.
Annunci online

hommerevolte
Blog-Lab di Luca Guglielminetti e del Nuovo Caffé Letterario
Link
Cloud Tags

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Locations of visitors to this page

ARTICOLI PRINCIPALI SU TERRORISMO E RADICALIZZAZIONE
L'Italia (che non è la Danimarca) parte con la prevenzione soft del terrorismo 27 Novembre 2015
Di fronte la strage di Parigi: The soft (power) is the hardest 15 Novembre 2015
Torino prima città con una piano di prevenzione della radicalizzazione violenta? 28 luglio 2015
Dei diversi approcci di prevenzioni del terrorismo 28 giugno 2015
Softpower, deradicalizzazione e contronarrative nella prevenzione del terrorismo 16 gennaio 2015
Softpower nella prevenzione del terrorismo: il divario europeo 17 ottobre 2014
Il processo di radicalizzazione violenta del movimento No Tav 25 aprile 2014
Dopo il caso Delnievo, la prevenzione verso il rientro dei combattenti in Siria 26 giugno 2013


PROFILO - @Google

INCIPIT
C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
L'uomo in rivolta

Cerca sui miei blog



Nuovo Caffé Letterario

Anche su:


Nuovo Caffé Letterario

Promuovi anche tu la tua Pagina



Pubblicazioni on-line su: ISSUU


Video
Vimeo


politica estera
La memoria per riumanizzare le vittime del terrorismo europee
9 marzo 2017

11M


L’11M a Bruxelles la Giornata europea.

Tzvetan Todorov, il grande umanista franco-bulgaro recentemente scomparso, ci ricorda che la base di ogni ricerca storica è la sistemazione curata e completa dei fatti, come il “Memoriale dei deportati ebrei” redatto in Francia da Serge Klarsfedl che documenta con estrema semplicità i nomi, i luoghi, le date di nascita. Questa attività risponde innanzitutto a una prima necessità: restituire dignità a tutte le vittime. Questo lavoro, il primo passo del lavoro storico, in Italia è stato avviato per le vittime del terrorismo dal sottoscritto a partire dal 2001 quando Aiviter, la maggiore delle associazione che le riunisce, mi incaricò di redigere delle schede di memoria per ogni singola vittime, da editare sul sito internet allora in costruzione. Il lavoro, completato nel 2008, è terminato in occasione della pubblicazione, da parte dalla Presidenza della Repubblica Italiana, del volume Per le vittime del terrorismo nell’Italia repubblicana che ha coinciso con il primo Giorno della Memoria dedicata alle Vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, celebrato al Quirinale e introdotto dal Parlamento italiano l'anno precedente nella data dell’omicidio dello statista democristiano Aldo Moro, il 9 Maggio.

L'europa però, con il suo di Parlamento, aveva già introdotto nel 2004 un analogo Giorno della Memoria dedicato a tutte le vittime europee, l'11 Marzo, il giorno della la strage spagnola alla stazione di Atocha: gli attacchi terroristici che uccisero 191 persone e provocarono 2.057 feriti.

A partire da allora la Commissione europea si è pressa carico non solo di organizzare le celebrazioni di tale giornata, a Bruxelles o a Madrid, ma anche di promuovere progetti che permettessero alle vittime e alle loro associazioni di mettersi in rete per svolgere un ruolo attivo alla sfida che dall'11 settembre 2011 sta minacciando la comunità internazionale: quella radicalizzazione violenta che rischia di condurre al terrorismo migliaia di adolescenti e giovani anche europei.

Rendere centrale la memoria delle vittime del terrorismo, in Italia, come in Europa, ha avuto la funzione non solo di fornire loro dignità; sempre Todorov ci insegna che quando gli avvenimenti vissuti dall’individuo o dal gruppo sono di natura eccezionale o tragica, il diritto di ricordare e di testimoniare diventa un dovere. Una dignità e un dovere che assumono di fatto la funzione di riumanizzare soggetti che sono stati più volte vittimizzati: quando colpiti fisicamente, quando colpiti moralmente dalle rivendicazioni, quando dimenticati dall'opinione pubblica e quando oggetto di imbarazzo da parte di istruzioni incapaci di accertare o comunicare la "Ragion di Stato".

Una funzione positiva, quindi, che è esattamente l'opposto di quella che occorre nel processo di radicalizzazione violenta, nel quale il soggetto arriva, grazie al supporto e la manipolazione di propaganda ed ideologie, a deumanizzare i suoi nemici, potendoli così uccidere razionalmente per la sua ‘giusta causa’ senza rimorso alcuno in quando non più percepiti come umani.

