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C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima." (Albert Camus)
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CULTURA
Quando Shakespeare parlava a Salvini, Farage, Le Pen...
31 dicembre 2016

Isola di Lesvos (Grecia 2016), migliaia di giubbotti di salvataggio ed indumenti vari abbandonati da rifugiati e migranti sulla rotta balcanica.

Proteste e sommose contro immigrati, rifugiati o stranieri non sono certo stati una novità del 2016, né degli ultimi anni.
Quello che segue è la risposta retorica che William Shakespeare mette in bocca a un politico letterato come Tommaso Moro, quando l'autore de l'Utopia era sceriffo di Londra, in occasione dei moti xenofobi dell'Evil May Day del 1517 all'epoca di Enrico VIII.
Si tratta di un brano dell'opera "The Book of Sir Thomas More" di inizio XVII secolo, scritto a più mani, che ha la rarità di contenere l'unico testo manoscritto imputabile al Bardo e al quale viene affidato proprio il compito di scrivere l'oratoria di Moro di fronte la folla inferocita.




Immaginate allora di vedere gli stranieri derelitti,

coi bambini in spalla, e i poveri bagagli

arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto,

e che voi vi atteggiate a re dei vostri desideri

– l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato –

e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione.

Che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato a tutti

che a prevalere devono essere l’insolenza e la mano pesante.

Vorreste abbattere gli stranieri,

ucciderli, tagliar loro la gola, prendere le loro case

e tenere al guinzaglio la maestà della legge

per incitarla come fosse un mastino. Ahimè, ahimè!

Diciamo adesso che il Re,

misericordioso verso gli aggressori pentiti,

dovesse limitarsi, riguardo alla vostra gravissima trasgressione,

a bandirvi, dov’è che andreste? Che sia in Francia o Fiandra,

in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo,

anzi, ovunque non rassomigli all’Inghilterra,

orbene, vi trovereste per forza ad essere degli stranieri.

Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara

che, in un’esplosione di violenza e di odio,

non vi conceda un posto sulla terra,

affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole,

vi scacci come cani, quasi non foste figli e opera di Dio,

o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere,

ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste

di essere trattati così? Questo è quel che capita agli stranieri,

e questa è la vostra disumanità impietosa.
POLITICA
A Happy New Year?
30 dicembre 2016

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politica estera
Girls in revolt: da Omaba a Trump
29 dicembre 2016
Quattro anni fa nasceva il blog fotografico sulla piattaforma Tumblr "Girls in Revolt", "a sociology minor work on beauty and revolts", come fu presto definito da una acuta visitatrice: una dei 50.000 visitatori da 150 paesi diversi del mondo.
Le premesse politiche ed estetiche si trovano qui nel post intitolato Genesi e considerazioni sul photoblog "Girls in revolt": siamo all'inizio della tragedia siriana e si stava già incupendo la stagione delle Primavera Arabe e dei movimenti Occupy del 2011.
Lo faranno gli storici, ma indubbio e rilevante è stato il ruolo che la presidenza Obama ha svolto nel creare un clima favorevole a tali movimenti e poi probabilmente, errori come l'intervento militare in Libia, a peggiorarlo.
Oggi alla vigilia dell'insediamento del nuovo presidente USA, il bilancio potrebbe dirsi negativo, ma non è certo un caso che le prime a mobilitarsi per dare il "benvenuto" a Donald Trump siano  le donne che hanno organizzato per il prossimo 19 gennaio la WOMEN’S MARCH ON WASHINGTON.
Vedremo, quindi. Intanto facciamo a tutte loro i nostri auguri per il 2017!

Girls in revolt
CULTURA
Amalia nel quadro della famiglia Guglielminetti
26 dicembre 2016
Mercoledì 21 dicembre alle 18.00, presso il Salotto Letterario della Robin Edizioni (Via Massena 45b, Torino) Maria Chiara Acciarini ha presentato il suo libro "Storia dei Guglielminetti. 150 anni di memorie familiari dall’Unità d’Italia alla fine del Novecento" (Robin Edizioni)

Questa la dedica di Chiara alla mia copia del libro, letto nei giorni sucessivi.

Guglielminetti storia

Libro ben scritto, scorrevole ma documentato con precisi inquadramenti storici e sociali, utilizzando i migliori studiosi (da Umberto Levra ad Anna Bravo, per citarne solo due).
Alla fine devo confermare che, tra i soggetti della famiglia trattati, la poetessa Amalia Guglielminetti resta quella per me più interessante, come da molto tempo.

