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Angelo D'Orsi o della ortodossia gramsciana

Sarebbe divertente se non fosse penoso, vedere il professore che predicava il disvalore dell'autorità nel '68, quando studente poteva sparlare e inveire su qualsiasi cosa o persona; e oggi, fattosi vecchio barone dell'accademia, presiede alle credenziali scientifiche per poter parlare di Antonio Gramsci.

molochDiventato custode arcigno di un sapere ammuffito, è in vero sul punto di disintegrarsi ché l'arcano su cui poggiava tanta supponenza ed arroganza d'intelletto non era che disprezzo, in nome di supposta superiorità morale di parte, per il dialogo alla base di qualsiasi sapere.

Un vizio che accomunò un'ampia, troppo ampia, generazione, formatasi su Gramsci, che spesso scampò processi per errori ben più gravi, quello di uccidere per un'idea, cui al fondo c'è sempre lo stesso comune disprezzo profondo per l'uomo: quello libero e dialogante (ieri Filippo Turati, oggi Marco Biagi).

Questa breve premessa per introdurre il post dell'amico Alessandro Orsini:

ANGELO D’ORSI COME FENOMENO CULTURALE


Pubblicato il 19/3/2012 alle 21.27 nella rubrica Diario.

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