Cerchiamo quindi di essere consapevoli del fatto che, al di là dei modi talvolta retorici e celebrativi, quando viene data voce alle vittime dei vari terrorismo, come avverrà ancora questo 11 Marzo a Bruxelles, si sta in vero attuando una strategia di resistenza verso tutti quegli atteggiamenti, comportamenti, pratiche sociali e narrazione massmediatiche che, in maniera aperta oppure subdola, deumanizzano l'Altro, legittimando su di lui l'esercizio della violenza.


politica interna
Anni di Piombo: un impossibile percorso di giustizia riparativa
16 gennaio 2017
PROLOGO

Il 12 gennaio 2017 la denuncia arriva da Paolo Bolognesi, deputato Pd, presidente dell’Associazione 2 agosto 1980, dell’Unione vittime per stragi e componente della Commissione d’inchiesta Moro: il Senato si preparerebbe ad ospitare un convegno con due ex brigatisti rossi, alla presenza della seconda carica dello Stato e del Guardasigilli. I due terroristi sono nomi di primo piano delle Brigate Rosse, Adriana Faranda e Franco Bonisoli, entrambi protagonisti di diverse azioni ma soprattutto del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro. Bolognesi fa riferimento alla presentazione de Il libro dell’incontro, prevista nei prossimi giorni, alla presenza, tra gli altri, degli ex brigatisti  e delle citate alte cariche istituzionali, Grasso e Orlando, “di cui – dice –  sono previsti saluti introduttivi e conclusioni e che hanno messo a disposizione una sede del Senato. «Un semplice cittadino, nell’ambito personale, può parlare di libri con chi vuole – afferma Bolognesi – ma quando sono le alte cariche dello Stato a sostenere dei terroristi che fino ad oggi hanno mentito, e continuano a mentire, sul sequestro e l’uccisione di Aldo Moro e spacciato la balla della comoda giustizia riparativa omettendo però fatti molto gravi che in Commissione stiamo appurando, è una inaccettabile offesa istituzionale nei confronti dei familiari delle vittime che rappresento e della verità sulla storia del nostro Paese».

il 13 gennaio 2017 l'AdnKronos lancia: TERRORISMO: BOLOGNESI, DOPO MIA DENUNCIA FARANDA-BONISOLI NON AL SENATO
"Stupisce che dopo la mia denuncia si affermi che i nomi degli ex brigatisti Adriana Faranda e Franco Bonisoli alla presentazione de 'Il libro dell'incontro' non comparivano nell'invito, perché risultano da quello ufficiale, con tanto di locandina, inviatomi per email l'11 gennaio alle ore 9.46 dalla Commissione diritti umani del Senato". Con una nota Paolo BOLOGNESI, deputato Pd, presidente dell'Associazione 2 agosto 1980, Unione vittime per stragi e componente della Commissione d'inchiesta Moro, replica a quanti hanno negato la programmata presenza, con relativi interventi, dei due ex terroristi all'evento, insieme al presidente del Senato Pietro Grasso e al ministro della Giustizia Andrea Orlando, partecipazione che BOLOGNESI ha definito "un'inaccettabile offesa istituzionale". "''I nomi dei due terroristi sono scomparsi solo nell'email ufficiale che ho ricevuto questa mattina alle ore 10.10 dalla Commissione del Senato - afferma BOLOGNESI - sostituiti però da altri due ex brigatisti, Andrea Coi e Grazia Grena, che interverranno insieme a Grasso e Orlando. Un'offesa, quindi, confermata dalle alte cariche dello Stato nei confronti dei familiari delle vittime che rappresento che diventa una vergogna istituzionale di cui prendiamo atto".

e poi ancora:
TERRORISMO: BOLOGNESI, DOPO MIA DENUNCIA FARANDA-BONISOLI NON AL SENATO (2)  - "In merito al percorso di dialogo tra vittime e carnefici, ognuno è libero di scegliere il suo. Per quanto ci riguarda - conclude BOLOGNESI - abbiamo chiaro il nostro: non c'è riparazione senza verità. Se gli ex terroristi vogliono veramente 'riparare' inizino a raccontare la verità sulle stragi e sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro, gravi omissioni che la storia del nostro Paese, e noi familiari delle vittime, stiamo ancora scontando", conclude il deputato del Pd.


IL LIBRO DELL'INCONTRO: UNA TESTIMONIANZA

Quello che segue è un estratto della esclusiva testimonianza di Antonio Iosa, vittima delle Brigate Rosse nel 1980 e fondatore e partecipante al gruppo di conciliazione tra vittime ed ex terorristi che poi ha abbandonato prima che uscisse il saggio scritto dai mediatori - Bertagna, Ceretti e Mazzucato -  che ne descrive il percorso: "Il libro dell'incontro".
Come avevamo previsto all'uscita del libro in oggetto, nel post "Troppi livelli d'interesse negli incontri tra vittime ed ex degli anni di piombo", questa storia, che inizia da lontano, produrrà non poche polemiche... ci torneremo sopra.


