.
Annunci online

hommerevolte
Blog-Lab di Luca Guglielminetti e del Nuovo Caffé Letterario
Link
Cloud Tags

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Locations of visitors to this page


PROFILO - @Google

INCIPIT
C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
L'uomo in rivolta

Cerca sui miei blog



Nuovo Caffé Letterario

Anche su:


Nuovo Caffé Letterario

Promuovi anche tu la tua Pagina



Pubblicazioni on-line su: ISSUU


Video
Vimeo


politica estera
Libri consigliati
11 febbraio 2016
libri
L'amico Orsini e il grande Todorov appena pubblicati.
politica interna
I terroristi italiani? Colti e di status elevato
2 ottobre 2012

Pubblicati i sorprendenti risultati di una ricerca condotta al MIT da Alessandro Orsini autore per Rubbettino di Anatomia delle Brigate rosse


 Alessandro Orsini ha pubblicato, per la prima volta, i dati sul numero dei terroristi italiani, di cui ha analizzato sesso, età, livello di istruzione e occupazione al momento dell’arresto. A ospitare i risultati delle sue ricerche, condotte al Massachusetts Institute of Technology, è la più autorevole rivista scientifica internazionale specializzata in studi sul terrorismo: “Studies in Conflict and Terrorism”.
Abbiamo intervistato il professor Orsini telefonicamente mentre si trova al MIT.
 
 Professor Orsini, grazie alle sue ricerche, siamo finalmente in grado di sapere quanti erano i terroristi italiani. Per anni si era fantasticato su queste cifre. Alcuni parlavano di un esercito; altri di quattro gatti. Quanti erano i terroristi italiani?
 
I dati ufficiali  del Ministero di Grazia e Giustizia ci consentono di fare un po’ di chiarezza. Le persone che sono state condannate in Italia per terrorismo sono 528; mentre le persone che sono state arrestate per terrorismo sono 2730. I dati che ho analizzato si riferiscono al periodo 1970-2011 e riguardano soltanto il cosiddetto “terrorismo interno” rosso e nero. Non ho preso in considerazione i dati relativi al terrorismo internazionale perché volevo scattare una fotografia dei terroristi italiani.
 
Sono particolarmente sorprendenti i dati che Lei ha raccolto sul livello di istruzione dei terroristi
 
Il tipico terrorista italiano è un individuo che ha un livello di istruzione superiore rispetto alla media della popolazione di riferimento. L’11,7% delle persone condannate per terrorismo aveva conseguito la laurea contro il 4,1% della popolazione italiana secondo i dati ISTAT del 1981. Tra gli arrestati, le persone in possesso della laurea sono il 17,8%. Alan Krueger non sbaglia quando afferma che molte formazioni terroristiche sono composte da persone che provengono da un’élites.
 
Eppure, si dice sempre che la povertà e la mancanza di istruzione sono la causa principale del terrorismo.
 
Le ricerche più accreditate dimostrano che la povertà e la mancanza di istruzione non sono cause importanti di terrorismo. L’idea che la povertà produca il terrorismo, pur essendo molto diffusa, nasce da una rappresentazione romantica del terrorismo che, almeno in Italia, non è mai stata superata. I tipici terroristi italiani non uccidevano per sfamarsi o per ignoranza. Uccidevano per appagare un bisogno spirituale alimentato dall’ideologia.
 
Erano molti o pochi?
 
In termini assoluti sembrerebbero pochi, ma, in realtà, non è così. Ce ne rendiamo conto se paragoniamo il numero dei terroristi italiani con quello degli altri Paesi. Mi lasci ricordare che tra il 1969 e il 1985 l’Italia è stato il Paese più interessato dalle attività terroristiche. Il terrorismo italiano è stato uno dei più longevi, imponenti e sanguinari dell’Europa occidentale. Non direi che i terroristi italiani erano pochi, ma occorre contestualizzare il significato di questa affermazione.
 
