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politica interna
I fessi della propaganda elettorale
25 febbraio 2018
SOCIETA'
La percezione sociale delle vittime del terrorismo
19 febbraio 2018
Saggio sull forme di doppia vittimizzazione e biasimo delle vittime nella percezione sociale degli atti terroristici: pubblicato sulla Rassegna Italiana di Criminologian 4/2017 disponibile qui


politica interna
Lotta al terrorismo e prevenzione della radicalizzazione: vantaggi e debolezze italiane
12 luglio 2017
Che cosa sta facendo il nostro Paese in tema di prevenzione del terrorismo e della radicalizzazione violenta.
Intervista all'emittente 7Gold - Emilia Romagna del 4 luglio 2017.

politica estera
La memoria per riumanizzare le vittime del terrorismo europee
9 marzo 2017

11M


L’11M a Bruxelles la Giornata europea.

Tzvetan Todorov, il grande umanista franco-bulgaro recentemente scomparso, ci ricorda che la base di ogni ricerca storica è la sistemazione curata e completa dei fatti, come il “Memoriale dei deportati ebrei” redatto in Francia da Serge Klarsfedl che documenta con estrema semplicità i nomi, i luoghi, le date di nascita. Questa attività risponde innanzitutto a una prima necessità: restituire dignità a tutte le vittime. Questo lavoro, il primo passo del lavoro storico, in Italia è stato avviato per le vittime del terrorismo dal sottoscritto a partire dal 2001 quando Aiviter, la maggiore delle associazione che le riunisce, mi incaricò di redigere delle schede di memoria per ogni singola vittime, da editare sul sito internet allora in costruzione. Il lavoro, completato nel 2008, è terminato in occasione della pubblicazione, da parte dalla Presidenza della Repubblica Italiana, del volume Per le vittime del terrorismo nell’Italia repubblicana che ha coinciso con il primo Giorno della Memoria dedicata alle Vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, celebrato al Quirinale e introdotto dal Parlamento italiano l'anno precedente nella data dell’omicidio dello statista democristiano Aldo Moro, il 9 Maggio.

L'europa però, con il suo di Parlamento, aveva già introdotto nel 2004 un analogo Giorno della Memoria dedicato a tutte le vittime europee, l'11 Marzo, il giorno della la strage spagnola alla stazione di Atocha: gli attacchi terroristici che uccisero 191 persone e provocarono 2.057 feriti.

A partire da allora la Commissione europea si è pressa carico non solo di organizzare le celebrazioni di tale giornata, a Bruxelles o a Madrid, ma anche di promuovere progetti che permettessero alle vittime e alle loro associazioni di mettersi in rete per svolgere un ruolo attivo alla sfida che dall'11 settembre 2011 sta minacciando la comunità internazionale: quella radicalizzazione violenta che rischia di condurre al terrorismo migliaia di adolescenti e giovani anche europei.

Rendere centrale la memoria delle vittime del terrorismo, in Italia, come in Europa, ha avuto la funzione non solo di fornire loro dignità; sempre Todorov ci insegna che quando gli avvenimenti vissuti dall’individuo o dal gruppo sono di natura eccezionale o tragica, il diritto di ricordare e di testimoniare diventa un dovere. Una dignità e un dovere che assumono di fatto la funzione di riumanizzare soggetti che sono stati più volte vittimizzati: quando colpiti fisicamente, quando colpiti moralmente dalle rivendicazioni, quando dimenticati dall'opinione pubblica e quando oggetto di imbarazzo da parte di istruzioni incapaci di accertare o comunicare la "Ragion di Stato".

Una funzione positiva, quindi, che è esattamente l'opposto di quella che occorre nel processo di radicalizzazione violenta, nel quale il soggetto arriva, grazie al supporto e la manipolazione di propaganda ed ideologie, a deumanizzare i suoi nemici, potendoli così uccidere razionalmente per la sua ‘giusta causa’ senza rimorso alcuno in quando non più percepiti come umani.