Anni di Piombo: un impossibile percorso di giustizia riparativa by Luca Guglielminetti on Scribd


politica interna
Commissione di studio su fenomeno della radicalizzazione e dell estremismo jihadista (sintesi relazione)
6 gennaio 2017



Un documento importante, presentato ieri in conferenza stampa a Palazzo Chigi, e atteso da almeno due anni quando su L'Avvenire segnalavo il ritardo italiano in materia di prevenzione della radicalizzazione: Europa ed Italia di fronte al radicalismo violento

CULTURA
The educational approach to better understand the complex political world
26 novembre 2016


CONTRA "aims to combat the root causes of extremism and radicalization. Founded in Montreal, QC in 2016, CONTRA works through both the media and the classroom in order to teach youths and communities to better understand the complex political world that surrounds them. By providing hands-on training on issues such as xenophobia, Islamophobia, and mediatization, CONTRA hopes to encourage students to think critically about current events, thus promoting an inclusive and welcoming environment to all people."

That's the same educational approach we use in our project "Islam: roots, foundations and violent radicalisations" (see the Italian report here) which aims to share awareness and to strengthen critical thinking on islamophobia, immigration and terrorism for the extra educational offer to secondary schools of the Turin area in Italy.
politica interna
Prevenzione e contrasto dell’estremismo violento: l'Italia al bivio
7 ottobre 2016

Le misure di contrasto e prevenzione della radicalizzazione violenta sono assai delicate perché facilmente possono diventare anziché utili piuttosto controproducenti e dannose.

L'Italia faticosamente e tardivamente si sta avviando a sviluppare queste misure con due strumenti, una proposta di legge, quella Dambruoso-Manciulli in discussione al Parlamento e una Commissione di esperti istituita ad agosto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Gli studi sul processo di radicalizzazione violenta, che partendo dalle biografie dei terroristi hanno cercato di individuare dei modelli predittivi per intervenire prima che un individuo commetta atti violenti, hanno condotto a due approcci diversi e talvolta opposto opposti.

Da una parte sono stati utilizzati per sviluppare degli strumenti per monitorare e valutare il livello di radicalizzazione violenta, in ambito esclusivamente jihadista, degli individui soprattutto in ambito carcerario; e sono attuate nel contesto di una attività di intelligence, e quindi di prevenzione tradizionale delle forze di polizia, per intervenire, a livello nazionale di sicurezza, con misure cautelari appena un individuo commetta un reato prodromico al terrorismo.

Dall'altra, sono stati utilizzati per implementare programmi, detti di contrasto o prevenzione dell'estremismo violento (CVE - PVE), atti ad aumentare la resilienza delle comunità rispetto ai fattori che agevolano il processo di radicalizzazione violenta di qualunque matrice ideologico/religiosa e sono attuati a livello locale in collaborazione tra servizi sociali,  organizzazioni delle società civile ed istituzioni, per intervenire con una ampia gamma di misure "rieducative" prima che un individuo commetta atti violenti.

L'Italia, in particolare il Ministero della Giustizia, la sua amministrazione penitenziaria in coordinamento con il C.A.S.A., cioè la polizia di prevenzione e l'intelligence, stanno lavorando da qualche tempo sul primo approccio.

Il limite è rappresentato dal fatto che gli strumenti per monitorare e valutare la radicalizzazione violenta sono ormai ampiamente messi in discussione; in particolare il loro valore scientifico e predittivo. La scelta di rivolgersi poi alla sola radicalizzazione jihadista è quanto di più pernicioso si possa fare.

Inoltre, nei paesi in cui i numeri delle persone da monitorare sono molto alti, come in Francia, il monitoraggio risulta di fatto impraticabile e inutile, come i fatti recenti di terrorismo hanno palesemente evidenziato.

L'occasione di una proposta di legge e di una commissione governativa, sono quindi cruciali oggi affinché l'Italia non segua modelli inefficienti quando non controproducenti, come quelli francesi, ma piuttosto si relazioni con le migliori pratiche e politiche attuate in Europa e promosse ormai da tutti gli organismi internazionali, che privilegiano il secondo approccio.

Segnalo tre realtà, tutte già presentati su questo blog: quelle della rete europea RAN, quelle delle Nazioni Unite e quella del recente paper frutto di un progetto transatlantico UE-US.


 (CONTINUA: Cosa ci dicono questi documenti e collezioni di approcci e buone pratiche?)

politica estera
Conosciamo il terrorismo? Due giorni di studio a Torino
13 giugno 2016
CULTURA
Poietika, la parola che resiste a Campobasso
18 maggio 2016
politica estera
Prevenzione della radicalizzazione violenta
26 marzo 2016
Termine abusato da giornali, politici e commentatori, in questo intervento di 5 minuti si chiarisce a quali politiche e programmi ci si riferisce in Europa e nel mondo quando si parla di processo di radicalizzazione violenta che può trasformare un giovane in un terrorista e i campi di intervento delle sua prevenzione.