Siamo pronti per scrivere la vera storia del terrorismo italiano?
 
Esiste già qualche contributo valido. Tuttavia, ritengo che potremo avvicinarci a una rappresentazione più fedele dei fatti soltanto quando gli studiosi si apriranno alle narrazioni delle vittime, le uniche a essersi confrontate direttamente con i terroristi. Esiste una documentazione fatta di lettere di minacce, telefonate, volantini di rivendicazione e, soprattutto, di dialoghi tra le vttime e i terroristi che gli studiosi dovrebbero acquisire.
CULTURA
Brigate Rosse, quanto l'Italia decise di odiare
3 luglio 2012
Brigate Rosse, quanto l'Italia decise di odiare
Alessandro Orsini su "Liberal" di oggi

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. vittime terrorismo br orsini brigare rosse

permalink | inviato da hommerevolte il 3/7/2012 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Orsini: le due sinistre ieri e oggi
30 marzo 2012

Intervista ad Alessandro Orsini, autore del libro "Gramsci e Turati, Le due sinistre" definito da Saviano "la più bella riflessione sulla sinistra fatta negli ultimi anni".
POLITICA
Deradicalizzare in Italia e in Europa
29 marzo 2012
C'è un giovane professore, Alessandro Orsini, che ha messo i piedi dentro il piatto dei problemi della sinistra italiana...


Le sue idee, dai libri - oggetto di polemica* in Italia con attacchi al suo autore in pieno stile gramsciano/togliattiano/brigatista - sono già passate a Bruxelles. Diventate parte del discorso in Europa sui motivi del radicalismo e la prevenzione culturale del terrorismo.



*Le ultime puntate della polemica sono qui riportate: ITALIAOGGI


POLITICA
I succedanei scadenti della riflessione culturale sulla violenza politica
25 marzo 2012


Qui in Italia sembra che scrivere un romanzo o girare un film equivalga a svolgere un ricerca sociale o storica. Romanzieri e registi si sentono tardi epigoni della tradizione dal verismo al realismo, e spingono le loro narrative nei campi della storia invece che della finzione, la fiction pura e semplice.
Al cinema con un amico abbiamo coniato un pregiudizio assai selettivo per scegliere i film da vedere: se nel trailer o nel cartellone c'è  la dicitura "Ispirato ad una storia vera", lo rifuggiamo come la peste, soprattutto se di origine italiana.
Invece le pagine culturali si riempiono di recensioni che prendo con estrema serietà queste pellicole o questi romanzi cha trattano di fatti veramente accaduti.
La scorsa settimana si parlava di romanzi  e delle loro vuote ambizioni a spiegare gli anni di piombo. Questa settimana abbiamo in uscita due film di cui parlano il Corsera e il suo supplemento culturale odierno: da una parte quello sulla strage di Piazza Fontana (Milano, 1969) e dall'altra quello sui fatti della scuola Diaz (Genova, 2001).
Sono iniziate e seguiranno polemiche abbastanza insensate provocate dall'equivoco di sopravvalutare il valore documentale di film che, infilati nelle categoria docufiction, in vero possono denunciare una sola cosa: la pochezza di riflessione politica e culturale sui fatti di cui parlano.

Il filo rosso di questi romanzi e film, a ben guardare, è il rapporto tra violenza e politica.
Un nervo scoperto delle culture di destra e sinistra del nostro paese.
La pochezza di cui sopra ha una origine in una altro fatto, di cui occorre prendere atto in questa fase terminale della cosiddetta 'Seconda Repubblica'. La fine della Prima ha distrutto le forze politico-culturali del riformismo laico, cattolico e socialista più attrezzate di antivirus contro la violenza. Mentre le forze sopravvissute a Tangentopoli, post-comunisti, post-fascisti e Lega, sono le forze politiche la cui identità e storia culturale prevede le varie declinazioni, dal linguaggio all'azione, della violenza.

