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politica estera
#JeSuisParis in Mali
30 novembre 2015
politica estera
L'Italia (che non è la Danimarca) parte con la prevenzione soft del terrorismo
27 novembre 2015
articolo espresso
Breve intervista a Giovanni Sabato su L'Espresso di questa settimana dedicato a "Cosa farà l'Italia" dopo i fatti di Parigi: i primi passi verso il contrasto alla radicalizzazione e le politiche di CVE sul modello Europeo
SOCIETA'
"Coraggio" Contro il terrorismo. In Memoria di tutte le Vittime
18 novembre 2015
Il lavoro degli studenti della scuola torinese Russell/Moro dello scorso a.s. nell'ambito del progetto Aiviter "memoria Futura": la canzone "Coraggio" a cui hanno aggiunto le immagini dopo i fatti di Parigi, dedicandola a tutte le vittime del terrorismo.
politica estera
Di fronte la strage di Parigi: The soft (power) is the hardest
15 novembre 2015


The soft (power) is the hardest in counter violent radicalisation, cioè intervenire nelle fasi (e nei luoghi) del processo di radicalizzazione violenta jihadista precedenti a quelle finali in cui la violenza diventa pratica concreta, come accaduto a Parigi nella strage del 13 Novembre, è quanto tentano di fare molti paesi europei, e la Commissione Europea consiglia, usando strumenti che preventivamente intervengano sulle persone e nelle comunità, fornendo ad esempio consapevolezza e informazioni alle famiglie e agli opinion leader locali e religiosi, programmi di deradicalizzazione nelle prigioni, o di rafforzamento del pensiero critico nelle scuole.
Assistiamo invece alla retorica che prova a rassicurare l'opinione pubblica con lo stato d'emergenza, la chiusura delle frontiere e il presidio militare quando proprio il carattere indiscriminato degli obbiettivi colpiti negli attentati terroristici di Parigi dimostrano che non ci sono più obbiettivi sensibili. Il rischio oggi è che la reazione irrazionale e liberticida abbia conseguenze politiche che potrebbero minare la stessa unità europea, invece di rafforzarla come servirebbe più che mai, soprattutto in politica estera.

L'analisi migliore che si può leggere in questi giorni è quella, su Limes o sull'Huffington Post, scritta da Mario Giro, della Comunità di Sant'Egidio e Sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri: "Siamo in guerra? La guerra certo esiste, ma principalmente non è la nostra. È quella che i musulmani stanno facendosi tra loro, da molto tempo (…) In questa guerra, noi europei e occidentali non siamo i protagonisti primari; è il nostro narcisismo che ci porta a pensarci sempre al centro di tutto. Sono altri i veri protagonisti.
L’obiettivo degli attentati di Parigi è quello di terrorizzarci per spingerci fuori dal Medio Oriente, che rappresenta la vera posta in gioco."
Di fronte al fenomeno della radicalizzazione violenta dell'islam: "Ci impressionano i temi nichilisti di questi giovani terroristi, la mancanza assoluta del valore della vita - propria e degli altri. Così come ci scandalizza la crudeltà e l'orrore nel dare la morte." Allora in Europa: "Occorre innanzitutto proteggere la nostra convivenza interna e la qualità della nostra democrazia. (…) occorre conservare il nostro clima sociale il più sereno possibile. Mantenere la calma significa non cedere ai richiami dell’odio che bramerebbero vendetta, che per rancore trasformerebbero le nostre città in ghetti contrapposti, seminando cultura del disprezzo e inimicizia. Le immagini del britannico che spinge la ragazza velata sotto la metro di Londra fanno il gioco di Daesh."

La politica di prevenzione sociale e culturale con i suoi strumenti "soft" che intervengono alle radici del fenomeno terrorstico è quanto è mancato in Francia e manca in paesi come il nostro. Entrambi i paesi, infatti, giunti in ritardo solo quest'anno, dopo i fatti di "Charlie Hebdo", ad attivare qualche politica in tal senso, hanno un vizio: sono gestite dalle forze dell’ordine e dalle istituzioni nazionali precipuamente preposte alla lotta al terrorismo tenendo fuori istituzioni locali e società civile.