In particolare il carattere anticipatore del suo femminismo individualistico.
Seppur inquadrato come apolitico, se non destroso, mi pare esso sia invece proprio quello oggi più incarnato nei movimenti delle donne in tutto il mondo, nei quali le diverse istanze di lotta (femminicidio, stupro, aborto, educazione, diritti vari... e che ho iconograficamente documentato su Girls in Revolt) non implicano la rinuncia, come in Amalia, di un individualismo costituito di una "femminilità dinamica ed emancipata quanto eccentrica, all’americana" (Silvio Raffo, 2012).

La cifra di modernità 'all'americana' di Amalia Guglielminetti, l'avevo segnalata 4 anni fa quando scoprii "Italian Silhouettes", libro edito a New York nel 1924. Nell'Età del Jazz, tra i 13 poeti italiani ivi presentanti in antologia per il pubblico americano, compare Amalia in compagnia di Annie Vivanti, Ada Negri e Sibilla Aleramo, solo per citare le donne.


Amalia Guglielminetti by Luca Guglielminetti on Scribd

DIARI
Nonluoghi: Lampugnano (Mi)
22 dicembre 2016

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LAVORO
Milano: formare la polizia municipale al contrasto della radicalizzazione
20 dicembre 2016
 Milano, formazione polizia municipale

Presentato, questa mattina, con l'on. Stefano Dambruso, Questore alla Camera dei Deputati e consulente dell'Assessore alla sicurezza del Comune di Milano, il nuovo corso di formazione sulla prevenzione dell'estremismo e della radicalizzazione violenta al Centro di formazione della Polizia locale dell’Area Metropolitana di Milano.
politica interna
Lo storytelling riformista appaltato e superficiale di Matteo Renzi
7 dicembre 2016


I'ex direttore de "la Repubblica", Ezio Mauro, ieri nel suo lungo articolo di fondo focalizza la responsabilità di Matteo Renzi nel suo spavaldo e semplificatorio post-linguaggio, alla cui origine pone la carenza culturale.

Ho fatto politica attiva saltuariamente nella mia vita: l'ultima in appoggio a Metteo Renzi quando perse le prime primarie del PD, sul presupposto illuminista che ci fosse coerenza tra pensiero (cultura) ed azione (politica). Quando domenica notte ho sentito che nel suo intervento sulla sconfitta referendaria l'unico riferimento culturale è stato al fondatore dei boy scout, Baden-Powell, mi è venuto in mente il dubbio espresso nel 2012 sulle fondamenta culturali del Renzi autore del pamphlet "Stil novo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter".
Allora i fondamenti culturali ivi citati, a parte i personaggi storici fiorentini, erano due giganti: Albert Camus e James Hilman e mi domandavo se si trattasse di un testo scritto da lui o da
un ghost-writer, e scrissi: "La risposta la potrà fornire solamente il tempo, con la sua famosa galanteria".

La risposta l'ha sancita il risultato di domenica: la cultura non la si può appaltare a terzi. Nella fattispecie a quello che probabilmente è il ghost-writer del libro e il consigliere dell'allora sindaco e poi premier, Giuliano Da Empoli.

La cultura socialista che emergeva piuttosto netta nel primo Renzi, quello delle prime Leopolde, e che ricordava
l’alleanza riformista fra il merito e il bisogno del celebre discorso pronunciato da Claudio Martelli in occasione della conferenza programmatica del partito socialista che si tenne a Rimini nel 1982, è risultata più uno storytelling di superficie suggerito appunto da Giuliano Da Empoli ed ancora utilizzato un mese fa per motivare la manovra in  votazione oggi al Senato, ma la sostanza di Renzi è quella emersa alle strette di fronte al disastroso risultato del referendum costituzionale: la cultura scout da "Old boy network", quello che viene chiamato "Giglio magico". Buona per governare ragazzi, ma non un Paese.

CULTURA
La vera élite dominante è quella cognitiva.
2 dicembre 2016


“Come dimostrano la Brexit e l’ascesa di Donald Trump, gran parte della crisi attuale nasce dal fatto che le persone cominciano a capire che stanno perdendo il potere. Fanno l’errore d’incolpare Bruxelles o l’élite di Washington. È sbagliato. Nessuno capisce davvero cosa succede nel mondo e nessuno lo controlla”. Le uniche persone che hanno una vaga idea della situazione lavorano nella Silicon valley dove, secondo Harari, si stanno sviluppando le religioni di domani...

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