Questo deficit di riflessione culturale, risulta ancora più evidente se si osserva quella che è stata l'unica polemica culturale recente, quella raltiva al libro su Gramsci e Turati di Alessandro Orsini. Polemica sulle due pedagogie, quella della intolleranza del primo e quella della tolleranza del secondo, che pare riguardi solo le due minoranze: quella superstite socialista e quella orgogliosamente comunista, nel  silenzio completo di tutta la intellighenzia di area PD.
Lo stesso articolo di aperto sostegno alle tesi di Orsini, scritto da Roberto Saviano, tenuto un po' nascosto nelle pagine interne de la Repubblica, è stato senza conseguenze sui maggiori quotidiani. Con un eccezione paradossale, di cui abbiamo riportato, quella de La Stampa.
 
Infine, questo deficit di riflessione sulla violenza politica non si può negare abbia origine anche più lontane: come il fatto che l'Italia sia rimasta praticamente impermeabile al pensiero di Albert Camus. Di colui cioè, che come ribadito in più occasioni, a me pare essere ancora oggi il massimo pensatore in materia di violenza e politica.

Il problema di una deficit di riflessione in materia, che potremmo definire ormai omissione volontaria dell'establishment, è funesto soprattutto per una parte politica: il centro sinistra.  Protrarre questa rimozione coatta lo rende semplicemente equivoco e quindi debole a tutto vantaggio del centro-destra.
CULTURA
Angelo D'Orsi o della ortodossia gramsciana
19 marzo 2012
Sarebbe divertente se non fosse penoso, vedere il professore che predicava il disvalore dell'autorità nel '68, quando studente poteva sparlare e inveire su qualsiasi cosa o persona; e oggi, fattosi vecchio barone dell'accademia, presiede alle credenziali scientifiche per poter parlare di Antonio Gramsci.

molochDiventato custode arcigno di un sapere ammuffito, è in vero sul punto di disintegrarsi ché l'arcano su cui poggiava tanta supponenza ed arroganza d'intelletto non era che disprezzo, in nome di supposta superiorità morale di parte, per il dialogo alla base di qualsiasi sapere.

Un vizio che accomunò un'ampia, troppo ampia, generazione, formatasi su Gramsci, che spesso scampò processi per errori ben più gravi, quello di uccidere per un'idea, cui al fondo c'è sempre lo stesso comune disprezzo profondo per l'uomo: quello libero e dialogante (ieri Filippo Turati, oggi Marco Biagi).

Questa breve premessa per introdurre il post dell'amico Alessandro Orsini:

ANGELO D’ORSI COME FENOMENO CULTURALE


politica interna
La Stampa organo ufficiale dei neo gramsciani?
17 marzo 2012
Che il giornale che fu di Carlo Casalegno, vicedirettore azionista ucciso dalla Brigate Rosse, oggi - dopo 35 anni - permetta nelle sue pagine culturali la difesa di Gramsci incrociata al killeraggio accademico ("privo di credenziali scientifiche") contro colui i cui studi sulle BR sono tradotti, pubblicati e apprezzati in tutto il mondo anglosassone, è francamente ignobile se non sarà seguito da una qualche replica a breve.

Stiamo parlando di Angelo D'Orsi verso Alessandro Orsini, su La Stampa del 15 Marzo scorso.

La polemica nasce di recente: qui sul sito della Fondazione Nenni il 21 febbraio scorso, il primo scambio polemico tra i due.
Poi quello a seguito dell'articolo di Roberto Saviano su la Repubblica: commentato sul sito di Notizie Radicali e qui Turati: più che Saviano, Orsini

Vadiamo se a quest'ultimo attacco del barone sessantottino, guardiano dell'ortodossia gramsciana in terra subalpina,  troverà nell'accademia torinese qualcuno che risponda sulle stesse  pagine di quel giornale ...che fu di Carlo Casalegno!