Cerchiamo quindi di essere consapevoli del fatto che, al di là dei modi talvolta retorici e celebrativi, quando viene data voce alle vittime dei vari terrorismo, come avverrà ancora questo 11 Marzo a Bruxelles, si sta in vero attuando una strategia di resistenza verso tutti quegli atteggiamenti, comportamenti, pratiche sociali e narrazione massmediatiche che, in maniera aperta oppure subdola, deumanizzano l'Altro, legittimando su di lui l'esercizio della violenza.


politica interna
Anni di Piombo: un impossibile percorso di giustizia riparativa
16 gennaio 2017
PROLOGO

Il 12 gennaio 2017 la denuncia arriva da Paolo Bolognesi, deputato Pd, presidente dell’Associazione 2 agosto 1980, dell’Unione vittime per stragi e componente della Commissione d’inchiesta Moro: il Senato si preparerebbe ad ospitare un convegno con due ex brigatisti rossi, alla presenza della seconda carica dello Stato e del Guardasigilli. I due terroristi sono nomi di primo piano delle Brigate Rosse, Adriana Faranda e Franco Bonisoli, entrambi protagonisti di diverse azioni ma soprattutto del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro. Bolognesi fa riferimento alla presentazione de Il libro dell’incontro, prevista nei prossimi giorni, alla presenza, tra gli altri, degli ex brigatisti  e delle citate alte cariche istituzionali, Grasso e Orlando, “di cui – dice –  sono previsti saluti introduttivi e conclusioni e che hanno messo a disposizione una sede del Senato. «Un semplice cittadino, nell’ambito personale, può parlare di libri con chi vuole – afferma Bolognesi – ma quando sono le alte cariche dello Stato a sostenere dei terroristi che fino ad oggi hanno mentito, e continuano a mentire, sul sequestro e l’uccisione di Aldo Moro e spacciato la balla della comoda giustizia riparativa omettendo però fatti molto gravi che in Commissione stiamo appurando, è una inaccettabile offesa istituzionale nei confronti dei familiari delle vittime che rappresento e della verità sulla storia del nostro Paese».

il 13 gennaio 2017 l'AdnKronos lancia: TERRORISMO: BOLOGNESI, DOPO MIA DENUNCIA FARANDA-BONISOLI NON AL SENATO
"Stupisce che dopo la mia denuncia si affermi che i nomi degli ex brigatisti Adriana Faranda e Franco Bonisoli alla presentazione de 'Il libro dell'incontro' non comparivano nell'invito, perché risultano da quello ufficiale, con tanto di locandina, inviatomi per email l'11 gennaio alle ore 9.46 dalla Commissione diritti umani del Senato". Con una nota Paolo BOLOGNESI, deputato Pd, presidente dell'Associazione 2 agosto 1980, Unione vittime per stragi e componente della Commissione d'inchiesta Moro, replica a quanti hanno negato la programmata presenza, con relativi interventi, dei due ex terroristi all'evento, insieme al presidente del Senato Pietro Grasso e al ministro della Giustizia Andrea Orlando, partecipazione che BOLOGNESI ha definito "un'inaccettabile offesa istituzionale". "''I nomi dei due terroristi sono scomparsi solo nell'email ufficiale che ho ricevuto questa mattina alle ore 10.10 dalla Commissione del Senato - afferma BOLOGNESI - sostituiti però da altri due ex brigatisti, Andrea Coi e Grazia Grena, che interverranno insieme a Grasso e Orlando. Un'offesa, quindi, confermata dalle alte cariche dello Stato nei confronti dei familiari delle vittime che rappresento che diventa una vergogna istituzionale di cui prendiamo atto".

e poi ancora:
TERRORISMO: BOLOGNESI, DOPO MIA DENUNCIA FARANDA-BONISOLI NON AL SENATO (2)  - "In merito al percorso di dialogo tra vittime e carnefici, ognuno è libero di scegliere il suo. Per quanto ci riguarda - conclude BOLOGNESI - abbiamo chiaro il nostro: non c'è riparazione senza verità. Se gli ex terroristi vogliono veramente 'riparare' inizino a raccontare la verità sulle stragi e sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro, gravi omissioni che la storia del nostro Paese, e noi familiari delle vittime, stiamo ancora scontando", conclude il deputato del Pd.


IL LIBRO DELL'INCONTRO: UNA TESTIMONIANZA

Quello che segue è un estratto della esclusiva testimonianza di Antonio Iosa, vittima delle Brigate Rosse nel 1980 e fondatore e partecipante al gruppo di conciliazione tra vittime ed ex terorristi che poi ha abbandonato prima che uscisse il saggio scritto dai mediatori - Bertagna, Ceretti e Mazzucato -  che ne descrive il percorso: "Il libro dell'incontro".
Come avevamo previsto all'uscita del libro in oggetto, nel post "Troppi livelli d'interesse negli incontri tra vittime ed ex degli anni di piombo", questa storia, che inizia da lontano, produrrà non poche polemiche... ci torneremo sopra.


