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C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
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politica interna
Dopo il "Big Bang" le 100 proposte di Matteo Renzi
31 ottobre 2011
LE 100 PROPOSTE PER CAMBIARE L’ITALIA
politica interna
Finalmente l'Obama de no'altri: Matteo Renzi
30 ottobre 2011


Due anni fa, in quell’epopea che è stata la campagna elettorale di Barak Obama, si sono sprecate le lagnanze della serie: “avessimo un Obama italiano!”.
Ora che c’è: levate di scudi.
Comprensibili quelle dell’apparato di partito del PD che vede, per la prima volta, insidiata seriamente la sua leadership. Meno comprensibile quelle che salgono dai social network, dai giovani, dai simpatizzanti del centro-sinistra che continuano a preferire le parole di Bersani, Vendola, quando non Diliberto.

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permalink | inviato da hommerevolte il 30/10/2011 alle 19:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
musica
Musica illuminata dei Balkani
29 ottobre 2011

Gruppo di strada transnazionale stregato dai Balkani e un po' fuori di balcone. Brano reso celebre dal film "Ogni casa è illuminata":  eccezzionale come il libro.

Il gruppo è anche su Facebook, dove seguire il loro girovagare

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CULTURA
Sereno, James Hillman, assai meno noi che restiamo
28 ottobre 2011
(James Hillman, one of our great mentors, died peacefully this morning at his home in Connecticut. He was 85. His wife Margot said he was true to his character to the end, even as he moved into that place between day and night. May I just add, in tribute to him as a friend, how deeply James has enriched us.)



Da una strana recensione di molti anni fa, de "La politica della bellezza":

"(...) Se la situazione di trovarci a far shopping tra prodotti di un consumo rapido ed intimo, esposti in contesti di un gigantismo concentrazionale ai quali arrivare 'motu proprio' tra un percorso di discariche, con mezzi inquinanti; se tutto questo lo percepiamo talvolta come un agire coatto verso, nel e con la bruttura siamo pronti alla rivolta di Camus. Siamo prossimi a scendere in politica per riappropriarci del bello cercando di re-immaginare la nostra città. Iniziamo a considerare contigua a noi quell'attività che la psicoanalisi (l'intimo) ha sempre rimosso: la politica. Quell'attività di liberazione contemporaneamente personale e sociale che fornisce di senso la vita quotidiana.

Così come già oggi accade che una bellezza esotica da salvare induca ad una 'nobile' mobilitazione ambientalista per una cause lontana (percepibile come 'estrema'), se il senso del lontano ed del prossimo a noi saranno man mano ricondotti ad un concetto di contiguità, si otterrà allo stesso modo di mobilitare politicamente 'a difesa o al pro' di una bellezza più difficile da riconoscere. Quella bellezza che sta tra casa nostra (l'intimo) e l'amazzonia (l'estremo): la città, il luogo della politica e dei cittadini.

Il libro di Hillman ci dice questo: tra la psicoanalisi e l'ambientalismo c'è la politica. La primo combatte il narcisismo, il secondo la devastazione ambientale, la terza l'alienazione della vita ridotta a consumarsi in una terra desolata. Il fare politica lo si può dunque configurare come contiguità di un'azione liberatrice della bellezza, che ripristina il ponte tra l'io (intimo) e l'altro (estremo) paragonabile ad un ponte con la Grecia della polis, tra filosofia e mitologia. 
Così al richiamo delle sirene dell'interiorità psicologica e dell'esteriorità ambientale, le voci della politica ci riconducono alla prassi dialettica dell'agorà, cioè in quel luogo 'bastardo' (meticcio) dove si aggirano discutendo animatamente coloro che provano a re-immaginare se stessi e il mondo."



...e, nel 2000, la prima presentazione di Hillman in rete. Piccolo vanto, gloria personale.

QUI una rassegna stampa ben selezionata (da Claudio Vercelli)



musica
Blitzen Trapper, il nuovo Bob Dylan?
26 ottobre 2011

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SOCIETA'
Merita del tempo, riflettere sul tempo.
23 ottobre 2011
Rambouillet  è un località vicino a Parigi in direzione Versailles, ma oltre, più lontana. Il suo castello con giardino e laghetto annesso è una delle residenza a disposizione del Presidente della Repubblica francese.
Un vecchio albergo nelle adiacenze del lungo viale alberato che conduce al castello era la base serale di una mia vacanza dei primi anni '80.
Una vacanza estiva ai tempi dell'università in compagnia di Roberto Carretta, oggi scrittore, ieri chitarrista, sempre appassionato di libri,  filosofia e misteri. Con un comune passione anche per la politica.
Di quei giorni - a parte le puntate a Parigi con un sua FIAT 127, la cui prima meta al quartiere latino di fronte Notre Dame è stata la libreria Shakespeare & C. -  ricordo una discussione nella camera di quell'hotel di Rambouillet . Erano gli anni successivi alla marcia dei 40 mila a Torino, di Spadolini e Craxi al governo. Il tema era il lavoro e il tempo libero.
Non ne eravamo probabilmente consapevoli, ma stavamo discutendo  delle prospettive del lavoro e dell'ontologia del tempo nel passaggio dal società industriale a quella dell'informazione.
Il fatto che avessi più ragione io è irrilevante. Ripensarci mentre  leggo "La conquista del tempo. Società e democrazia dell'era della rete", mi fa sorridere. Ma quella discussione aveva un senso, che ritrovo oggi: merita del tempo, riflettere sul tempo (compreso quello passato con un amico).