CULTURA
Turati: più che Saviano, Orsini
29 febbraio 2012


Riconoscere il merito è sempre attività difficile in Italia anche quando le cose sono poste in termini lineari. Se ieri Roberto Saviano su "la Repubblica" ha elogiato una saggio su Gramsci e Turati che demolisce il primo in favore del secondo, il merito non è di Saviano ma dell'autore del saggio: Alessandro Orsini.

Saviano non ha alcuna autonomia critica. Solo qualche anno fa firma l'appello di Carmilla online in favore del pluriomicida Casare Battisti, leader dei Proletari Armari per il Comunismo: altro che Filippo Turati!. Su temi che non fossero la camorra, ha preso cantonate a non finire. L'unica sua qualità è un po' di fiuto. L'unico suo orrizzonte: la ricerca di una sponda politica.

La vera novità del panorama culturale italiano risiede invece proprio nell'altro nome.
La qualità umana del soggetto la si percepisce già solo in questo intervento a Torino lo scorso novembre relativo al suo precedente libro sul terrorismo. Le sua capacità di analisi, la si può invece saggiare solo leggendo i suoi testi.




politica interna
La casta, D'Alema e il copyright delle BR
26 novembre 2011
L'uscita di Massimo D'Alema di ieri è curiosa solo per i tempi. Ha aspettato che non ci fosse più Berlusconi al governo per tirare fuori un concetto che nasce nella sua scuderia: la Fondazione Italiani Europei. Lì, con  anche i suo blog, troviamo l'ex filologo, oggi storico, Miguel Gotor autore del massiccio, interessante e documentato "Il memoriale delle Repubblica" dove compare il concetto di parentela tra "odio di classe" delle Br di ieri e l'antipolitica e l'odio verso la casta di oggi.

Il libro è uscito da qualche mese e proprio tale concetto è stato ripreso dalle vittime del terrorismo ad agosto in una amara nota sgli scarsi risultati ottenuti della loro pagina sociale su Facebook, che abbiamo riportato anche qui: Dall'odio di classe a quello per la casta

"Meno di 700 cittadini italiani hanno avuto il coraggio di cliccare su "Mi piace": praticamente un nulla in confronto al numero di 'fans' delle pagine sociali dedicate alla casta e all'antipolitica.

Per spiegarci questo fatto occorre semplicemente rammentare la continuità culturale, con ampio seguito di simpatizzanti, appunto, tra l'odio di classe, ieri, e di casta, oggi. “Perché ogni tempo ha le sue parole d’ordine che mutano come la pelle di un serpente” (Per una analisi sulla continuità di linguaggio tra brigatisti di ieri e l’antipolitica da Tangentopoli a oggi, si veda: Miguel Gotor, Il memoriale della Repubblica – Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano, Torino 2011)

La sconfitta delle vittime del terrorismo è - in vero - la vittoria di una subcultura di ieri, rivestita con i panni di oggi: quella che detestava e detesta ancora la prassi democratica.
Un qualunquismo trasversale che occupa tutti gli orizzonti politici delle pance degli italiani (sinistra, centro, destra), le cui bocche sono in grado di inveire contro tutto e tutti, ma le cui mani non sono quasi mai in grado di stringere quelle di una vittima del terrorismo."

Il nostro paese continua quindi a pagare il fatto che la lotta al terrorismo interno degli anni di piombo è stata persa sul piano culturale, come è stato ricordato di recente da prof. Alessandro Orsini nel convegno Aiviter di Torino, e rammentato dal sottoscritto pochi giorni fa a Bruxelles in un incontro presso la DG Affari Interni della Commissione europea.
Il fatto che l'ex dirigente del PCI/PDS/DS oggi PD tiri fuori adesso la questione, quando al governo ci sono dei tecnici generalmente apprezzati, sembra un po' pretestuosa e un po' sospetta per la tempistica, ma ci auguriamo che il tema non sia trattato con sufficienza e riposto tosto nel silenzio.

sfoglia
gennaio        marzo