Anni di Piombo: un impossibile percorso di giustizia riparativa by Luca Guglielminetti on Scribd


politica interna
Commissione di studio su fenomeno della radicalizzazione e dell estremismo jihadista (sintesi relazione)
6 gennaio 2017



Un documento importante, presentato ieri in conferenza stampa a Palazzo Chigi, e atteso da almeno due anni quando su L'Avvenire segnalavo il ritardo italiano in materia di prevenzione della radicalizzazione: Europa ed Italia di fronte al radicalismo violento

CULTURA
The educational approach to better understand the complex political world
26 novembre 2016


CONTRA "aims to combat the root causes of extremism and radicalization. Founded in Montreal, QC in 2016, CONTRA works through both the media and the classroom in order to teach youths and communities to better understand the complex political world that surrounds them. By providing hands-on training on issues such as xenophobia, Islamophobia, and mediatization, CONTRA hopes to encourage students to think critically about current events, thus promoting an inclusive and welcoming environment to all people."

That's the same educational approach we use in our project "Islam: roots, foundations and violent radicalisations" (see the Italian report here) which aims to share awareness and to strengthen critical thinking on islamophobia, immigration and terrorism for the extra educational offer to secondary schools of the Turin area in Italy.
politica interna
Prevenzione e contrasto dell’estremismo violento: l'Italia al bivio
7 ottobre 2016

Le misure di contrasto e prevenzione della radicalizzazione violenta sono assai delicate perché facilmente possono diventare anziché utili piuttosto controproducenti e dannose.

L'Italia faticosamente e tardivamente si sta avviando a sviluppare queste misure con due strumenti, una proposta di legge, quella Dambruoso-Manciulli in discussione al Parlamento e una Commissione di esperti istituita ad agosto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Gli studi sul processo di radicalizzazione violenta, che partendo dalle biografie dei terroristi hanno cercato di individuare dei modelli predittivi per intervenire prima che un individuo commetta atti violenti, hanno condotto a due approcci diversi e talvolta opposto opposti.

Da una parte sono stati utilizzati per sviluppare degli strumenti per monitorare e valutare il livello di radicalizzazione violenta, in ambito esclusivamente jihadista, degli individui soprattutto in ambito carcerario; e sono attuate nel contesto di una attività di intelligence, e quindi di prevenzione tradizionale delle forze di polizia, per intervenire, a livello nazionale di sicurezza, con misure cautelari appena un individuo commetta un reato prodromico al terrorismo.

Dall'altra, sono stati utilizzati per implementare programmi, detti di contrasto o prevenzione dell'estremismo violento (CVE - PVE), atti ad aumentare la resilienza delle comunità rispetto ai fattori che agevolano il processo di radicalizzazione violenta di qualunque matrice ideologico/religiosa e sono attuati a livello locale in collaborazione tra servizi sociali,  organizzazioni delle società civile ed istituzioni, per intervenire con una ampia gamma di misure "rieducative" prima che un individuo commetta atti violenti.

L'Italia, in particolare il Ministero della Giustizia, la sua amministrazione penitenziaria in coordinamento con il C.A.S.A., cioè la polizia di prevenzione e l'intelligence, stanno lavorando da qualche tempo sul primo approccio.

Il limite è rappresentato dal fatto che gli strumenti per monitorare e valutare la radicalizzazione violenta sono ormai ampiamente messi in discussione; in particolare il loro valore scientifico e predittivo. La scelta di rivolgersi poi alla sola radicalizzazione jihadista è quanto di più pernicioso si possa fare.

Inoltre, nei paesi in cui i numeri delle persone da monitorare sono molto alti, come in Francia, il monitoraggio risulta di fatto impraticabile e inutile, come i fatti recenti di terrorismo hanno palesemente evidenziato.

L'occasione di una proposta di legge e di una commissione governativa, sono quindi cruciali oggi affinché l'Italia non segua modelli inefficienti quando non controproducenti, come quelli francesi, ma piuttosto si relazioni con le migliori pratiche e politiche attuate in Europa e promosse ormai da tutti gli organismi internazionali, che privilegiano il secondo approccio.

Segnalo tre realtà, tutte già presentati su questo blog: quelle della rete europea RAN, quelle delle Nazioni Unite e quella del recente paper frutto di un progetto transatlantico UE-US.


 (CONTINUA: Cosa ci dicono questi documenti e collezioni di approcci e buone pratiche?)

politica estera
Conosciamo il terrorismo? Due giorni di studio a Torino
13 giugno 2016
CULTURA
Poietika, la parola che resiste a Campobasso
18 maggio 2016
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