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politica estera
L'ironia che lega bin Laden e Gheddafi
21 ottobre 2011


A distanza di poco tempo escono di scena  bin Laden e Gheddafi, con un ironia della sorte che pochi possono cogliere perchè "pochi sanno che fu proprio il leader libico ad emanare il 15 aprile del 1998, dopo aver subito un attentato fallito, un mandato d’arresto contro bin Laden, trasmesso all’Interpol ben prima che diventasse il terrorista più ricercato dl mondo, dopo l’11 settembre 2001"*.

*da
L’iter di Gheddafi: da Padrino del terrorismo di ieri al Terrore di oggi

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arte
Cacciari commenta la scomparsa di Zanzotto
20 ottobre 2011



(...e non com-partecipa alla feroce felicità globale per l'uccisione del tiranno libico)

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politica estera
Il soldato Shalid e le vittime stupide di Yehoshua
19 ottobre 2011

ABRAHAM YEHOSHUA su "La Stampa" di ieri nella disamina delle diverse posizioni in campo della opinione pubblica israeliana sullo scambio tra il soldato Gilad Shalit con mille prigionieri palestinesi, dimentica un particolare che denota un deficit assai tipico degli intellettuali di sinistra.

Suddivide gli oppositori allo scambio in tre categorie, in merito alla prima sostiene "è composta da coloro che vedono nei prigionieri palestinesi criminali assassini che non meritano il perdono e il cui rilascio sarebbe un errore sia da un punto di vista legale che morale nonché un terribile colpo per i parenti delle vittime innocenti. Tali persone sarebbero quindi inevitabilmente disposte a far sì che il prigioniero rimanga in mano ai suoi carcerieri. C’è da dire che benché questa presa di posizione non sia molto comune ha comunque alcuni sostenitori anche fra chi non appartiene ai circoli della destra."


Arnold et Frimet Roth, non credo facciano parte dei circoli di destra. Ho consciuto Arnold un paio di anni fa a Parigi in occasione di un convegno internazionale organizzato da associazioni vicino a posizione trozkiste, ma assai sensibili al problema del terrorismo e delle sue vittime. I due coniugi hanno fondato in Israele "the Malki Foundation": una fondazione che si occupa di bambini disabili dedicata a loro figlia uccisa in un attentato  al ristorante "Sbarro" di Gerusalemme. Malka Roth aveva 15 anni, quando il 9 agosto 2001 un palestinese ha innescato la sua cintura esplosiva nella pizzeria nel centro di Gerusalemme. Malka è morta sul colpo, insieme ad altre 14 persone, mentre oltre 100 rimasero gravemente feriti. L'attentatore è morto anche nell'esplosione. Ma Ahlam Tamimi, il palestinese travestito da turista che ha portato la bomba nel ristorante affollato fu arrestato. Ed ora è nella lista dei palestinesi rilasciati.

Così Arnold non può che dire a tutto il mondo le seguenti parole: "Le vittime del terrorismo  meritano giustizia -dice con calma Arnold Roth- Siamo naturalmente, come tutti gli altri, felici che Gilad Shalit ritorni a casa. Ma ci dimentichiamo che il suo rilascio è solo una piccola parte di una storia molto più grande in cui le vittime vengono dimenticate. Abbiamo l'impressione di essere presi per stupidi".


Anche ABRAHAM YEHOSHUA le prende per stupide.

Le vittime non possono scivolare in secondo piano: non possono essere considerate, né da un governo, men che meno da un uomo di pensiero, un target marginale. Le vittime sono la parte della società civile che in modo assolutamente casuale viene colpita a morte da un atto di terrore rivolto contro lo Stato in cui vivevano.

Se lo Stato vuole dimenticarle, per un atto simbolico verso il suo esercito, o verso un solo cittadino-militare, è liberissimo di farlo, ma deve sapere che lo fa minando la coesione sociale tra i suoi cittadini. Questo, un intellettuale dovrebbe capirlo: questo è il defcit di cui sopra. Il suo compito sarebbe sollevare la contraddizione e la dimensione tragica del dilemma posta dalla situazione. In certi casi, cioè, semplicemente non ci si schierare, come ha insegnato Albert Camus proprio in merito ad un altro terrorismo: quello algerino. 

musica
Sonny Boy Williamson
17 ottobre 2011

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