso la verità. E’ sempre Primo Levi che ci insegna che non spetta alle ex vittime di capire i propri assassini.

Il valore delle testimonianze delle vittime, in relazione alla necessità di fornire senso ai fatti, di svelarne la verità, risiede infatti nel terzo termine: il dialogo. La verità si svela cioè quando la testimonianza della vittima diventa dialogo con qualcuno che interroga o interagisce. Si tratta dunque di una pratica intersoggettiva e non referenziale, non lontana dal dialogo socratico.

Una pratica attiva di confronto che risponde, inoltre, a quel bisogno sociale diffuso che non si accontenta della giustizia, cioè di punire, ma che vuole scoprire perché il crimine è stato commesso e da quali cause sia stato generato per cercare di prevenirne altri."

Il ruolo educativo di tali testimonianze, che è stato al centro del progetto C4C, non è quindi né astratta ricerca di pacificazione, e neppure fissa commemorazione di fatti tragici, ma dinamico e concreto disvelamento di verità relative ma certamente indispensabili affinché la società civile, e in particolare i suoi giovani, possa condividere il senso delle ferite che il terrorismo ha inferto al suo corpo, aiutandola ad interpretare i fatti e le sfide dell'attualità, di cui discuteremo domani.

Al dialogo con gli studenti, abbiamo aggiunto anche "spunti interpretativi ed istruzioni per l'uso", per usare i termini di Tzvetan Todorov, che costituiscono la parte metodologica del progetto C4C, di cui ci parleranno Luca Toselli e Mirinella Principiano.

(Ora mi limiterò a presentare il percorso logico che ha sotteso l’articolazione del progetto C4C con l’ausilio di qualche slides).

POLITICA
Prevenzione terrorismo. Streaming del workshop C4C
21 novembre 2014
Dalle ore 14.00 del 21 e dalla ore 9.00 del 22 Novembre
politica interna
Agenda dei lavori del workshop C4C
19 novembre 2014
CULTURA
Comunicato stampa sul progetto C4C
16 novembre 2014
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