Gli esempi nord europei e gli approcci suggeriti dal Summit della Casa Bianca sul CVE o dal Global CounterTerrorism Forum (GCTF),  trovano difficoltà ad applicarsi, con rare eccezioni, nei paesi latini.  Il presupposto corretto di partenza delle politiche di contrasto della radicalizzazione è che "l'intelligence , la forza militare, e l'applicazione della legge da sole non risolverà - e quando abusato possono infatti esacerbare - il problema dell'estremismo violento" . I tre pilastri in questo caso sono:
- Costruzione di sensibilizzazione sui processi di radicalizzazione violenza e di reclutamento;
- Contrastare le narrazioni estremiste, come la promozione on-line di contro narrazioni promosse dalla società civile;
- Valorizzare gli sforzi delle comunità locali che intervengono consentendo di interrompere il processo di radicalizzazione prima che un individuo si impegni in attività criminali.
( si veda Dei diversi approcci di prevenzioni del terrorismo)

La società civile e le amministrazioni locali possono quindi giocare un ruolo attivo - al di là dei momenti di solidarietà, di mobilitazione  e di commemorazione - come era già capitato a Torino del corso degli ‘anni di piombo’ quando autorità locali (Regione, Città Quartieri), sindacati, partiti e scuole erano state partecipi dell’opera di isolamento del terrorismo eversivo con la sua propaganda e la pedagogia dei suoi cattivi maestri.

Oggi lo scenario è diverso e gli attori da coinvolgere sono sicuramente anche altri, a partire dalle comunità islamiche,  ma gli studi sociali e psicologici ci forniscono nuove analisi e strumenti (sui processi di radicalizzazione e di de-radicalizzazione) che ci permettono di individuare una più ampia platea di soggetti da includere nell’attività di consapevolezza, formazione e prevenzione: famiglie, insegnanti e tutti coloro che sono potenzialmente in contatto con soggetti o gruppi a rischio.

Una stretta collaborazione tra le Autorità nazionali coinvolte su questo terreno (cioè i ministeri di Interni, Difesa, Giustizia, Esteri ed Educazione) con l'Europa (si veda la rete RAN) e con la società civile e le amministrazioni locali è l'unica strada che nei tempi medio lunghi possono assicurare ai nostri paesi di mantenere la loro identità liberale, democratica e pluralista di fronte alla dottrina nichilista del "martirio" che abbiamo visto all'opera a Parigi.

politica estera
Attacchi a Parisi. Pray for Paris
14 novembre 2015

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permalink | inviato da hommerevolte il 14/11/2015 alle 0:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
fotografia
Italians @ EU Radicalisation Awareness Network
12 novembre 2015
politica interna
Memorie divise e giornalismo: i compleanni di Aiviter e Leonka
8 novembre 2015
Il quotidiano "La Stampa" non stupisce più, ma che proprio non ci sia nulla sui 30anni dell'Associazione Vittime del Terrorismo (Aiviter) su "la Repubblica" di oggi è significativo, nonostate la presenza ieri di una sua giornalista, perchè propina ben due pagine sui 40anni del centro sociale Leoncavallo. Entrambi (Aiviter e Leonka) fanno memoria "da non dimenticare": la prima di tutte le vittime di tutti i terrorismi (rosso, nero ed internazionale), il secondo invece è molto selettivo (da Pinelli a Giuliani, passando per Varalli, Zibecchi, Fausto e Jaio e pochi altri). Pensare che ieri ci siamo sorbiti (in video) le lacrime di coccodrillo del suo direttore, Ezio Mauro, per non essere mai tornato a far visita alle famiglie delle vittime, abbandonate dopo averne ritratto solo il momento del dolore pochi minuti dopo gli attentati...

Qui la broschure Aiviter diffusa ieri per presentare la sua attività trentennale.


Il trentennale di Aiviter a Torino il 7 novembre 2015 in ComuneCarta stampata: memoria ignorata e incoerenza L'...

Posted by Associazione Italiana Vittime del terrorismo on Martedì 10 novembre 2015
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