Prevenzione della radicalizzazione violenta. Di cosa stiamo parlando? from Luca Guglielminetti on Vimeo.

politica estera
CVE: il ritardo italiano alla prevenzione "soft" del terrorismo
20 marzo 2016
"Salah è stato ritrovato a casa sua, a Bruxelles. Da mesi l'Italia dice che accanto a una risposta credibile sul piano securitario l'Europa deve avere una strategia sui temi cultura, periferie, educazione. Per ogni euro investito in sicurezza, un euro investito in cultura. Siamo convinti che questa proposta italiana debba diventare legge anche in Europa", dice Renzi.
Forse è il contrario: in Europa già si fa...
Mia intervista sull'Avvenire di oggi


CVE: il ritardodo italiano alla prevenzione" soft" del terrorismo;

POLITICA
SICUREZZA PARTECIPATA TRA LIBERTÀ E LEGALITÀ
6 marzo 2016

Il tema della sicurezza si declina nel pubblico dibattito in due forme: o come parole tecniche di esperti o come divaricazione manichea tra primato della libertà e quello della protezione.

A seconda del campo di applicazione, il primato delle dell’una o dell’altro assume valenze politiche opposte: di fronte la guerra al terrorismo è di sinistra difendere le libertà individuali, là dove è di destra limitarle in nome delle sicurezza dei cittadini; mentre di fronte agli incidenti sul lavoro è di destra la libertà di imprendere senza troppi vincoli, là dove è di sinistra limitarla per salvaguardare la salute dei lavoratori.

In altri campi, la parola è affidata al linguaggio, apparentemente neutro, degli specialisti delle varie forme di sicurezza: il tecnico di sicurezza militare o di intelligence, oppure il tecnico di sicurezza informatica o di impianti industriali che presentano scenari e soluzione dei quali solo una minoranza di pubblico non sprovveduto coglie il senso politico sotteso.

Intorno alla sicurezza si gioca in vero una delle partite più importanti del discorso pubblico, in quanto essa sottende una delle più potenti emozioni umane, comune a tutti i cittadini-elettori: la paura con i suoi derivati di ansia, stress e preoccupazione.

L’approccio ideologico è quello oggi dominante con le sue metafore semplicistiche: di fronte a migranti e rifugiati si invocano o i muri o i ponti. Buonismo imbelle e cieco egoismo si fronteggiano sui molti temi legati alla sicurezza portando spesso le discussioni all’immobilismo o a scelte irrazionali dai risultati disastrosi.

Se la politica si presenta spesso lenta nell’affrontare i mutamente della società dell’informazione, quando si tratta di sicurezza, aggiunge il termine emergenza e accelera verbalmente e spesso concretamente i suoi atti. La politica reagisce cioè come la fisiologia umana ha insegnato al cervello: di fronte al pericolo serve una reazione immediata difensiva, senza pensarci troppo. Ma la paura diventa quasi sempre un pericolo per coloro che la provano.

Questa dinamica, ci spiegano l’antropologia e le neuroscienze, è legata alle necessità di sopravvivenza delle nostra specie quando l’uomo viveva in tutt’altro contesto ambientale. Funzione bene ancora oggi di fronte ai disastri naturali, dove un’efficiente protezione civile è sufficiente, ma serve uno sforzo “contro-natura”, tanto logico quanto razionale, per invertire la tempistica, o almeno rallentare il tempo delle decisioni, per evitare alla paura di giocare il ruolo di sentimento dominante nello scenario politico quando ci troviamo di fronte ai pericoli sociali. Quelli con i tratti umani del terrorista, del migrante, dello “zingaro” o quelli criminali della gang, del racket, dell’imprenditore senza scrupoli, o di forze di sicurezza inadeguate, sistemi giudiziari inefficaci o sistemi di sorveglianza invasivi.

La società civile dovrebbe allora farsi carico di creare spazi dove rallentare il tempo della riflessione intorno ai temi della sicurezza, per favorire scambi, discussioni, proposte e progetti che abbiano quanto più possibile un fondamento razionale, laico e scientifico, che risponda alle esigenze specifiche nel territorio nella consapevolezza dei dibattiti e delle pratiche europee e internazionali sui temi della sicurezza e della sua difficile relazione con le libertà e le forme di legalità.

Servirebbero quindi spazi di pubblica discussione e proposta la cui attrezzatura metodologica sia quella di socializzare i linguaggi specialistici, confrontare le prassi e gli approcci, privilegiare gli interventi di prevenzione delle cosiddette “emergenze”, rendere partecipe la cittadinanza su politiche che non possono essere più relegate ai populismi mediatici o alle segrete stanze degli organi di sicurezza.

sfoglia
febbraio        aprile